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Padre padrone

Regia di Paolo Taviani, Vittorio Taviani vedi scheda film

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La recensione su Padre padrone

di mm40
6 stelle

La straordinaria storia di Gavino Ledda è la solita dimostrazione del fatto che la realtà ha la possibilità di essere incredibile, al contrario della finzione; il piccolo pastore analfabeta che impara a leggere, scrivere, parlare in italiano solamente dopo i vent'anni - e che addirittura diventerà professore universitario - non solo sorprende, entusiasma e commuove, ma è anche ottima materia per un libro: il romanzo autobiografico di Ledda era infatti stato il caso letterario del 1975. I Taviani colgono ispirazione per una sceneggiatura che ripercorre le tappe della crescita culturale e parallelamente morale del ragazzo, affidando alla fotografia fredda e scarna di Mario Masini il ritratto di una Sardegna non semplicemente inospitale, ma addirittura cadaverica, priva di qualsiasi stimolo vitale, grigia ed inerte come un film di Ciprì e Maresco (altro tipo di desolazione isolana, benchè ovviamente cronologicamente posteriore a quella tratteggiata in questa pellicola). Tanto importante è il succo del discorso ed altrettanto stupefacente la storia che i registi invitano lo stesso Ledda ad aprire e chiudere il film con una dichiarazione in prima persona che attesti il suo benestare al lavoro. Bravissimo il duo degli interpreti, il Gavino di Saverio Marconi ed il padre di Omero Antonutti; nel ruolo di Cesare, 'maestro' e soprattutto amico del protagonista durante la leva, c'è Nanni Moretti. Padre padrone è una parabola dalla conclusione positiva, ma che attraversa una serie di problematiche sociali e tematiche di grave peso (l'analfabetismo, il lavoro minorile, la famiglia patriarcale, il degrado materiale e morale delle zone più isolate della Sardegna), puntando soprattutto il dito contro l'ingiustizia rappresentata dalla decisione di un uomo per la vita di un altro, sia pure il padre che decide per il suo stesso figlio. In questo senso l'alfabetizzazione di Gavino corrisponde alla scoperta della sua condizione di uomo, da cui sgorga naturale la rivendicazione di una libertà fisica e intellettuale. 7/10.

Sulla trama

Sardegna, anni '40. il piccolo Gavino non va a scuola perchè il padre lo obbliga a custodire il gregge; cresce e viene arruolato per la leva: è la sua occasione per ottenere la licenza elementare. Militare in Toscana, impara l'italiano, la scrittura, le scienze, ma anche l'amicizia (con Cesare, che gli fa da maestro) ed il senso di dignità che gli impedirà di tornare a sottomettersi al padre.

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