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L'isola dei cani

Regia di Wes Anderson vedi scheda film

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Tiaz gasolio

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su L'isola dei cani

di Tiaz gasolio
5 stelle

L'Isola dei Cani - La Recessione.
Wes Anderson è un regista che lo staff della Recessione apprezza molto e da sempre. E' riuscito a portare sullo schermo delle storie apparentemente inutili, ma che si sono sempre rivelate inspiegabilmente coinvolgenti e interessanti. Quindi, all'uscita de L'isola dei cani ci aspettavamo un'altra fiaba coinvolgente; d'altronde, fino ad adesso Mr. Anderson non ne ha sbagliata una, lasciandoci quasi sempre soddisfatti. L'isola dei cani parte discretamente bene, mettendo sul piatto i propositi di una storia interessanti, ossia la deportazione di tutti i cani di questa regione del Giappone su un'isola discarica, apparentemente a causa di un'influenza canina che potrebbe evolversi fino ad avere conseguenze anche sull'uomo. Fin dall'inizio si riconosce lo stile narrativo tipicamente lento del regista, a questo giro con un pizzico di lentezza in più, forse per tributare i ritmi del cinema giapponese, o forse perché, come vedremo più avanti, di carne al fuoco non ce n'è poi molta... Come da manuale, vengono introdotti i personaggi principali: il cane Chief, il suo branco e il ragazzino in cerca del suo amato cane deportato. Scopriamo da subito che i compagni di Chief sono degli ex cani da salotto, mentre lui è un duro cane randagio che non vuole sottomersi all'uomo. Purtroppo noi italiani non possiamo godere delle voci degli attori famosi che doppiano i vari cani, come Brian Cranston e Bill Murray, e forse questo penalizza l'introduzione dei personaggi canidi e toglie molto alle loro interazioni, perché probabilmente dialoghi ed espressioni sono studiate per ricordare gli attori che donano loro la voce; ma fortunatamente questa volga non siamo stati flagellati dal doppiaggio pessimo dell'ennesimo YouTuber o comico da strapazzo che di solito viene preso per aumentare l'appeal del pubblico - con risultati di merda. La storia prosegue con discreta piattezza. L'arrivo del ragazzino sull'isola accende un poco l'interesse, per poi riportarci alla noia totale. Scena dopo scena, assistiamo alle peripezie dei cani che si susseguono, però con ben poche conseguenze per loro. In poche parole: vuoi farci empatizzare con questi pulciosi malati dell'isola? Fanne schiattare qualcuno male! Continuiamo a vedere queste creature mettersi nei guai, ma mai una volta che ne paghino le conseguenze. Non soffrono, non si fanno mai, non gli succede niente, qualsiasi sfiga o cosa gli capiti. I lettori magari vorranno sottolineare che questa scelta potrebbe essere dovuta al fatto che si tratta di un prodotto anche per bambini, e che i giovani di oggi, per non diventare degli adulti cerebrolesi, non dovrebbero assistere da piccoli alla violenza; vi voglio però far notare che tutte le volte che avete sofferto con e/o per un personaggio animato (e non), è proprio per la sfiga o la sofferenza che il suddetto personaggio subiva o aveva subito, vedi Dumbo, Bambi, oppure il più recente Kubo e la spada magica, se vogliamo restare in campo di cinema d'animazione. Dal nostro misero e inutile punto di vista, se si vuole raccontare una storia triste dobbiamo vederla almeno un po', di questa sfiga. Non basta uno spiegone e dei cani deportati su un0isola per farci scendere la lacrima o per tenere alto l'interesse. La storia prosegue sui binari della scontatezza. Il protagonista umano ritrova il suo amico a quattro zampe, e a questo si aggiungono varie e inutilissime storie d'amore umane e canine delle quali solo una vagamente utile ai fini della trama, le altre inserite tanto per far minutaggio, così come molti personaggi comprimari. Ma vogliamo parlare degli antagonisti? Dei cattivoni che hanno gatti e odiano i cani. Punto. Niente di più, niente di meno. Delle macchiette messe lì tanto per fare la parte dei cattivi e basta, zero spessore, zero motivazioni. Sì, ci sono i cattivi, sì, sono praticamente inutili, e ovviamente amano i gatti perché, semplicemente, perché di sì. Capisco che hai fini della trama non servisse un villain di chissà quale spessore, ma una caratterizzazione migliore dei cattivi avrebbe potuto farci amare di più i protagonisti, invece di creare un alone di estremo disinteresse per tutto quello che succedeva sulla schermo. In conclusione: L'isola dei cani presenta un comparto tecnico di altissimo livello, con una fotografia ed una regia volutamente ricercate atte ad enfatizzare l'altissima tecnica di produzione. Purtroppo, invece, dal lato storia ci si trova davanti ad uno dei peggiori film di Wes Anderson, incapace questa volta di portare sullo schermo una storia coinvolgente come è solito regalandoci. Una pellicola che non si vede l'ora che finisca.

per insulti anche non costruttivi.
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La Recessione
#larecessione

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