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Bohemian Rhapsody

Regia di Bryan Singer vedi scheda film

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La recensione su Bohemian Rhapsody

di giurista81
9 stelle

Pellicola attesissima e anche temuta, date le innumerevoli traversie affrontate e una gestazione di circa dieci anni. Bryan Singer, il regista de I Soliti Sospetti (1995), X-Men (2000) e Operazione Valchiria (2008), lo inizia ma non lo porta a termine, tanto che la produzione (budget di 52 milioni di dollari) si trova a dover riparare su Dexter Fletcher che poi non viene accreditato. Tanti scompensi e tante problematiche che, per fortuna, non si riflettono sul risultato finale. Bohemian Rhapsody è un nostalgico spettacolo visivo che sa regalare emozioni e persino commuovere. Vita e spettacoli di Freddy Mercury, interpretato da un monumentale Ramy Malek che, probabilmente, strapperà la nomination all'Oscar quale miglior attore protagonista, ma anche dei Queen. Aiutato da una regia dinamicissima, da un ritmo serrato che non concede spazio alla noia e da un sonoro eccezionale, si rivela uno spettacolo che evita di cadere nei luoghi comuni e anche il rischio di cedere alla "scorciatoia" del docu-film. Curatissimo in ogni dettaglio, prende per mano gli spettatori e li conduce allo struggente finale, con l'apice toccato nel concerto di Wembley, in due ore che trascorrono come minuti al cospetto di un'opera d'arte. Peter Morgan, autore del soggetto, e Anthony McCarten concentrano in poco più di due ore tutte le tematiche centrali del personaggio Mercury. I difficoltosi inizi, l'approccio egocentrico e in parte presuntuoso, l'amore per la compagna della vita, ma anche la scoperta della propria omosessualità e l'impossibilità di resistere ai richiami imposti dall'esigenze corporee. Nonostante questo il personaggio Mercury induce tenerezza, commuove. Lo si vede perdersi nei meandri della solitudine, pur circondato da fan e amanti, abbandonare prima la propria famiglia, che non accetta i suoi atteggiamenti, poi il gruppo e infine in una bellissima sequenza sotto la pioggia in cui l'incontro con l'ex moglie (nel frattempo rimasta incinta di un altro uomo) lo salva da una perdizione sempre più marcata. Nella parte finale c'è un accenno alla droga e soprattutto alla contrazione dell'AIDS che, invece di abbattere Mercury gli fornisce nuova linfa per ritornare sui propri passi e riconquistare i vecchi compagni di tante avventure così da condurre i Queen nella leggenda in quella spettacolosa cornice offerta da Wembley. Questa parte finale del film è a dir poco eccezionale, capace di incollare sulle poltrone gli spettatori. Non a caso a fine film, nella sala di Livorno, più di una persona si è abbandonata a un liberatorio applauso collettivo. Funziona tutto, da un Malek posseduto dallo spirito di Mercury (espressioni e movenze ricalcate come i grandi attori sanno fare), al montaggio serratissimo per non parlare delle inquadrature con una favolosa ripresa aerea (ricostruita al computer, ma non si vede troppo) dello stadio di Wembley con l'occhio della telecamera che discende in mezzo al pubblico fino a correre sul palco. A dir poco da brividi, così come il prologo in cui Singer - o chi per lui - denota grande cura per i dettagli, con una lunga serie di primissimi piani. Due ore di spettacolo, poc'altro da dire. Poco importa se alcune parti di sceneggiatura divergono dalla realtà e se altre sono state ritoccate per mere esigenze filmiche. Bohemian Rhapsody è un film e un film deve saper anche, nei limiti imposti da una biografia, sfruttare quanto è opportuno per migliorare la resa scenica. "Quando avrai deciso che anche tu ti piaci, vienimi a cercare" così dice Jim Hutton, un anonimo cameriere a Freddy Mercury durante un festino, e così farà Mercury quando la malattia lo porterà a rientrare nel seminato e a porre fine agli eccessi, in vista degli ultimi spettacoli prima del triste saluto... Mercury ha ritrovato sé stesso, la propria famiglia e l'amore quello che implica complicità mentale e non mera soddisfazione sessuale. Show Must Goes On il dovuto congedo finale offerto dalle note musicali sui titoli di coda, in un saluto finale che tale non è perché un artista non muore mai.

Mi aspetto più di una nomination agli Oscar (tra le quali "miglior sonoro" e "miglior attore protagonista").

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