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Notti magiche

Regia di Paolo Virzì vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Notti magiche

di sasso67
4 stelle

Paolo Virzì è certamente un regista cinefilo, pertanto non è esercizio ozioso andare a cercare, dentro i suoi film, riferimenti ad opere più o meno note del passato. Per questo Notti magiche i numi tutelari sono Federico Fellini (guarda caso il 1990 dei Mondiali di calcio italiani è anche l'anno dell'ultimo film di Fellini, La voce della luna, del quale si intravede il set con Benigni che recita l'ultima scena) ed Ettore Scola (uno degli sceneggiatori di punta della commedia all'italiana), e i film cui fare riferimento, ritengo, Roma (1972) e C'eravamo tanto amati (1974). Come per il riminese Fellini, così per il livornese Virzì il cinema si identifica con Roma, anche se il regista di Ovosodo arriva nella capitale quando l'epoca d'oro del cinema italiano è irrimediabilmente tramontata. Tra ricordi propri e ricordi probabilmente altrui, episodi legati proprio a quella estate lì ed elementi eterogenei (il personaggio interpretato da Giancarlo Giannini fa venire in mente il figlio di un noto produttore cinematografico e una famosa showgirl, ma è storia di qualche anno dopo), si snoda la storia di tre giovani sceneggiatori, chiamati alla selezione finale del Premio Solinas. E qui inciampa l'asino cui solo il mestiere del regista impedisce di cadere rovinosamente, perché i tre protagonisti sono scritti troppo male per essere non dico veri ma almeno figli legittimi di tre sceneggiatori di valore come la Archibugi, Piccolo e appunto Virzì. E quello che convince di meno è proprio il piombinese Luciano, proveniente proprio dalla cittadina che fa da sfondo del primo film diretto da Virzì in persona, cioè La bella vita (1994). Il toscano sboccato e invadente (interpretato da Giovanni Toscano) si è visto troppe volte, con queste medesime caratteristiche, per poter risultare ancora una volta credibile, originale e simpatico. Il messinese Antonino (nel 1990 il Solinas fu assegnato ad Aurelio Grimaldi, nativo di Modica) è troppo intellettuale ed ingenuo per non sembrare una parodia del personaggio di Leopoldo Trieste dei Vitelloni felliniani. In questa vicenda di film non fatti e di illusioni perdute non c'è il respiro storico di C'eravamo tanto amati né l'allegro menage a trois di un Jules e Jim; i personaggi sono scontati e in qualche caso perfino contraddittori: il guru Fulvio Zappellini (impersonato da Roberto Herlitzka in un riconoscibile omaggio a Furio Scarpelli, uno dei maestri del regista) sponsorizza la vittoria di Antonino nel Solinas e poi lo caccia di casa, invitandolo a guardare dalla finestra, anziché scrivere storie ambientate nel Millequattrocento.

 

Alla fine, la cosa più indovinata risulta il titolo, con riferimento alle notti magiche evocate dalla celebre canzone di Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, quelle notti che poi non furono davvero magiche, che lasciarono gli italiani che c'erano con l'amaro in bocca di quei rigori sbagliati nella semifinale di Napoli con l'Argentina, ennesima occasione buttata al vento dall'Italia di risorgere dalle proprie ceneri (e in questo senso la Nazionale di Vicini può perfino fungere da metafora del Paese), come dimostreranno i miliardi gettati via per quell'evento e, appena due anni dopo, l'esperienza di Mani Pulite, anche quella un'ennesima occasione mancata. Ma su questo non possiamo certo dare colpe a Virzì.

Mauro Lamantia, Giovanni Toscano

Notti magiche (2018): Mauro Lamantia, Giovanni Toscano

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