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Don't Worry

Regia di Gus Van Sant vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Don't Worry

di alan smithee
4 stelle

FESTIVAL DI BERLINO 2018 - CINEMA OLTRECONFINE

…non preoccuparti, non andrà molto lontano a piedi…

Un giovane sbandato dedito all’alcolismo, durante una notte brava trascorsa assieme ad un amico di bevute tra un party alcolico e il successivo, rimane coinvolto, da passeggero, in un grave incidente d’auto ove ne esce completamente paralizzato a vita.

Sconvolto e sempre dipendente dagli alcolici, riuscirà per caso a scoprire di possedere un talento non comune nel disegno, e finirà per divenire autore di strisce a fumetti sarcastiche e pungenti in cui l’uomo, ironizzando sul suo problematico stato fisico, riuscirà a creare un eroe in carrozzella che in qualche modo lo rappresenta fedelmente. Un cinismo e una volontà di sdrammatizzare che gli consentiranno di salvarsi la vita, almeno dal punto di vista della qualità morale.

Basato sulla autobiografia del vignettista satirico John Callaghan, Gus Van Sant riprende un vecchio soggetto che vent’anni prima gli aveva illustrato l’attore Robin William, intenzionato ad impersonare il protagonista.

E se la scelta di un attore sfaccettato e complesso come Joaquin Phoenix è senz’altro un pregio del film, e vedercelo correre e volteggiare come un folle sulla carrozzella elettrica rimane uno delle sequenze che possono restare in memoria a proposito del film, un po’ sottotono o addirittura sprecati appaiono attori celebri come Rooney Mara e Jack Black, impegnati in ruoli sin troppo di contorno o troppo poco sfaccettati, mentre uno smagrito Jonah Hill ci inquieta come è suo costume, interpretando un guru nemico dell’alcolismo pieno di ombre e di atteggiamenti equivoci.

Il film inoltre pare non saper bene dove andare a parare, e non riesce a suscitare un vero interesse per il personaggio, né ad appassionare mai lo spettatore, smarrito tra un festino e una riunione d’alcolisti anonimi, ma lasciato un po’ a se stesso.

Continua pertanto anche con Don’t worry, dopo i poco convincenti Promise Land (2012) e La foresta dei sogni (2015), il periodo un po’ fiacco per un autore spesso grande, fino a qualche anno fa ritenuto a buon titolo quasi infallibile, ma da un po’ di tempo vittima di un certo torpore che ne annebbia le scelte e/o ne pregiudica visibilmente i risultati artistici.

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