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Roma

Regia di Alfonso Cuarón vedi scheda film

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MarcoSorrentino85

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La recensione su Roma

di MarcoSorrentino85
9 stelle
Alfonso Cuarón realizza un viaggio nella memoria attraverso gli aspetti più reconditi dell'anima. E quell'epoca, così lontana così vicina, rivive come per magia in una dimensione astratta in cui il passato e il presente collidono. Tra progressivo (dis)incantamento e ipertrofia del ricordo, questo spaccato di umanità prende vita, in un' atmosfera contraddistinta da un rigoroso e asciutto neorealismo che permea la visione, impreziosendone i suoi momenti più intimisti. Un ampio utilizzo di campi lunghi e piani sequenza che susseguendosi senza soluzione di continuità e scorrendo lisci come l'olio imprimono al film quel necessario distacco: la macchina da presa osserva e scruta, ma non giudica. Ed è nello svolgimento quotidiano di quei noiosi e banali gesti che si sofferma l'attenzione di Alfonso Cuarón: è in questa semplice realtà esistenziale che Roma trova la sua chiave di lettura. E tutto è filtrato da uno splendido bianco e nero che avvolge il film in una dimensione nostalgica e onirica. Senza tempo.
 
Città del Messico. L'epoca raffigurata è quella riguardante il turbolento bienno 1970-1971 in cui le rivolte studentesche venivano represse con il sangue e il tema del recupero delle terre espropriate era in cima all'agenda dei politici in cerca di consensi. Tensioni sociali che collimano con alcuni momenti delicati della propria vita. Cleo è una timida e giovanissima tata di etnia mixteca che lavora all'interno di una famiglia borghese apparentemente perfetta (il titolo del film prende il nome dal quartiere bene di Città del Messico nel quale è ambientato) composta da Sofia, suo marito Antonio, i loro quattro piccoli figli, l'anziana Teresa madre di Sofia e un'altra cameriera, Adela (anche lei di origine mixteca). Cleo (interpretata dall'esordiente Yalitza Aparicio che con disarmante naturalezza infonde al suo personaggio una tenacia e una soavità inenarrabili) accudisce quei bambini come se fosse una loro madre-sorella in una grande casa piena di libri e giocattoli. Dietro l'esteriorità e la superficie si cela un matrimonio tutt'altro che sereno: Antonio sta lasciando la sua famiglia per stare insieme a un'altra donna. Non è un caso che che il 1971 è l'anno in cui il padre di Alfonso Cuarón abbandonò lui, i fratelli e la madre. « Il film parla della cicatrice personale che è stata quell'epoca per la mia famiglia. Ma anche la cicatrice sociale nella coscienza del mio Paese » ha difatti dichiarato il regista « Roma è il film più autobiografico che abbia mai fatto. Diciamo che l'80-90% di quello che vediamo viene dalla mia memoria e dalla storia del personaggio vero che ha ispirato Cleo, la tata che per me era come una mamma. Quando cresci con qualcuno che ami, non metti in discussione la sua identità. Ora, da adulto, ho cercato di vedere Cleo come una donna di origini indigene, appartenente alla classe operaia. Allora era solo lei. Il mio film sono le donne che lo abitano. Nella mia famiglia erano le donne a tirare avanti la baracca, non c'erano uomini. E mi sono reso subito conto della loro importanza. Se questo film è venuto bene è grazie a queste donne. » riferendosi alle due ragazze di origine indigena Cleo e Adela (Yalitza Aparicio e Nancy García García) ma anche all'attrice che interpreta Sofia (Marina de Tavira)« Sono state eroiche. Hanno lavorato senza sceneggiatura spesso reagendo a cose che io dicevo di fare ai bambini, al resto del gruppo. » Roma è difatti un film in cui l'ottica femminista è predominante. È il cuore. Il proprio centro gravitazionale. Cleo e Sofia, così classisticamente diverse eppure affini. Cleo rimarrà incinta di Fermín, un fanatico praticante di arti marziali alla Bruce Lee che la lascerà non appena saputo la notizia. Sofia verrà abbandonata da suo marito. « Io non volevo fare un film militante » ha specificato Alfonso Cuarón, « non m’interessava il messaggio politico. Volevo inserire una donna ben precisa in uno scenario sociopolitico ben preciso, ma soprattutto analizzare le relazioni affettive di un gruppo di personaggi e le conseguenze emotive che questi rapporti comportano. La politica non spetta a me. »
 
Roma è un film ricco di continui contrasti (bianchi ricchi e indios poveri, ma anche bambini/adulti e uomini/animali) uniti in una commistione sociale, linguistica e affettiva. Diretto con una straordinaria eleganza stilistica da Alfonso Cuarón qui nelle vesti anche di sceneggiatore, co-montatore e direttore della fotografia (lo splendido e nostalgico bianco e il nero, le pennellate di chiaroscuri che si riflettono nell'anima dei protagonisti) e caratterizzato da un ritmo lento e disteso pienamente conforme alla sua naturale quotidianità da cui attinge, Roma è un meraviglioso, toccante e malinconico poema visivo in cui è riflessa la vita nella sua più assoluta e genuina essenza.
 

Yalitza Aparicio

Roma (2018): Yalitza Aparicio

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