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Gli ultimi giganti

Regia di Andrew V. McLaglen vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Gli ultimi giganti

di axe
7 stelle

Arizona, inizio '900. Il bandito meticcio Provo, condannato ai lavori forzati, evade, insieme ad un gruppo di compagni di prigionìa. Costituita una banda, si mette alla ricerca del capitano Sam Burgade, un ex-ranger ormai in pensione che molti anni prima lo catturò, dopo uno scontro a fuoco nel quale morì la donna del bandito. Ardendo dalla voglia di far vendetta, Provo rapisce Susan, figlia di Burgade. L'anziano uomo di legge e Hal, il fidanzato di Susan, si mettono all'inseguimento. Lo scontro tra le due fazioni è inevitabile ed estremamente sanguinoso. Il regista Andrew V.McLagen dirige un western violento e sanguinario, traendo ispirazione dall'arte di Sam Peckinpah, sia riguardo lo stile, sia riguardo le tematiche. Il West di inizio '900 ha ormai poco di "vecchio" e "selvaggio". E' ormai normale vedere veicoli a motore incrociare carrozze e cavalieri in cittadine decorose e ben tenute; al telegrafo s'affianca il più pratico telefono; alle classiche Colt, pistole semiautomatiche; già si favoleggia di "macchine volanti". Tante di queste novità non può conoscerle Provo, da anni fuori dalla società civile poichè costretto ai lavori forzati. La prigionìa non doma il suo carattere selvaggio, ed anzi acuisce l'odio per Burgade, che ritiene responsabile non solo per la morte della sua donna ma anche per i molti anni della sua vita trascorsi in ceppi. Provo ragiona ed agisce come era consueto molti anni prima, negli anni ruggenti della colonizzazione del West; per bloccarlo è necessario, dunque, qualcuno che conosca il suo modo di pensare e sappia prevenirne le mosse. Ecco, pertanto, che entra in scena Sam Burgade. Sin da prima del rapimento della figlia Susan, mette in guardia i giovani tutori della legge incaricati di rintracciare il bandito. Non sarà con telefoni ed automobili che lo si potrà raggiungere e bloccare, bensì con cavalli e fucili Winchester. Più motivato di altri, l'anziano veterano del West inizia la caccia al bandito, il quale agisce in modo da attirarlo in una trappola. L'accompagna il giovane Hal Brickman, giovane fidanzato di Susan. A torto ritenuto un inetto da Burgade, Hal si mostra determinato e tanto freddo e razionale da impedire all'anziano ex-ranger di cadere nella rete tesa da Provo, a costo di lasciar violentare la ragazza dagli accoliti del meticcio. Il futuro appartiene a lui, il quale esce indenne dalla caccia; per gli "ultimi giganti" del West non c'è speranza. Provo ed i suoi compagni finiscono uccisi, Burgade gravemente ferito, forse mortalmente; Susan inevitabilmente segnata, nel fisico e nell'animo, nonostante una certa durezza di carattere, ostentata nella prima parte del racconto. Il rancoroso meticcio è interpretato da un James Coburn particolarmene "cattivo"; freddo e calcolatore, sa manipolare gli avidi e non proprio svegli compagni di fuga. La sua razionalità è tuttavia vincolata alla vendetta; ardendo di odio, cede spesso all'ira, con conseguenze dolorose per chi gli è intorno. Anche Burgade, interpretato da Charlton Heston, è un personaggio istintivo; nonostante l'età, l'abito elegante, l'aspetto curato, è ancora un uomo di "frontiera". Ragiona come tale; è pronto a saltare in sella al proprio cavallo per fare giustizia e liberare la figlia, personalmente o con pochi fidati compagni, senza curarsi delle istituzioni create e preposte allo scopo, e nella totale sfiducia della strumenti moderni. L'ambientazione è un'Arizona non più selvaggia, salvo nelle zone disabitate, presso le quali si concentra l'azione. Una certa attenzione è concessa ai pellerossa, rappresentati tristi e sospettosi per i troppi torti ricevuti, isolati all'interno di una loro riserva. Abbondano sequenze caratterizzate da spargimento di sangue e da crudeltà, indotta dal duro temperamento di Provo. Un buon western "crepuscolare", ricco d'azione e, senza dubbio, pessimista. Il regista riprende ed affronta con coerenza temi cari al "sommo" Sam Peckinpah.

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