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Dragged Across Concrete

Regia di S. Craig Zahler vedi scheda film

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La recensione su Dragged Across Concrete

di supadany
8 stelle

Venezia 75 – Fuori concorso.

Non c’è due senza tre è un proverbio sopravvalutato. Sembra essere una grandissima verità, quando in realtà è chiamato sempre in causa nelle rarissime occasioni in cui funziona veramente.

Rientra in questa statistica il terzo film di S. Craig Zahler che, dopo il western cannibalistico di Bone Tomahawk e il sangue grondante di Cell block 99: Nessuno può fermarmi, ribalta nuovamente la frittata, cambiando i connotati del suo cinema, premurandosi di mantenere quello fondamentale: un dispositivo funzionale, che eviti di appiattirsi su una fisionomia risaputa fino alla nausea, almeno nella sua interezza.

Dopo un arresto immortalato da un video e considerato troppo violento, i poliziotti Brett Ridgerman (Mel Gibson) e Anthony Lurasetti (Vince Vaughn) sono sospesi dal servizio e obbligati a rivedere i piani familiari.

Anthony vorrebbe comunque chiedere la mano della sua ragazza, mentre Brett ha urgente bisogno di soldi per migliorare la vita di moglie e figlia.

Per questo progettano di derubare un criminale, ma finiscono invischiati in una congiuntura più pericolosa di quanto potessero immaginare, che coinvolge elementi in origine non presi in considerazione.

 

Mel Gibson

Dragged Across Concrete (2018): Mel Gibson

 

Il tenore di vita delle classi medio basse è in costante deterioramento e quando tutto è sul punto di andare a scatafascio, il capofamiglia deve trovare una soluzione. Una fase in cui sopraggiunge una spinta a compiere azioni mai nemmeno immaginate, come oltrepassare la legge, individuare quel piano B che possa risolvere il nodo economico per tanto tempo.

Su questa base operativa, S. Craig Zahler piazza quattro linee narrative, alcune portanti e altre puramente fasulle, destinate e concludersi con la stessa rapidità con cui sono state innescate. Così, la rapina in banca organizzata da un gruppo di sanguinari criminali, incappa sulla strada di due poliziotti sospesi e bisognosi di sistemarsi economicamente, un ragazzo nero appena uscito di prigione e una donna di rientro al lavoro in banca. Un’impostazione che osserva in modo eterogeneo la società americana, con una rappresentazione che crea suspense per poi riprendere tutto il fiato necessario (si parva licet componere magnis, ha affinità con Heat – La sfida), dialoghi scanditi senza mangiarsi le parole, speziati da alcune freddure e un po’ di sano cinismo.

Allo stesso tempo, la costruzione non guarda l’orologio, anche quando prende il largo, intersecando le traiettorie dei quattro nuclei succitati, migrando al di là del potenziale frastuono quando imbastisce un lungo inseguimento, antitetico agli action - ma anche ai thriller - che vanno per la maggiore, utilizzando il frangente per instaurare confronti verbali e seminare particolari da riprendere successivamente.   

Ovviamente, nella parte finale è più acceso, ma senza eccedere in soluzioni pirotecniche, un confronto a scacchi per nulla manicheo, che non demarca una linea divisoria tra buoni e cattivi, d’altronde conta solo il malloppo.

Una sfida che S. Craig Zahler gioca in casa. Infatti, seguendo il motto secondo il quale squadra che vince non si cambia, conferma il cast di fedelissimi della pellicola precedente (Vince Vaughn presente come coprotagonista, Jennifer Carpenter in un ruolo da comprimaria, Udo Kier e Don Johnson in cammei), allargandosi mediante la collocazione di una ciliegina sulla torta, ovvero Mel Gibson in versione tutto d’un pezzo, nuovamente poliziotto come ai (bei) tempi di Arma letale, con la differenza tra i ruoli che risulta direttamente proporzionale al punto della sua carriera in cui sono capitati.

Un gruppo affiatato, che S. Craig Zahler gestisce al pari della pellicola stessa - tra regia, sceneggiatura e anche la colonna sonora di stampo jazz - continuando a stupire. Una volta di più, dimostra la sua ecletticità, la predisposizione per girare e fondere materiale diverso - questa volta tra noir, poliziesco e heist movie, senza tralasciare altre contaminazioni – attuando anche dei depistaggi di gran classe, così come poi lo è la struttura circolare, crudele e onesta per come suddivide i partecipanti tra vincitori e vinti.

Coriaceo e tosto, letteralmente trascinato sul cemento.

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