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Hotel Artemis

Regia di Drew Pearce vedi scheda film

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La recensione su Hotel Artemis

di alan smithee
4 stelle

Che notte quella notte!

Siamo nel futuro prossimo: un 2028 in una Los Angeles in pieno subbuglio, in cui una folla di persone armate di ogni cosa trovino utile, si affanna a far valere il proprio diritto a poter usufruire di acqua potabile senza dover sostenere spese oltre la propria possibilità. Ma la società è dominata da un processo di privatizzazione che impone razionalizzazione e ritorni economici obbligatori per poter avvalersi di utenze e servizi anche fino a poco prima considerati inalienabili.

Proprio quella sera, due fratelli di colore mandano a rotoli il loro sogno di arricchirsi, quando la loro rapina finisce per trascinarli entro un sanguinoso percorso di fuga. Troveranno in extremis rifugio presso un ex albergo di lusso, ancora conosciuto come tale, di nome Artemis, i cui piani superiori sono stati da oltre un ventennio adibiti ad ospedale non ufficialmente riconosciuto, ove trovano rifugio i gangster di ogni razza e provenienza, nei momento strategici o delicati in cui viene compromesso il proprio stato fisico in qualsivoglia momento della propria attività illegale.

Ad accogliere i due banditi fratelli derelitti e assai gravemente feriti in quella sorta di girone infernale dallo stile barocco fortemente demodé ed ostentato ormai senza un vero motivo, che racchiude in sé tutte le derive umane tra vizio, desiderio di sopraffazione, ed altre metodologie di prevaricazione sulla massa, troviamo una anziana ed acciaccata infermiera (Jodie Foster, invecchiata e struccata quanto basta, davvero molto coinvolta in quel ruolo strambo e controverso che la vede dopo anni di silenzio tornare in scena in qualità di interprete e protagonista). Una donnetta di aspetto fragile che da oltre un ventennio vive entro quel mondo di bisognosi peccatori impenitenti, in qualche modo ed a tal punto appagata e presa dal proprio ruolo cruciale, dal non voler più metter piede al di fuori, in un contesto solo apparentemente più rassicurante e genuino che è il mondo reale, ove ella è stata invero vittima di un brutale episodio in grado di scuoterla negli affetti primari a tal punto, da renderla desiderosa di autoreclusione.

Dopo quell'incipit, in qualche modo abbastanza stimolante, il film non fa che perdersi nella descrizione degli strambi personaggi e delle spesso eccentriche situazioni che vedono coinvolti in quel luogo gli altri particolari pazienti. Tutta una variopinta fauna in grado di radunare attorno a sé una dettagliata casistica di come la razza umana possa deteriorarsi nella cattiveria e nel vizio senza più alcuna possibilità di ritorno in bonis.

Alcuni nodi verranno al pettine, altre storie invece, ahimè, stenteranno alquanto a convergere entro un comune denominatore.

Le argomentazioni, anche scottanti e meritevoli di spazi e dispiegamenti di sorta, si affastellano le une sulle altre, e la matassa si fa a poco a poco così contorta da risultare poi impossibile recuperarne il filo ed il nesso in modo lucido e consapevole.

Pertanto questo Hotel Artemis si trasforma poco per volta, e sempre seguendo una progressione senza non ritorno, in una accozzaglia di situazioni e caratteri sopra le righe che stenta davvero a convincere, ed occasione per alcune star o interpreti di carisma di farsi apprezzare per la semplice circostanza di apparire (il grande - in tutti i sensi - Jeff Goldblum sopra ogni altro).

Jodie Foster si impegna con la maniacalità che l'ha resa una star premiata e incensata più della media, ma nonostante l'abituale accanimento, il proprio personaggio sghembo, traballante, scientemente ed insistentemente sciatto, rimane nonostante tutto irrisolto o scarsamente sviscerato, nonostante la storia si impegni a sviscerarne le drammatiche motivazioni che ne hanno spinto verso quella particolare, diabolica clausura. In altri ruoli riconosciamo il colosso Dave Bautista, ancora distante, nonostante l'accanimento e l'impegno, dal poter essere considerato un autentico interprete, la sempre splendida, ma sempre un po' uguale a se stessa ad ogni apparizione, ovvero l'assassina Sofia Boutella, ed un goffo Zachary Quinto quasi irriconoscibile nel ruolo del figlio di uno dei boss al centro della mattanza. 

In regia un nome poco noto ai non addetti ai lavori, tal Drew Pearce, sceneggiatore di una certa notorietà nell'universo Marvel, qui al suo debutto in regia.

E a conti fatti il film, ambizioso per le molteplici argomentazioni di cui si circonda, appare più irrisolto ed incespicante che al contrario risolutivo nel tentare di mettere una parola fine ad una storia che si biforca e sminuzza in eccessivi percorsi, in cui poi la direzione pare perdersi, anziché giostrarsi con coordinazione e carattere.  

 

 
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