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Oro verde - C'era una volta in Colombia

Regia di Cristina Gallego, Ciro Guerra vedi scheda film

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La recensione su Oro verde - C'era una volta in Colombia

di port cros
8 stelle

Tragedia dell' involuzione ed autodistruzione di una comunità arcaica corrotta dal narcotraffico, Pajaros de Verano è una pellicola di originalità assoluta, che fonde in maniera sorprendentemente riuscita la crime story delle faide narcos con l'immersione nella magia e nei miti del passato ancestrale del continente sudamericano.

71° FESTIVAL DEL CINEMA DI CANNES (2018) - QUINZAINE DES REALISATEURS

 

Dopo il folgorante El Abrazo de la Serpiente il regista Ciro Guerra non delude le aspettative, questa volta in accoppiata con la moglie e produttrice (all'esordio dietro la macchina da presa) Cristina Gallego.

Ben lontano dalle tante storie di narcos che ultimamente affollano il grande e piccolo schermo, Pajaros de Verano è una pellicola di originalità assoluta, che fonde in maniera sorprendentemente riuscita la crime story dei clan narcotrafficanri con l immersione nella magia e nei miti del passato del continerte sudamericano, che gia erano alla base del fascino irresistibile della pellicola precedente.

La vicenda si apre in un mondo primitivo, quello degli indios del Nord della Colombia, che alla fine degli anni 60 ancora vivono in un universo arcaico, legato alle tradizoni ancestrali e scollegato dalla modernità . 

Tradizioni antichissime come quella del matrimonio, che secondo le antiche usanze prevede una ricca dote , da pagarsi in collane e capi di bestiame, per l'ambita sposa di una autorevole famiglia, e diviene l'elemento che scatena il processo di cambiamento ed apertura all'esterno, che però è anche inevitabilmente involuzione e corruzione quando il metodo scelto per ottenere i mezzi economici per permettersi la dote è entrare nel traffico della droga.

 

scena

Birds of Passage (2018): scena

 

Il potere corruttivo della droga e del denaro sconvolgono in pochissimo tempo la realtà finora immutabile degli indigeni e generano un crescendo di avidità trascinando le antiche comunità in una faida distruttiva dove i confilitti, un tempo risolti secondo le antiche consuetudini, ora si affrontano a colpi di arma da fuoco, sono portati sullo schermo da Guerra con la forza espressiva di una tragedia greca o shakespeariana.

Gli uccelli migratori del titolo sono portatori di presagi di sventura che non vengono più correttamente interpretati dalla matriarca, un tempo custode delle tradiizoni degli avi, ma via via sempre più accecata dalla sete di ricchezza e potere al punto di causare ed accelerare la rovina del clan familiare.

 

scena

Birds of Passage (2018): scena

 

La regia è superlativa, fin dallo sfvavillante inizio con la coloratissima danza rituale della vergine da marito coi possibili pretendenti, con visioni sorprendenti come l'assurda villa sorta come un astruso fungo in mezzo al nulla del deserto, gli insetti o gli uccelli variopinti a rappresentare il legame ancestrale con la terra e la natura selvaggia, le inquadrature mozzafiato di spazi sconfinati a perdita d-occhio o di una biblica invasione di cavallette, il pugno nella stomaco della violenza cieca ed inumana che fa a pezzi l'innocenza di un mondo arcaico ormai irreparabilmente perduto.

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