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La forma dell'acqua

Regia di Guillermo Del Toro vedi scheda film

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La recensione su La forma dell'acqua

di giurista81
7 stelle

Pellicola dalla spiccata sensibilità femminile di fondo, se mi permettete la definizione, per il ritorno di Del Toro a quel fantastico da intendersi quale via di fuga da situazioni di disagio sociale in cui sono soffocati i protagonisti di turno. Se con Il Labirinto del Fauno il regista, nonché sceneggiatore, messicano era riuscito a sorprendere con una storia originale e interpretabile su più livelli, con questo La Forma dell'Acqua opta per un canovaccio un po' inflazionato e dal notevole retrogusto romantico ad alimentare una storia di un amore impossibile (anche se il taglio è ottimista). Viene rivisitato il famoso sottogenere the beauty and the beast. Il soggetto, peraltro assai simile a un mio vecchio racconto intitolato Bunker 15 (scritto oltre dieci anni fa e selezionato per l'antologia Fantatic Zen della EDS Edizioni), riprende la tematica dell'amore per il diverso (nella fattispecie un essere anfibio, capace di guarire le ferite e umane, venerato come un Dio dalle popolazioni indigene dell'Amazzonia) pur sostituendo la "bellona" di turno con una giovane affetta da un handicap (nel mio racconto si trattava invece di una prigioniera ebrea in mano ai nazisti) che è quello del mutismo. Del Toro, pur confezionando un copione dallo sviluppo lento e con caratterizzazioni con l'accetta (stereotipatissimo il cattivone, così come il generale americano e gli ottusi funzionari sovietici), tiene viva l'attenzione, anche per merito di calibrate scenografie (davvero belle, così come la fotografia) e di un'eccelsa interpretazione di Sally Hawkins. La giovane attrice è funzionalissima, pur senza recitare neppure una battuta (a parte in un sogno dove si immagina cantante-ballerina di uno spettacolo televisivo), a dispetto di un'avvenenza fisica non proprio di primo piano ma in grado di non sfigurare neppure nei nudi integrali. Spetta a lei dar corpo e movenze a una ragazza delle pulizie di un centro di ricerche americano. Non una ragazza qualunque, piuttoso una sensibile affetta da gravi problemi di interelazione vuoi per il mutismo (le sono stare recise le corde vocali) vuoi per un passato di traumi originati dall'abbandono in orfanotrofio. E' proprio la difficoltà di allacciare le relazioni sociali la tematica sottintesa al soggetto fantastico, con tre soggetti, a loro modo e per diversa ragione, costretti a una vita di solitudine. Si dice che gli opposti si attraggano, ma nel film di Del Toro sono i simili a farlo. Le diversità diventano motivi di sviluppo e di ampliamento di cultura, anche se lo capiscono solo i "diversi" e uno scienziato sovietico che non viene ascoltato né dagli americani né dai connazionali. "Non importa quello che possiamo imparare noi, importa che non imparino gli americani" il laconico commento dei burocrati russi, a dimostrazione di uno spirito egoistico di fondo dell'uomo medio, in cui si arriva persino a sacrificare una creatura ignota (addirittura venerata quale Dio) pur di non rischiare di alterare gli equilibri con i rivali. Il tutto viene inserito nel contesto storico della guerra fredda, con un happy end finale che lascia un po' storcere la bocca anche se, dal prologo, il tutto potrebbe esser una chiave di lettura del narratore (attenzione che a Del Toro piace giocare in questo modo). Molto buono il trucco, tra cui alcune zampate splatter di Del Toro in omaggio al suo genere preferito: l'horror.

Discreto, ma sopravvalutato. 

 

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