Trama

Michael e Dafna sperimentano il più grande dei dolori quando si presentano dei funzionari dell'esercito che comunicano la morte del loro figlio Jonathan mentre si trovava impegnato in un remoto avamposto. Non trovando sollievo in nulla, Michael cade in una spirale di rabbia prima che una successiva notizia cambi radicalmente l'incedere degli eventi.

Approfondimento

FOXTROT: LA PARTITA DI UN UOMO CON IL SUO DESTINO

Scritto e diretto da Samuel Maoz, Foxtrot racconta la storia di Michael e Dafna, due coniugi che sono distrutti dal dolore quando degli ufficiali dell'esercito si presentano alla loro porta per informarli della morte del figlio Jonathan. Michael diventa presto insofferente alla presenza di parenti addolorati troppo assillanti e funzionari militari troppo zelanti. Mentre la moglie riposa sotto sedativi, Michael viene travolto da un vortice di rabbia per poi dover fare i conti con una delle svolte del destino tanto incomprensibili quanto le surreali esperienze militari del figlio.

Con la direzione della fotografia di Giora Bejach, le scenografie di Arad Sawat, i costumi di Hila Bargiel e le e le musiche di Ophir Leibovitch e Amit Poznansky, Foxtrot viene così raccontato dal regista in occasione della partecipazione del film in concorso al Festival di Venezia 2017: "Einstein avrebbe detto che le coincidenze sono il modo che ha Dio di restare anonimo. Foxtrot è la partita di un uomo con il suo destino. È una parabola filosofica che cerca di analizzare quel vago concetto chiamato "destino" attraverso la storia di un padre e suo figlio. Sono lontani l'uno dall'altro  eppure, nonostante la distanza e il distacco che li separano, cambiano i rispettivi destini e, così facendo, il corso dei propri. La sfida che mi sono preposto è stata quella di analizzare il divario tra le cose su cui abbiamo controllo e quelle al di là del nostro controllo.

Ho scelto di costruire la mia storia come una classica tragedia greca in cui l'eroe crea la propria punizione e lotta contro chiunque cerchi di salvarlo. È chiaramente all'oscuro dell'esito che produrranno le sue azioni. Anzi, sta facendo la cosa che ritiene più logica e giusta. Ed è questa la differenza tra una coincidenza fortuita e una coincidenza che sembra essere frutto del destino. Il caos si ricompone. La punizione corrisponde perfettamente alla colpa. C'è qualcosa di classico e ciclico in questo processo. E c'è sempre una certa ironia associata all'idea di destino. La struttura di una tragedia greca in tre episodi mi è sembrata la piattaforma drammatica ideale per dare corpo alla mia idea.

Volevo raccontare una storia che fosse pertinente alla realtà contorta in cui io e tutti noi viviamo. Una storia con un messaggio di valenza locale e universale. La storia di due generazioni: la seconda e la terza generazione di sopravvissuti all'Olocausto, ognuna delle quali subisce un trauma durante il servizio militare. Una parte di questa condizione traumatica senza fine ci è stata inflitta, mentre una parte si sarebbe potuta evitare. Il dramma di una famiglia che si spezza e si riunisce. Il conflitto tra amore e senso di colpa; l'amore che affronta un terribile trauma emotivo. Come nel mio film precedente, Lebanon, ho voluto continuare a investigare, in un mondo approfondito e capace di combinare critica e compassione, le dinamiche umane che si creano all'interno di un circolo chiuso. Nel film c'è un'inquadratura in cui si vede lo schermo di un computer portatile, su cui appare l'annuncio funebre, e al suo fianco un cesto di arance. Questa immagine racconta la storia del mio Paese, Israele, in quattro parole: arance e soldati morti.

Quando mia figlia maggiore andava al liceo, non si alzava mai in orario e per non arrivare tardi a scuola mi chiedeva di chiamare un taxi. Questo suo vizio ci costava un bel po' di soldi e mi sembrava un gesto di maleducazione. Così una mattina mi arrabbiai e le dissi di prendere l'autobus, come tutti gli altri. Se era quello il motivo per cui arrivava tardi, sarebbe arrivata tardi e basta. Forse con le maniere forti avrebbe imparato a svegliarsi prima. Il suo autobus era il numero 5. Mezz'ora dopo che era uscita di casa, vidi su un sito di notizie che un kamikaze si era fatto esplodere sulla linea 5 e che c'erano state decine di morti. La chiamai subito al cellulare ma le linee erano sovraccariche. Poi, mezz'ora dopo, rientrò a casa. Era in ritardo e aveva perso l'autobus che era saltato in aria. L'aveva visto lasciare la fermata ed era salita su quello successivo. Oggi mi reputo molto fortunato ad avere ancora le mie figlie".

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Il cast

A dirigere Foxtrot è il regista e sceneggiatore israeliano Samuel Maoz. Nato a Tel Aviv nel 1962, Maoz all'età di 13 anni ha ricevuto una cinepresa da 8mm e una pellicola in regalo. Per ricreare la scena di una sparatoria che aveva visto in un film western ha posizionato la cinepresa sulle rotaie di un treno in… Vedi tutto

Commenti (3) vedi tutti

  • Tre ambientazioni sceniche sono le diverse cornici che racchiudono tre momenti a se stanti di una stessa storia che, alla fine della pellicola si rivela chiarissima, poiché tutti i particolari apparentemente “slegati”diventano significativi pezzi di un solo disegno.

    leggi la recensione completa di laulilla
  • con 92 di Metascore su IMDB, Maoz sembra anche curiosamente attingere dal cinema delle limitrofe popolazioni "nemiche", come il neo-realismo iraniano nella nervosa 1a parte, o il realismo magico del palestinese Paradise Now nella 2a, più contemplativa. immagini e suono viaggiano in simbiosi, trattati con una cura estrema. giusto premio.

    commento di giovenosta
  • Un robottino giocattolo, verde elettrico con pistola, un dromedario, piastrelle grigie esagonali, un album di disegni originali, una sirena con la coda staccata in un tatuaggio. Con pochi potenti, indelebili, elementi si delinea un film prestigioso, con l’eleganza di un Sorrentino israeliano: il regista Samuel Maoz, per intenderci quello che vi

    leggi la recensione completa di gaiart
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