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Una gita scolastica

Regia di Pupi Avati vedi scheda film

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La recensione su Una gita scolastica

di degoffro
8 stelle

Sul filo della memoria il più intimista e sensibile dei registi italiani Pupi Avati, con uno stile personale e riconoscibilissimo (qualità praticamente ormai inesistente nel nostro cinema) racconta di una gita-premio che nel 1914 gli allievi di una terza liceo mista di Bologna fanno, a piedi, attraverso l'Appennino fino a Firenze. Negli anni ottanta, Laura, ormai anziana e unica superstite di quel gruppo, ricorda con affetto, nostalgia, piacere e gioia quella gita scolastica nella quale, sia pure per pochi momenti ha potuto anche essere fidanzata con il ragazzo più ambito della classe. Avati, avvalendosi delle musiche eterne e di grande coinvolgimento emotivo di Riz Ortolani, realizza un'opera semplice ed emozionante, nella quale tutti coloro che sono stati studenti hanno modo di riconoscersi od identificarsi. Splendida la figura del professore interpretato da un ispirato Carlo delle Piane: un uomo che a 46 anni vive ancora con la madre, capace di confessare di non avere mai avuto una vera relazione con una donna perché ne ha paura, ma pronto ad emozionarsi e perdere la testa come un bambino non appena la giovane collega Serena, della quale si è perdutamente innamorato fin dal primo incontro, gli manifesta il suo apprezzamento. E sarà proprio il professore, nonostante Serena gli preferisca poi un suo allievo per una rapida avventura in ripicca al marito traditore, a evitarle lo scandalo causato da quella scappatella. Un film delicato ed elegante, bello e sincero, umile e vero, avvolgente e magico come gli splendidi scenari tra l'Emilia e la Toscana in cui è ambientato, a tratti lento, soprattutto nella prima parte forse troppo trattenuta e meno appassionante, più "scolastica"; poi con il nascere delle confidenze tra il prof e Serena il film prende corpo, si anima, perde quella timidezza e paura che frenava leggermente le emozioni e raggelava i cuori e conquista con la sua dolcezza e tenerezza, evitando eccessi mielosi e patetici, soluzioni facili o banali, con una coerenza e una tenitura narrative invidiabili e suggestive, fino al finale poetico in cui Avati raggiunge "l'incanto", strappando più di un applauso. Fra gli interpreti spiccano la cantante Rossana Casale, nei panni di una allieva, che con la sua splendida e vibrante voce dà ancora più forza alle canzoni intensissime del film (sempre a firma Ortolani) e Cesare Barbetti, celeberrimo doppiatore di Robert Redford, qui nei panni del preside. 5 nastri d'argento: per il miglior film (stagione 1983/1984), il miglior soggetto (di Pupi e Antonio Avati), il miglior attore protagonista (Carlo delle Piane), la migliore attrice esordiente (Lidia Broccolino), le migliori musiche (di Riz Ortolani). Carlo delle Piane per questo ruolo si è portato a casa anche il premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia del 1983 ed il Globo d'oro. Una pioggia di premi per un piccolo film capace di trasmettere poesia e serenità raccontando la vita per quello che è con le sue gioie, delusioni, sorprese e piccole rivincite, senza pretese moralistiche o inutili e spesso false riflessioni sociologiche.
Voto: 7+

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