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A casa tutti bene

Regia di Gabriele Muccino vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su A casa tutti bene

di alan smithee
2 stelle

La quiete "prima" della tempesta: una forte turbolenza, non solo metereologica, che incombe su una famiglia borghese, nella quale  la coppia capostipite di coniugi settantenni, ha l'avventata, ma romantica idea di radunare figli, parenti legittimi ed allargati, per festeggiare, in una Ischia mai veramente nominata ed anzi atutti i costi celata (chissà a qual fine concreto...), le proprie nozze d'oro.

Ecco che accorrono i tre figli, due maschi - l'artista giramondo in crisi di ispirazione ed il rampollo divorziato e risposato con una infelice problematica concorte dalle manie di persecuzione, che manda avanti il rinomato ristorante di famiglia, più una sorella, pure lei manager dell'attività di famiglia, presa ad accettare di buon grado e col paraocchi, lo sfascio di un matrimonio che la riduce a coniuge di pura facciata. In aggiunta a costoro, un corollario di parenti più o meno stretti ed amici, ognuno con la propria casistica di nevrosi e problematica esistenziale a stento trattenuta.

La celebrazione ed il pranzo procedono come da più positiva previsione, ma quando il mare forte determina il blocco delle partenze dei traghetti ed impedisce il ritorno in continente dei commensali, ecco che, in tre giorni di convivenza forzata in villa, la presenza coatta del gruppo sotto un unico lussureggiante ma troppo costrittivo tetto, fa scoppiare una vera e propria guerra all'ultimo colpo basso, a causa della quale ogni mezzo e sotterfugio non viene risparmiato al fine di abbattere un avversario che diventa ogni qualsiasi individuo che ognuno degli stessi si trova dinanzi.

Dietro una direzione come di consueto esperta e pure tecnicamente dinamica, forte di movimenti agili di ripresa da parte di un regista navigato, scaltro e dal piglio sicuro come Muccino, "A casa tutti bene" si intestardisce a raccontarci l'ennesima vicenda corale della fine ineluttabile ed irrimediabile di un nucleo familiare tradizionale, proprio nel momento e nella circostanza in cui i commensali e gli ideatori dell'evento, hanno inteso in tutti i modi di rinverdirlo dandogli nuova linfa e nuove prospettive di vita, allargandosi ed ufficializzando civilmente l'abbattimento dei confini di una famiglia fino a poco tempo prima tradizionale almeno di facciata, e che ora si sforza di riconoscersi come tale anche quando è allargata e ipoteticamente aperta al dialogo.

Peccato che nulla di questa vicenda corale appaia mai, anche per un solo istante, genuino, ed il regista si intestardisca a rinverdire la formula ormai ampiamente logora ed usurata di un "ultimo bacio" tardivo che ha già trovato ogni sua via di sbocco e di rappresentazione, con o senza Muccino, tanto più all'interno del filone tutto italiano dedicato alla crisi del sostrato familiare.

E tra un Accorsi in coppia ad una Elena Cucci, entrambi perennemente sorridenti sino all'ottusità più ebete e disarmante, tra un Favino ed una Crescentini quasi solo sopra le righe, tra micidiali cantate a squarciagola attorno al piano a coda "da quarantamila euro" (una scena ostentata in almeno due occasioni ed in entrambe dal risultato oltremodo agghiacciante!!), tra bacini e bacetti di una gioventù acerba e rincoglionita da "cornetto cuore di panna", si sviscerano e dipanano storie e storielle invero completamente usurate e straviste, degne di una soap che ha l'ardire di radunare entro un paradiso che pare un giardino botanico di piante esotiche tra cactus e succulente, un cast che raduna quasi 3/4 del gota attoriale italiano, qui quasi senza eccezione di nessuno al minimo storico (salverei solo e completamente Tea Falco, la cui parte tuttavia si riconduce a soli 30 scarsi secondi, e parzialemente Massimo Ghini, se si valuta la verve espressiva del bravo attore, più che il contenuto smielato e ruffiano di gran parte di ciò che caratterizza le battute in capo al suo personaggio).

Un Muccino ruffiano, scontato, insopportabile, al minimo storico, degno dei suoi ultimi melensi melodrammi americani, dopo che quel tutt'altro che malvagio "L'estate addosso" ci aveva indotto a volerlo rivalutare, predisponendoci positivamente nei suoi confronti, come chi si riconosce a volte e probabilmente per difesa, un pò prevenuto e che per tal causa, cerca di fare ammenda, sopportando suo malgrado certe facili persuasioni ed ammiccamenti.

 

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