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Styx

Regia di Wolfgang Fischer vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Styx

di alan smithee
6 stelle

Un narrativamente bizzarro e sin troppo strumentale incipit, ci colloca l'azione di partenza a Gibilterra, con una ostentata attenzione per la colonia di bertucce che da almeno un secolo vive in serenità sulla nota rocca che cede all'infinito spazio oceanico, simbolo del controllo inglese sul territorio, e gioia e ludibrio dei molti turisti di passaggio.

Subito dopo, uno spettacolare incidente notturno nelle strade cittadine sottostanti, tra macchine in corsa impegnate in scellerate sfide, serve a regista e sceneggiatori per presentarci la protagonista di tutta la successiva vicenda, e descrivercene per sommi capi, ma con concretezza, le capacità tecniche e pratiche di cui la bella dottoressa è dotata.

Per fortuna, nel prosieguo c'è ben altro, perché questo exploit tutto dimostrativo non pareva, a prima vista,  portare a nulla di veramente buono.

Ritroviamo la tosta protagonista (una buona ed impegnativa prova da parte della tenace e seducente Susanne Wolff) alle prese con una regata in solitaria, con cui la donna intende raggiungere un luogo da tempo agognato, in mezzo all'oceano ove vivono specie autoctone di particolare bellezza. 

La solitudine, lo sforzo fisico, costante necessario, assieme ad un buon livello di concentrazione, utile per entrare in sintonia con l'imbarcazione ed i suoi ritmi dipendenti dal vento ed altri fattori meteorologici, non spaventano la dottoressa, che prosegue sicura il suo viaggio, almeno fino a quando si trova, poco distante dalla propria rotta, dopo aver affrontato una tempesta di discreta intensità, una barca alla deriva piena di profughi in fuga.  

Chiesto soccorso, le viene subito inibito di avvicinarsi, ma l'urgenza spinge qualche passeggero sventurato a tuffarsi in mare per raggiungere la barca appena sopraggiunta. La donna riuscirà a salvare solo un ragazzino, che sottoporrà immediatamente ed istintivamente a cure appropriate ed approfondite, nonostante i divieti in tal senso impartiti da una autorità tergiversante, se non proprio colpevolmente reticente nel consentirle di portare in salvo almeno parte di quei poveri disgraziati.

Ma il dubbio se intervenire, come suggerisce il naturale senso di responsabilità civica che fa pienamente parte dell'animo della dottoressa, o seguire le istruzioni tassative di una marina militare burocratica ed intransigente, diventano un dilemma esistenziale straziante per una donna che sceglie di agire con la propria testa, seguendo l'istinto di donna, di madre, di individuo che si prodiga in tutto e per tutto per salvare chi sta soccombendo davanti a lei.

Si riprende piuttosto bene il film, che inizialmente lascia  piuttosto interdetti ed incapaci di comprendere dove andrà a parare questo viaggio contemplativo verso la solitudine più ispirata e pura. 

E diventa un prodotto che, oggi più che mai, si adopera a far riemergere le piaghe di ferite mai rimarginate, anzi semmai tenute nascoste da una classe dirigenziale titolata a governare dopo essere stata portata al potere da folle sempre troppo distratte o troppo ingenuamente accondiscendenti. 

Una forza di governi che fanno di tutto pur di ribaltare su altri decisioni impellenti da cui dipendono vite innocenti, ma che invece finiscono per ritrovarsi sulla coscienza.

Il bello di questo Styx (il titolo prende spunto dal fiume degli inferi Stige), è l'approccio nitido, quasi freddo e scientifico, tipico di una mentalità austro-germanica coerente con i natali della produzione in questione, riguardo ad un problema immane come è il tentativo di trovare una soluzione alla problematica degli sbarchi e delle immigrazioni di massa. 

E la lucidità di sguardo che consente al film di Wolfgang Fisher di schivare completamente derive o tentazioni melodrammatiche, altrimenti devastanti, qui invero completamente assenti.

Quello che convince a volte un po' di meno, è una certa urgenza narrativa, ovvero l'impellenza a trattenere con sé lo spettatore attraverso trabocchetti e soluzioni o svolte degli eventi bizzarre, come quando il ragazzino appena messo in salvo, si appropria dell'imbarcazione dopo aver spinto in acqua la sua occupante. 

Tentazioni-thriller che hanno il fiato corto, e risultano altresì superflue, inutili, fuorvianti.

Ma il film resta, nonostante queste pecche ed incongruità, interessante, forte, necessario di fronte a troppa colpevole insensibilità, quasi sempre appannaggio, quest'ultima, di chi pretende di governarci facendo perno su una emotività che è da una parte specchio sincero del ritrovarsi esseri umani, ma che spesso ci toglie la capacità di rispettare le priorità e valutare le urgenze nel loro complesso.

 

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