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Halloween

Regia di David Gordon Green vedi scheda film

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La recensione su Halloween

di maghella
6 stelle

 

Michael Myers riesce ad evadere dall'ospedale giudiziario dove è rinchiuso da quarant'anni, grazie ad un incidente durante un trasferimento per una prigione più dura. Laurie Strode (Jamie Lee Curtis), l'unica superstite scampata alla mattanza di Myers, aspetta il confronto conclusivo con il suo carnefice, sperando così di mettere una volta per tutte la parola fine ad una esistenza fatta solo di paure ed incubi.

Una trama che non ha molto di nuovo da aggiungere alle altre che hanno preceduto le vicende di Michael Myers, una saga quella del serial killer di Halloween che non ha niente da invidiare a quella di Nightmare o di Alien, ma che irrimediabilmente si conclude con una soluzione alquanto banale e scontata e che non mette per niente la parola “fine”, ma piuttosto quella di “To be continued”. Un buon incipit contraddistingue però questo decimo (credo...ma non sono sicura su questo) film di “Halloween”. Michael è ormai un uomo, ad occhio e croce dovrebbe essere sulla cinquantina. Da quando da bambino ha ucciso la sua prima vittima, la sorella adolescente, non ha più spiccicato parola; il dottor Rabin Sartain che lo ha in cura negli ultimi anni cerca in tutte i modi di trovare un punto di incontro con il suo esclusivo paziente. Una visita da parte di 2 giornalisti investigativi mette però Myers a dura prova, quando gli viene imposta la vista della maschera originale con la quale ha compiuto i suoi efferati omicidi. Il volto di Michael non viene mai mostrato, ovviamente rimane nel suo ostinato mutismo, ma si avverte nel cortile dell'ospedale la presenza del male oscuro che possiede Myers da molti anni e che è rimasto in letargo in attesa di una buona occasione per uscire fuori. L'occasione arriva con il fortuito trasferimento, ovviamente durante la notte del 31 ottobre, quale occasione migliore per Micheal di festeggiare il suo più importante anniversario? Magari come ospite l'unica donna che in questi anni ha occupato i suoi pensieri?: Laurie Strode. Ma se Myers ha passato gli ultimi quarant'anni recluso, anche Laurie ha vissuto in una sorta di prigione fatta di paure e angosce, nella continua attesa di dover affrontare ancora il suo carnefice, ha passato la sua esistenza a prepararsi militarmente per l'incontro con Myers. Ma se Myers ha vissuto isolato, rinchiuso e osservato dai migliori medici, Laurie è stata lasciata libera di coltivare i suoi incubi, allevando anche sua figlia per affrontare il male assoluto. Proprio per questi comportamenti al limite della follia, Laurie ha divorziato per ben 2 volte e i servizi sociali le hanno allontanato la figlia, che così è riuscita a costruirsi una propria famiglia lontana dalla madre e senza l'incubo di Mayers a condizionarle tutti i suoi progetti. Laurie è quindi nonna, una nonna con grossi problemi, ma che ama profondamente figlia e nipote, che cerca di proteggerle a costo di passare per una pazza. Micheal Myers scappa, durante la notte delle streghe e come da copione lascia lungo la sua strada molte vittime. Naturalmente si è riappropriato della maschera, rubata ai 2 sprovveduti giornalisti, che hanno fatto per primi una brutta fine. L'omicidio dei 2 saputelli è infatti una delle scene riuscite meglio, e che come spesso mi accade in queste circostanze, mi hanno messo una volta per sempre dalla parte del personaggio negativo. Il resto del film è una sequenza di cose già viste e raccontate, ancora non si comprende cosa e perché ha portato Myers ad essere malvagio, ancora non parla, ancora si ostina a proseguire lento e inesorabile verso Laurie, ancora non ne vediamo il volto, ancora sembra che sia morto definitivamente. Micheal Myers rimane intatto come nel primo film, da vera icona che si rispetti, nel suo ruolo di personaggio malvagio incomprensibile, mentre la storia cerca di concentrarsi maggiormente sul ruolo di Laurie e del rapporto con la figlia e la nipote, ma anche i migliori sforzi iniziali si infrangono di fronte alle soluzioni banali che il film offre.

C'è stato nel 1998 un “Halloween 20 anni dopo”, diretto da Steve Miner, sempre con Jamie Lee Curtis, ora sono passati i quarant'anni di Myers, non mi meraviglierò quando spegneremo le cinquanta candeline di Micheal. Con certi film accade come con le favole per i bambini. Quante volte ci siamo ritrovati a raccontare a figli, nipoti o fratellini per decine e decine di volte la solita storia? Quando il racconto diventa ovviamente troppo scontato e non si ha più la necessità di leggerlo perché si conosce a memoria parola dopo parola, si iniziano ad aggiungere appendici di fantasia, tanto per renderlo più personale, per non annoiare il piccolo ascoltatore e perché in fondo ci si affeziona ai personaggi, si iniziano ad avere preferenze e magari a cambiare i finali o a omettere le parti che non ci convincono. Ecco, con film come Halloween è successo come per molte fiabe, la storia ci ha così affascinati, ci ha sviscerato tante paure e ossessioni che per esorcizzarle abbiamo bisogno ogni tanto di rivederle sullo schermo, per rassicurarci. Finche Micheal Myers rimane sullo schermo non può essere reale, non può farci male.

Perciò, anche se ho trovato il film alquanto noioso, soprattutto nella parte finale, credo che rimanga necessario per me vederlo, per un mio personale benessere. Una sorta di vaccino per creare anticorpi contro il fantomatico uomo nero, che per rimanere “nero” deve necessariamente rimanere nell'oscurità e non svelare nulla delle sue origini.

John Carpenter, il padre del primo film: “Halloween – la notte delle streghe” del 1978, il creatore geniale del personaggio Micheal Myers, è (assieme a Jamie Lee Curtis) il produttore esecutivo di questo ultimo film, credo che il personaggio del medico che si ostina a voler trovare una risposta da Mayers sia proprio lui, Carpenter, che dopo quarant'anni ancora cerca una cura e un posto sicuro per la sua creatura. Ma queste rimangono mie personali riflessioni.

La colonna sonora è e rimane sempre quella originale scritta da Carpenter, in questo caso firmata anche con il figlio Cody; è la cosa migliore di tutto il film in questione.

 

 

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