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Napoli velata

Regia di Ferzan Özpetek vedi scheda film

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La recensione su Napoli velata

di leporello
6 stelle

Di nuovo la consueta auto-referenzialità di Ozpetek, anche se, questa volta, con un bel soggetto e una felice, finalmente ritrovata collaborazione con una sempre più brava Giovanna Mezzogiorno.

    Dopo aver visto “Saturno Contro” avevo abbandonato Ozpetek al suo destino, devo dire senza nessun rimpianto. Lo ritrovo a distanza di anni un po’ cresciuto, senz’altro nel modo di girare e nella cura ormai ultra professionale di ogni dettaglio fotografico. Anche la scelta del soggetto, finalmente, ritrova quel minimo indispensabile di spessore che dopo “Saturno contro” era sparito, optando questa volta per un giallo a tinte fosche sviluppato in sontuose (direi quasi intimidatorie) ambientazioni.

 

   Tuttavia, alcuni suoi limiti (a questo punto direi cronici) si ripresentano puntuali anche in questa occasione, primo fra tutti e fra tutti il più disturbante, questa maniacale ostentazione della sua omosessualità che, ben guardandomi dal giudicarla sul piano personale e privato, finisce sempre per legare e costringere i suoi film a curvature tanto evidenti quanto inutili e fine a se stesse: a parte il corteggiamento esagerato al corpo di Alessandro Borghi (a sua volta esageratamente sproporzionato tra prestanza fisica e capacità attoriale), si veda ad esempio la scena degli artisti percussionisti di strada, tutti selezionati giovani ultra bellocci in un contesto che non  richiedeva affatto una scelta simile, scelta che, con troppo evidenza e come al solito, Ozpetek fa evidentemente solo per se stesso e non per il suo pubblico.


   E di nuovo questo difetto di mettere troppe cose pesanti tutte insieme (certo, questo script non poteva presentarsi leggero, ma...), pretendendo poi, con qualche carezzevole ventata con ventaglio di piume di struzzo, di far sopportare allo spettatore quel peso che Ozpetek stesso dimostra di non saper sopportare.


   Tra le note positive, invece, come sempre una colonna sonora bellissima e perfettamente incastonata (il brano cantato da Arisa sui titoli di coda e firmato da Gragnaniello dà letteralmente i brividi), un cast che, fatta la tara dell’incapacità totale di Borghi e delle numerose “scivolate” della bravissima Giovanna Mezzogiorno su quell’accento che non riesce a non essere romano anche quando dovrebbe essere napoletano (e in un film ultra napoletano come questo, la cosa ha la sua importanza) è davvero stellare: i “camei” di Barra, Bonaiuto, Sastri... sono molto più che semplici camei (Isabella Ferrari, invece, per il minimo spazio riservatole, si può felicemente dare per “n.c.”, evitandoci così quell’imbarazzo che avrebbe fatto scopa con quello suscitato  dalla prestazione inqualificabile del Borghi).
E’ un bel film, intendiamoci: non si esce affatto delusi dalla sala (se non per un finale che si sarà costretti a non capire mai, se non sventolandosi con le piume di struzzo di una “magicalità” non ben definita); però Ozpetek continua a sembrarmi un regista troppo egocentrico, autoreferenziale, troppo “out-out”, più incline ad “imporre” anziché “proporre”, eccessivamente già soddisfatto di se stesso per andare a ricercare la soddisfazione altrui.


    Cinema onanistico, si potrebbe dire.

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