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The Irishman

Regia di Martin Scorsese vedi scheda film

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La recensione su The Irishman

di steno79
10 stelle

"The Irishman" è il film-testamento di Martin Scorsese anche se probabilmente non sarà il suo ultimo film, è opera riassuntiva di un'intera carriera e in particolare dei tanti film dedicati al mondo della mafia italo-americana, fra cui il più sensazionale resta ancora oggi "Goodfellas". E' un film molto lungo, pieno di informazioni, di eventi, di digressioni, vederlo al cinema non è così agevole anche per lo spettatore che arrivi già preparato all'universo poetico del geniale regista newyorchese. Scorsese e lo sceneggiatore Steven Zaillian si ispirano a un libro di Charles Brandt che racconta la vicenda umana e criminale di Frank Sheeran, killer professionista nonché membro di spicco delle Unioni Sindacali, al soldo della famiglia mafiosa Bufalino, che secondo la sua testimonianza sarebbe stato l'esecutore materiale dell'omicidio di Jimmy Hoffa, scomparso nel 1975 e mai più ritrovato. La storia di Sheeran diviene l'espediente narrativo attraverso cui redigere un elaborato quadro dell'America del Dopoguerra, della costante influenza della Mafia nella vita politica, della corruzione dilagante a tutti i livelli sociali, dall'elezione di Kennedy pilotata dai boss di Cosa Nostra fino al Watergate e agli agganci con le guerre più recenti come il conflitto nei Balcani. Scorsese mette tantissimo di sé stesso nel film, i suoi topoi ci sono (quasi) tutti, c'è il conflitto di coscienza religioso, la dimensione quotidiana e tutt'altro che spettacolarizzata della violenza, l'importanza della famiglia dove una figlia di Sheeran assiste in silenzio e alla fine ha il coraggio di ribellarsi. La regia ha raggiunto la compostezza dei classici pur citando spesso le opere precedenti con i suoi avvolgenti piani sequenza, il montaggio della fidata Thelma Schoonmaker scorre con bravura tra i diversi piani temporali senza mai creare confusione, la fotografia di Rodrigo Prieto non rinuncia alle accensioni cromatiche di stampo iperrealista come l'uso volutamente eccessivo del rosso in alcune composizioni. La CGI per il ringiovanimento digitale degli attori può essere una tecnica discutibile e goffa quanto si vuole, ma qui è una scelta integrale della regia e non me la sento proprio di addebitargliela come un difetto. Il contrasto fra un De Niro sobrio e prosciugato nella sua maschera laconica e un Pacino scatenato nel suo delizioso istrionismo, in un ruolo che in precedenza era stato interpretato da Stallone e Nicholson, funziona benissimo ed è una delle scelte vincenti della regia, insieme ad un Joe Pesci che ritorna al cinema dopo una pausa di molti anni e ci offre un'interpretazione minimalista ed inquietante del suo Russell Bufalino, un ruolo che resterà negli annali del cinema di Scorsese e non solo; fra i caratteristi una menzione d'onore a Jesse Plemons nella parte del figlio maschio di Hoffa e Anna Paquin come Peggy Sheeran adulta. La durata poteva forse essere un po' alleggerita, ma lo sceneggiatore Zaillian ha una scrittura di ampio respiro romanzesco, come già in "Schindler's list", che necessita dei suoi tempi per arrivare alla fine a trasmettere una desolante sensazione di sconfitta, solitudine e morte incombente. Scorsese ha avuto bisogno di Netflix e di un budget di 160 milioni di dollari per portare a termine il suo progetto forse più ambizioso, e non si può non provare rispetto, e personalmente anche ammirazione, per le sue scelte artistico/estetiche, considerata anche la sua età non più verdissima. La scena in cui Pacino si trova su una casa sul lago aspettando l'arrivo di De Niro che porterà a termine la sua missione mi sembra una citazione del "Padrino parte seconda" dell'amico Coppola: qualcuno potrebbe confermarmi se è davvero così?

voto 10/10 

Robert De Niro, Al Pacino

The Irishman (2019): Robert De Niro, Al Pacino

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