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The Wild Boys

Regia di Bertrand Mandico vedi scheda film

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La recensione su The Wild Boys

di EightAndHalf
7 stelle

Les garçons sauvages di Bertrand Mandico, presentato alla Settimana della Critica di Venezia 74, è un ricettacolo di tantissimo cinema pre-esistente, e tenta la strada del citazionismo filmico caotico ma episodico per esprimere, a un livello estetico-formale, un irresistibile desiderio di promiscuità. Il film di Mandico è costruito proprio sull'assunto della celebrazione (dannunziana) del piacere e della libido, reso attraverso l'accumulo di situazioni che rimandano a un'infinità di immaginari cinematografici. La natura del film è un insieme di simboli fallici, frutti pieni di peli simil-umani, resine e liquidi organici; è infatti come se tutti gli esseri viventi in questo mondo "alternativo" fossero appartenenti a uno stesso tipo di sessualità gender-fluid, indefinibile e pansessuale. Tutto è concentrato nella misteriosa figura di TREVOR, idolo votivo che, rievocato come Ludovico Van in A Clockwork Orange, è adorato dal gruppo di "ragazzi selvaggi" protagonisti che prima violentano una professoressa, e poi vengono puniti con un viaggio in nave attraverso mari inesplorati e insidiosi. La fluidità sessuale dei ragazzi è ben rappresentata dal fatto che, pur essendo tutti uomini, sono interpretati da attrici donne, e il senso di surrealtà derivante da ciò è felicemente in contrasto con il gusto profondamente retrò delle scelte estetiche di Mandico: sovrimpressioni, alternanza di b/n e colore, situazioni da Cinema Muto, e chi più ne ha più ne metta, in una dichiarazione di amore (erotico) alla Settima Arte tutta.

I riferimenti sono svariati. Potremmo citare Fassbinder per Querelle de BrestL'Atalante di Jean Vigo, i deliri pluricromi di Kenneth Anger, di filato fino al Portiere di notte di Liliana Cavani. Per non parlare del fatto che la presentazione del gruppo di ragazzi selvaggi sembra prendere spunto non solo dal capolavoro kubrickiano sopra citato ma anche da Korine e dai suoi Trash Humpers.

Nonostante un ritmo discontinuo e fastidiosamente episodico che a livello spettatoriale non riproduce fedelmente la libertà sessuale professata e declamata a più non posso dalle singole immagini, il film è comunque un tributo al Cinema in una decade (quella attualmente in corso, degli Anni Dieci) in cui il "film-tributo" ha pieghe sempre più accondiscendenti e accomodanti, e raramente si dilunga in provocazioni felicemente azzeccate. 

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