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Cold War

Regia di Pawel Pawlikowski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Cold War

di yume
8 stelle

Storia che si svolge in un tempo duro da vivere, forse non più duro di altri tempi, ma fornito di requisiti tali da renderlo “spettacolare”.

locandina

Cold War (2018): locandina

Polonia alle soglie degli anni Cinquanta, la bionda e bella Zula fa parte di una compagnia di danze e canti popolari, Wiktor, pianista e direttore del coro, l’ama di un grande amore ricambiato. Nel '52, nel corso di un'esibizione nella Berlino est, decidono di fuggire. Lei però non lo seguirà e la storia dei due prenderà strade diverse che continueranno ad incrociarsi fino alla fine disperata.

 

Premiato come miglior regia al Festival di Cannes 2018,vincitore di 5 European Film Awards, Cold War è candidato agli Oscar come miglior film straniero.

 

Joanna Kulig

Cold War (2018): Joanna Kulig

Ancora la Polonia, come Ida, Festival di Toronto 2013, la triste Polonia in bianco e nero dei ricordi d’infanzia.

Pawel Pawlikowski dedica il film ai genitori, la piccola scritta in basso a destra alla fine del film racchiude una specie di volontà un po’ timida di affidare al mondo qualcosa che trabocca dentro e deve diventare altro, e sceglie il cinema, poteva essere un romanzo, una poesia, musica.

E in fondo Cold War è un po’ tutto questo, fissato in immagini, sequenze, titoli di testa e di coda.

Del romanzo Cold War ha la capacità di stipulare col lettore il patto narrativo che gli consenta di sintonizzarsi con l’autore e accettarne le ellissi colmandole di significato.

 

“Un romanzo, signori, è uno specchio trasportato lungo una strada maestra. A volte esso riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere sulla via.” diceva Stendhal, e in tempi di crisi dell’idea di romanzo, quando l’usura del genere sembra data ormai per certa, una “storia d’amore o relazione amorosa, singolare per l’intensità o il carattere inconsueto” (stando a una delle definizioni che De Mauro dà di romanzo) si affida al cinema probabilmente con gli stessi intendimenti del romanziere che una volta affidava a carta e penna il compito di decifrare il mondo.

 

Con la differenza, enorme, che il mondo ha smesso da circa un secolo di poter essere decifrato, e dunque la scrittura non regge se non per soprassalti, tentativi, “sterile esercizio formalistico”. (A.Berardinelli Discorso sul romanzo moderno, 2011, ed. Carocci)

Il cinema prende allora il suo posto, la sua capacità di filtrare il reale ha inventato strade nuove, l’ “eroe” cinematografico eredita le peculiarità dell’ “eroe” romanzesco adattandole ai tempi.

 

La musica e la poesia intervengono in aiuto, ne deriva un’opera policefala, una nuova creatura mitologica che avvolge di spire lo spettatore e lo costringe al suo posto, fermo, in attesa.

 

Cold War è una storia d’amore, indubbiamente, Wiktor (Tomasz Kot) ama Zula (Joanna Kulig) e Zula ama Wiktor, un pezzetto della loro vita, quindici anni, passa così, tra un amplesso infuocato e un abbandono immotivato, nuovi incontri e nuovi abbandoni, fino alla fine, un’uscita di scena che lascia lo schermo vuoto e una panchina solitaria.

Questa storia si svolge in un tempo duro da vivere, forse non più duro di altri tempi, ma fornito di requisiti tali da renderlo “spettacolare”.

Paesi dell’Est, cortina di ferro, prossima costruzione del Muro come confine tra imperialismo e comunismo, arte di regime edificante a uso di nomenklature di provata fede marxista, rigidi controlli sulla vita privata, spionaggio e detenzione a fini rieducativi.

 

Tomasz Kot

Cold War (2018): Tomasz Kot

 

Un piccolo breviario di storia nota anni cinquanta/sessanta scorre sullo sfondo e segna il destino di Wiktor e Zula.

La musica fa il suo lavoro, scorre lungo il tempo passando dalle mani stupende di Wiktor, grande pianista che il regime punirà proprio in queste sue dita, alla voce un po’ roca e sensuale di Zula, dapprima membro di uno di quei cori di cui l’URSS e tutti i Paesi del Patto di Varsavia andarono fieri per almeno settanta anni, fino alle picconate contro il muro sotto la Porta di Brandeburgo, poi solista in occidente, svogliata e infelice.

Tomasz Kot, Joanna Kulig

Cold War (2018): Tomasz Kot, Joanna Kulig

 

Costumi multicolori, grande pannello col faccione di Stalin sullo sfondo, platea attenta e sorridente, danze cosacche e csàrdàs ungheresi di grande prestanza atletica.

 Zula è perfettamente inserita in questo mondo, Wiktor no, è un malinconico e sorridente poeta della tastiera, figura romantica fuori tempo, a cui danno vita Chopin e la visione, mentre dirige coro e orchestra, di Zula che canta e danza vorticosamente in costume regionale.

 Ma Zula è un’anima inquieta che farà scelte incoerenti, tra Polonia, Berlino, Zagabria e ancora Polonia i due amanti sembrano incarnare sulla loro pelle la storia di un’Europa che dal secondo dopoguerra ha perso tutte le coordinate e gira a vuoto, incapace di amare e di farsi amare, che non sa più essere felice, costantemente fuori luogo, come Zula, creatura imbevuta di mistica di regime travasata nella capitale dello spleen come poteva essere Parigi allora.

 

Città dove nel ’55 andava in scena Becket con Fin de partie e il jazz dominava nei bistrots, Parigi è un mondo incomprensibile per Zula che scatena le sue energie di brava fanciulla del placido Don sul bancone dei bar a ballare rock. Tornerà in Polonia, un mondo che lei capisce.

Wiktor la guarda , silenzioso e memorabile.

 

Tomasz Kot

Cold War (2018): Tomasz Kot

La regia guida il film come la partitura di un’opera d’avanguardia, amplifica il libretto con aderenza stilistica al quadro storico che appare ad intermittenza, brevissimi lampi in controluce, la Storia minacciosa che piomba sugli individui, inermi, e li punisce incolpevoli.

Polonia, Germania, Unione Sovietica, una triangolazione che stritola e un amore molto grande costretto a farsi da parte.

La narrazione scompare, prevale un lirismo angoscioso, il profilo psicologico dei due amanti si rivela con rara minuzia in una povertà assoluta di dettagli, l’ellissi domina sovrana.

Il male di vivere è alle porte, la guerra fredda è finita.

 

 

 

www.paoladigiuseppe.it

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