Espandi menu
cerca
L'isola dei cani

Regia di Wes Anderson vedi scheda film

Recensioni

L'autore

alan smithee

alan smithee

Iscritto dal 6 maggio 2011 Vai al suo profilo
  • Seguaci 276
  • Post 183
  • Recensioni 4698
  • Playlist 21
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su L'isola dei cani

di alan smithee
8 stelle

locandina

L'isola dei cani (2018): locandina

BERLINO 68 - COMPETITION - PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA - CINEMA OLTRECONFINE

A causa di una epidemia di febbre tifoide di origine canina, in un'epoca avanti di un vent'ennio rispetto ad oggi, il sindaco della megalopoli giapponese di Megasaki ordina che tutti i cani, anche quelli non randagi, vengano messi in quarantena in un'isola in mezzo al mare antistante la città: l'isola dei cani, da quel disgraziato avvenimento. Segregati e costretti a vivere di rifiuti prima di morire di quella grave malattia ai polmoni, le bestiole sono ormai rassegnate a loro stesse. Almeno sino al giorno in cui il dodicenne Atari si schianta fragorosamente poco distante dalla discarica ove risiedono gli animali, con l'intento di ritrovare il suo amato cane Spots. In questa sua ricerca, sarà aiutato da cinque intrepidi cani di razze e taglie differenti, e con l'occasione scoprirà una vergognosa cospirazione che minaccia la città.

scena

L'isola dei cani (2018): scena

scena

L'isola dei cani (2018): scena

scena

L'isola dei cani (2018): scena

Il terribile e genialoide terzetto formato da Wes Anderson, Roman Coppola (figlio di Francis, fratello di Sofia), e Jason Schwartzman, si unisce al giapponese Kanichi Nomura in un progetto che, nel suo complesso, costituisce un melange di interessi convergenti in grado di unire il terzetto allo scrittore nipponico: i cani, prima di tutto, il futuro nebuloso se non proprio minaccioso, il problema ecologico delle discariche dilaganti, le avventure per ragazzi, e, soprattutto, il cinema giapponese, con un particolare sguardo a quello di Akira Kurosawa, sempre notoriamente avvezzo a circondarsi di una piccola squadra di fidi collaboratori, in grado di dar vita ad una equipe essenziale al divenire del film. Anderson punta molto sull'ambientazione futurista, e si ostina a mettere in scena un gruppo di personalità animali maschili ognuna con un carattere dominante, ma in grado di coniugarsi con le decisioni e le iniziative degli altri, protesi tutti a debellare una minaccia che va ben al di là del pericolo mortale che li ha condannati a morte sicura. Nello stesso tempo Anderson e i suoi due amici e collaboratori scelgono il Giappone perché innamorati di quel paese, di quella cultura antica e ancora intatta nella memoria e nelle menti degli abitanti, come una tradizione ancora viva. 

Dopo qualche anno Anderson torna alla animazione, dopo l'irresistibile Fantastic Mr. Fox, con l'ausilio della tecnica suggestiva dello stop motion, ed il risultato è, ancora una volta, davvero sorprendente, sia per la storia, sia per la tecnica e il dettaglio di ciò che viene fatto vedere allo spettatore. 

locandina

L'isola dei cani (2018): locandina

L'isola dei cani infatti, almeno come Mr. Fox, punta alla descrizione precisa di tutto il dettaglio che circonda le varie situazioni, riprese con un grande movimento di macchina che dà spazio alla descrizione di cui sopra. E, al pari della precedente avventura, colpisce lo spirito ironico e divertito, che tuttavia non rinuncia ad una serietà di fondo che fa pensare, e diventa quasi allarmante. 

Tutto incentrato su l'incubo di una sopraffazione in cui pochi, avidi, cattivi ed in malafede, tentano di dominare e soggiogare una massa che deve solo subire e sacrificarsi per il bene dei pochi. 

Un'ipotesi che rimanda piuttosto da vicino a situazioni che ci vedono, noi poveri mortali indifesi e ingenui, non molto dissimili da un gruppo di animali selvatici o, come in questo caso, da un branco di cani malati, e per questo lasciati alla deriva a morire per conto loro.

Un film che riflette, con tutta l'ironia del caso, su tematiche come la discriminazione, il complotto contro la massa, la comunicazione mediatica come strumento di condizionamento delle menti.

Un'altro lavoro riuscito, e l'ulteriore conferma della originalità e della potenza espressiva di un grande autore, che sa di poter contare su una squadra di autori e collaboratori, ovvero anche di attori, di primissima qualità, con i quali ha saputo creare un gruppo in grado di dar vita solo ed unicamente a cose belle ed intelligenti. Onore al merito!

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati