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Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

Regia di David Yates vedi scheda film

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La recensione su Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

di Malpaso
8 stelle

Tanti difetti, tanta ambizione. Un film politico.

La recensione che segue la trovate anche sul mio blog.

 

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald farà discutere per svariate ragioni: per i tanti difetti, per un colpo di scena apparentemente inspiegabile e, soprattutto, per il coraggio che hanno avuto produttori e regista nel seguire l’idea di J.K. Rowling. Ma prendiamo in esame una cosa per volta, sennò il rischio è quello di realizzare una recensione che, se anche fosse incasinata solo la metà di quanto lo è il film, sarebbe impossibile seguire.

 

Perché se di difetti ce ne sono tanti, il primo che si coglie è sicuramente la difficoltà che ha avuto il montatore Mark Day, il quale ha lavorato agli ultimi sei film tratti dal mondo della scrittrice britannica, nello stare al passo con il grandissimo numero di informazioni e sottotrame che sono state inserite a forza nell’opera. Inutile girarci attorno: personaggi come Nagini e Nicholas Flamel sono rimandi inutili e gratuiti alla saga madre, mentre da circa metà della pellicola in avanti il ritmo diventa talmente forsennato che per lo spettatore diventa estremamente difficile comprendere alcuni passaggi narrativi. Inoltre, a livello di scrittura cinematografica la Rowling mostra difficoltà che nel primo capitolo, anch’esso da lei sceneggiato, non si erano palesate: ciò è dovuto principalmente al fatto di aver aperto la narrazione a più personaggi e su più ambientazioni e, considerato che un’opera filmica è diversa da un’opera letteraria, tra New York, Londra e Parigi è facile perdersi. Va detto però che Animali fantastici – I crimini di Grindelwald è un prodotto confusionario anche perché ambizioso.

 

Se da una parte ci sono lati negativi che, ad ampi tratti, rendono complessa la fruizione del titolo, dall’altra abbiamo invece i migliori effetti speciali mai visti in un blockbuster fino ad ora, tolti magari Avatar e pochi altri; un incipit al cardiopalma degno dei migliori escape movies e, soprattutto, i due pezzi da novanta che non deludono: Jude Law e Johnny Depp. Se il primo si dimostra ottimamente calato nella parte del giovane Albus Silente, la grande sorpresa è l’interpretazione ispirata dell’attore di Edward mani di forbice: mettendo da parte il proprio tipico istrionismo, Depp regala al pubblico un Grindelwald calcolatore e demagogo. Ed è proprio attraverso questo personaggio che la Rowling alza il livello del film.

 

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald è un film sul populismo: sfruttando in modo non banale l’ovvio parallelismo dei regimi novecenteschi, la scrittrice caratterizza ottimamente un villain con motivazioni valide e condivisibili per poi rappresentare, con una scelta narrativa coraggiosa, come la politica delle scelte facili, accompagnata dalle giuste parole, riesca a manovrare la mente della gente comune. Da sempre nella saga di Harry Potter le tensioni tra maghi e babbani sono state trattate come diretta allegoria dell’insofferenza razziale, ma mai prima d’ora un film le aveva poste sotto la lente d’ingrandimento. Complice un David Yates sempre più sicuro in cabina di regia, non solo nelle scene d’azione, ma soprattutto nella capacità di raccontare i sentimenti dei personaggi e le motivazioni delle loro scelte (si noti la grande presenza di primi piani lungo tutta la pellicola, una tipologia di inquadratura poco utilizzata nel cinema d’intrattenimento), il film si riprende totalmente in un finale a dir poco sconvolgente: Animali fantastici – I crimini di Grindelwald si rivela un’inaspettata ed estremamente cupa opera politica e raggiunge il suo apice nel monologo di un Johnny Depp compassato e da pelle d’oca.

 

Arriviamo quindi all’ultimo punto: il colpo di scena apparentemente inspiegabile. Ebbene, pur non essendo compito di una recensione analizzare qualsivoglia precisa svolta narrativa, il sottoscritto accenna all’argomento solo per confutare la maggiore critica fatta alla pellicola in questi giorni: la dichiarazione su cui si chiude il film non regge se si va a guardare tutto ciò che era stato già scritto sui background dei personaggi. Questo è senza dubbio vero, com’è vero che non si deve dare per scontate le parole di un bugiardo, com’è vero che mancano tre capitoli alla conclusione della saga e, soprattutto, com’è vero che un cliffhanger fatto ad hoc per far arrabbiare e discutere i fan è il miglior modo possibile per creare interesse attorno all’episodio successivo. Insomma, basare un giudizio su un elemento del genere lascia il tempo che trova.

 

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald è un’opera piena di difetti, pregna di cose superflue e con un montaggio poco chiaro. Eppure, ci troviamo davanti ad una piccola rivoluzione per il cinema mainstream: un blockbuster politico che prende una posizione netta, nel 2018, tra la Brexit, Trump ed il ritorno della Destra in Europa. Nel bene e nel male, Animali fantastici – I crimini di Grindelwald conferma il genio di J.K. Rowling.

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