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The Rider - Il sogno di un cowboy

Regia di Chloé Zhao vedi scheda film

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La recensione su The Rider - Il sogno di un cowboy

di maurizio73
7 stelle

Nell'asimmetria di una condizione familiare segnata dal lutto e dal disequilibrio di una condizione personale di invalidità si rimarca il senso di sconfitta di una comunità che sembra aver smarrito i suoi ancestrali valori sociali per sostituirli con quelli surrogati della cultura dominante o di succedanee gratificazioni dopaminiche.

Ferito alla testa dopo una caduta da cavallo e con seri postumi neurologici, il giovane Brady  è fermamente intenzionato a ritornare ai suoi amati rodeo. La responsabilità per la dolce sorellina autistica e per un padre vedovo col vizio del gioco, lo porteranno a rivalutare realisticamente speranze e aspettative.

 

locandina

The Rider - Il sogno di un cowboy (2017): locandina

 

L'ultimo buscadero Sioux

 

Già dalle parti della Pine Ridge Reservation per il precedente Songs My Brothers Taught Me, la minuta e combattiva Cloè Zhao arruola un'altra compagine di nativi autoctoni per una variazione sul tema dell'identità e della solidarietà familiare nell'angusto perimetro di una emarginazione sociale condannata alla sussistenza economica ed alla struggente illusione dei suoi sconfinati orizzonti. Quasi a tracciare un significativo parallelo con il film precedente (il rapporto fratello-sorella-madre vedova), anche qui si gioca sull'asimmetria di una condizione familiare segnata dal lutto e dal disequilibrio di una condizione personale afflitta dall'invalidità (congenita o acquisita) per rimarcare il senso di sconfitta di una comunità che sembra aver ineluttabilmente smarrito i suoi ancestrali valori sociali per sostituirli con quelli surrogati della cultura dominante (il rodeo) o di succedanee gratificazioni dopaminiche (il gioco, l'adrenalina) e dove la mutilazione o l'invalidità si frappongono come difficili ostacoli al recupero di un atavico rapporto di equilibrio con la natura. Il risultato è una personalissima e già matura contaminazione di fiction e ricognizione documentaria (l'attore principale interpreta se stesso e ricapitola la propria vicenda personale) con un giovane ultimo buscadero mezzosangue in cui le pulsioni autodistruttive di una gioventù frenata dal trauma vengono via via mitigate dalle responsabilità dei legami e degli affetti familiari (un padre inaffidabile, una sorella bisognosa, un amico tetraplegico) e dalla riscoperta di una nuova modalità nel rapporto con gli amati destrieri selvatici. Nella frontiera residuale di riserve indiane che l'uomo bianco ha infarcito dei propri miti di conquista e condannato al prorpio destino di miseria e di sconfitta dunque, la via del compromesso come unica soluzione possibile per la riscoperta di una identità fondata sulla tradizione e per la salvaguardia di un'armonia sociale che affonda le proprie radici nella indissolubile unità dei legami di sangue sono l'insegnamento che la Zhao sembra trarre dalle vicende reali di un'America minoritaria e abbandonata di cui sembra doveroso non dimenticarsi. Premio Art Cinéma al Festival di Cannes 2017 e altri sacrosanti riconoscimenti in giro per il mondo.

 

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