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Dogman

Regia di Matteo Garrone vedi scheda film

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La recensione su Dogman

di cheftony
9 stelle

“Per me lo spettatore ideale di questo film è proprio lo spettatore che non sa nulla del fatto di cronaca. Noi abbiamo deciso di andare per una direzione del tutto indipendente, autonoma da quel fatto e siamo felici di aver preso una strada nostra, personale.” [Matteo Garrone]

 

Dogman è il nome di un negozio di toelettatura per cani situato in una squallida periferia romana, il cui proprietario Marcello (Marcello Fonte) è senz’altro un tipetto particolare: basso di statura, dalla voce leziosa e particolarmente innamorato dei cani e della figlia Alida, Marcello ottimizza i proventi della sua umile professione di toelettatore spacciando cocaina. Il suo miglior acquirente è Simone (Edoardo Pesce), un energumeno del quartiere assai problematico per la sfilza di attività a cui si dedica costantemente, fra aggressioni, rapine, danneggiamenti e risse.
Marcello cerca di tenersi buono il violento Simoncino e al contempo di farsi pagare la cocaina o i piccoli compiti che prevedono la sua complicità e che si ritrova appioppato suo malgrado, ma le angherie di Simone sono incontenibili per chiunque in zona, tanto che qualcuno dei commercianti limitrofi comincia dichiaratamente a sperare che prima o poi lo ammazzino.
Marcello sembra turbato perché nel suo rapporto con Simone, per quanto evidentemente disequilibrato e legato alla droga, sembra vedere solo il modo di stare lontano dai problemi, amare il suo prossimo e mettere da parte i soldi necessari per fare dei regali alla sua figlioletta.
Accanto a Dogman c’è un negozio Compro Oro: da un delirante e malsano proposito di Simone ha inizio un incessante aumento di tensione fra i due…

 

Edoardo Pesce, Marcello Fonte

Dogman (2018): Edoardo Pesce, Marcello Fonte

 

Matteo Garrone ritorna sul luogo del delitto: un po’ perché è tornato a girare nei pressi del Villaggio Coppola a Castel Volturno, un po’ perché per la terza volta nella sua filmografia prende spunto da un fatto di cronaca nera, dopo “L’imbalsamatore” e il poco ricordato “Primo amore”. Questa volta è il turno del “canaro della Magliana”, protagonista di un omicidio e di una confessione che sconvolsero l’opinione pubblica nel 1988.
Il grande risalto che il Festival di Cannes ha dato a “Dogman” in questi giorni porta inevitabilmente il regista romano a dover ripetere fino alla noia che la suddetta vicenda è nota soprattutto per i particolari morbosi e cruenti, ma che il suo film nulla ha a che vedere con essi. La storia del toelettatore Marcello non è la vendetta di un ometto pacato e insospettabile, ma il culmine di una rete di rapporti sociali e psicologici viziati e tirati oltre il punto di rottura. Marcello è un povero diavolo con pregi (la dedizione sul lavoro, la dolcezza verso la figlioletta a cui cerca di regalare immersioni subacquee via via meno modeste) ed evidenti difetti, spinto al legame col brutale Simoncino da un desiderio di accettazione ed appartenenza in un contesto di periferia abbandonata, sospesa, isolata. Un’atmosfera da western tesissimo, splendidamente resa con livida cupezza grazie anche al lavoro del direttore della fotografia danese Nicolaj Brüel, essenzialmente esordiente al cinema ma noto per il suo lavoro pubblicitario.

 

Marcello Fonte

Dogman (2018): Marcello Fonte

 

“Dogman” è un Garrone in linea con la sua opera precedente: l’approfondimento delle dinamiche psicologiche è sempre preponderante e, unitamente alla studiata costruzione della immagini, conduce i protagonisti via via fino ad una dimensione quasi fiabesca e sicuramente illusoria, mendace, solitaria.
Premiato a Cannes come miglior attore e catapultato all’improvviso al centro della scena, il minuto Marcello Fonte è il perno narrativo di “Dogman” grazie alla sua interpretazione, senza nulla togliere ad un più che valido Edoardo Pesce; Garrone si conferma un geniaccio in fase di casting, visto il modo in cui l’ha trovato e valorizzato: Fonte fa – o meglio, faceva – il custode in un centro sociale e finora aveva alle spalle solo comparsate e parte minori. Non c’è dubbio che lo rivedremo da qualche parte dopo questo successo, ma difficilmente riavrà un ruolo così spiccatamente cucito addosso. A proposito di rivedere, è quasi esilarante il protagonista di “Reality” Aniello Arena in un breve e significativo ruolo: quello di un poliziotto. Lui, un attore ergastolano in semilibertà. Meraviglioso!

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