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Il prigioniero di Amsterdam

Regia di Alfred Hitchcock vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il prigioniero di Amsterdam

di ethan
8 stelle

Siamo nell'estate del 1939 a New York in una redazione di un giornale da cui il direttore, insoddisfatto dei servizi provenienti dall'Europa in fermento, invia Johnny Jones, a cui affibia lo pseudonimo Huntley Haverstock (Joel McCrea): arrivato a Londra, il giornalista incontra casualmente il diplomatico olandese Van Meer (Albert Bassermann), che a sue precise domande rimane sul vago e poi perde di vista, nonché il leader di un movimento pacifista, tale Fisher (Herbert Marshall) e sua figlia Carol (Laraine Day); l'azione si sposta a Amsterdam, dove l'indomito Haverstock ritrova Van Meer che, non riconoscendolo, sta per recarsi a una conferenza per la pace ma, poco prima, viene crivellato di colpi. E' l'inizio di un'odissea e di un'interminabile serie di colpi di scena, nel più puro Hitchcock Style.

'Il prigioniero di Amsterdam' o 'Foreign Correspondent', come cita il titolo originale, che mette in risalto il protagonista del film, il classico (anti)eroe, uomo comune che si trova invischiato nel solito intricatissimo plot spionistico - Joan Harrison e Charles Bennet firmano lo script, Robert Benchley e James Hilton i dialoghi e il grande Ben Hecht (che non compare nei credits) il finale - che, guidato dalle sapienti mani dell'autore vive avventure sempre al confine (e spesso anche oltre) del verosimile, riesce perfettamente a coniugare tematiche prettamente hitchockiane - l'anzidetto uomo comune in circostanze straordinarie, la coppia che si forma durante il film a causa delle avversità incontrate, il binomio apparenza-realtà, la minaccia e il cattivo gentiluomo - con le necessità impellenti del film di propaganda, mettendo in atto sperimentazioni visive e linguistiche incredibilmente innovative per l'epoca. 

Ritmo indiavolato come nei migliori film d'azione, dialoghi scoppiettanti e proferiti con velocità, come nelle Screwball Comedies americane degli anni '30, cast da applaudire in blocco e alcune sequenze entrate nella storia. 

E' doveroso ricordare l'omicidio (apparente) del diplomatico, che dà vita a un inseguimento (dove vediamo un divertente inserto da comiche del muto, con un uomo che tenta più volte di attraversare la strada ma viene sempre interrotto dal passaggio delle auto in corsa) che si conclude in aperta campagna, che poi porta a un'altra magistrale scena all'interno di un mulino a vento orchestrata attraverso il gioco di luci e ombre (ottima anche la fotografia di Rudolph Maté) e di articolatissimi movimenti di macchina; la scena sulla torre di Westminster dove, con un accurato montaggio, il regista inganna ancora una volta lo spettatore facendo credere che l'uomo che precipita è il nostro eroe, ma subito ce lo mostra sano e salvo nell'inquadratura successiva; ed infine, il pezzo di bravura dell'aereo abbattuto che cade in mare, con un livello di realismo inusitato per i tempi.

Uscito nello stesso anno del ben più celebrato 'Rebecca' è da questi differente negli umori e nei toni ma non da meno dal punto di vista artistico.

Voto: 8,5 (v.o. di 120 min. su YouTube).

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