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A Star Is Born

Regia di Bradley Cooper vedi scheda film

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La recensione su A Star Is Born

di supadany
5 stelle

Venezia 75 – Fuori concorso.

Quando si parla di cinema, in realtà sono aggregati una grande quantità di pezzi che poco hanno in comune tra loro. C’è chi mira all’arte pura e chi al pubblico, chi prova ad avere la botte piena e la moglie ubriaca e chi vuole scrivere una pagina illibata. Inoltre, c’è chi ne prende una in prestito, senza avere grandi aspirazioni, ma con un cavallo di Troia che gli consenta di generare curiosità.

Indubbiamente, l’esordio alla regia di Bradley Cooper non avrebbe in alcun modo potuto passare alla storia in quanto tale se non avesse avuto un fattore di stimolo. Il famoso attore l’ha individuato in Lady Gaga e i riflettori puntano dritti su di lei.

Jackson Maine (Bradley Cooper) è un rocker stropicciato, che trova nuovi stimoli quando, casualmente, incontra Ally (Lady Gaga), un’aspirante cantautrice abituata a vedersi chiudere le porte in faccia.

Grazie all’aiuto di Jackson, Ally avrà l’occasione tanto agognata, incominciando un percorso che la vedrà diventare sempre più popolare. Nel frattempo, tra i due sboccia anche l’amore ma Jackson dovrà fronteggiare i suoi demoni interiori, solo temporaneamente mitigati dalle premurose attenzioni di Ally.

 

Lady Gaga, Bradley Cooper

A Star Is Born (2018): Lady Gaga, Bradley Cooper

 

Ci sono storie che non invecchiano mai, valide per ogni epoca solamente aggiustando il tiro. Così, A star is born ha tre precursori illustri, diretti rispettivamente da William A. Wellman nel 1937, George Cukor nel 1954 e Frank Pierson nel 1976, senza scordare tanti altri titoli che hanno preso in prestito più di un’idea.

Ora, i paragoni emergono automaticamente e questa nuova versione ne finisce, in un modo o nell’altro, sempre penalizzata, ma è anche una rivisitazione sufficientemente schietta per riscontrare una parziale benevolenza, almeno da parte del pubblico generalista.

Dunque, lo sviluppo è ampiamente noto e l’asse portante si riversa sui protagonisti e il contorno. Per i primi, Lady Gaga in versione acqua e sapone, ruspante e selvatica, va apprezzata per la sua spontaneità (d’altronde, è assodato non sia un’attrice, inutile pretendere la luna), mentre Bradley Cooper segue le orme del rocker sciupato con una – nemmeno troppo – vaga somiglianza fisica con Eddie Vedder (i due sono amici).

Insieme formano una coppia standardizzata, con il bruco che diventa farfalla e un processo di deperimento della star ormai inserita su un percorso di autodistruzione che può solo essere rallentato. Un fraseggio tra due anime che alimenta un infuso collocato in piena confort zone, perdendo progressivamente ordine, con una predisposizione a calcare la mano, coagulando commedia e dramma, sentimento e musica. Conseguentemente, balza da un umore all’altro attraverso un montaggio sempre più affannoso, con una prima parte compatta e confortevole seguita da una seconda sofferente di un accumulo spasmodico di eventi determinanti.

Pertanto, A star is born non è particolarmente armonico e vive di attimi, con step meccanici pur tentando timidamente di forzarne alcuni, più a suo agio quando l’atmosfera è frizzantina, con pane per i denti dei cuori più romantici, e scomposto sulle note più drammatiche, giovandosi del valore aggiunto garantito da Sam Elliott, un volto d’altri tempi che incide a ogni sua apparizione.

Pensavo peggio, speravo meglio.

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