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Io sono Heath Ledger

Regia di Derik Murray, Adrian Buitenhuis vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Io sono Heath Ledger

di bufera
8 stelle

Viene raccontata con tenerezza e semplicità la vita di Heath Ledger, attraverso la vibrante carica di un documentario che mostra l'uomo e l'artista carismatico, semplice, generoso, pieno d'idee, curioso e profondamente innamorato dell'arte in ogni sua forma.

locandina

Io sono Heath Ledger (2017): locandina

 

“CHE STA SUCCEDENDO? NON DOVREMMO ESSERE QUI, TUTTO QUESTO NON HA SENSO, HEATH AMAVA LA VITA.”

 

Comincia così, con le forti ma sensibili parole di Ben Harper, il documentario dedicato a Heath Legder uscito nel 2017. Il documentario diretto da Adrian Buitenhuis e Derik Murray ci permette di conoscere un po’ meglio la figura di questo artista mancato troppo presto il 22 gennaio del 2008, a soli ventotto anni. Di solito quando viene girato un documentario su un artista morto in modo misterioso, tragico e/o prematuramente, ci si aspetta di vedere una sfilata di star commosse o di scoprire qualche aneddoto scomodo che ne aumenti la leggenda o il mito. Fortunatamente i registi hanno optato per qualcosa di diverso, evitando rivelazioni sulla maledizione del Joker, che ha fomentato l’immaginario di media e fan e che avrebbe preso tanto Legder da farlo entrare in depressione o impazzire,  

 

 

I registi, invece ci accompagnano per mano, attraverso diverse testimonianze, in un racconto della vita di Heath Ledger dall’infanzia fino alla sua morte, attraverso le parole di persone a lui molto vicine, parenti stretti come la madre, il padre e le sorelle, gli amici d’infanzia e intimi (Ben HarperMatt AmatoN’faTrevor di Carlo ecc), i suoi ex amori (Naomi Watts e Christina Cauchi), il suo manager, alcuni registi tra cui Ang Lee che ha contribuito, grazie a I segreti di Brokeback Mountain, a lanciarlo verso la maturità artistica e la fama mondiale, e tanti altri ancora.

 

 

Ciò che colpisce di più di questa pellicola è la tenerezza, la semplicità e la vibrante carica con cui viene raccontata la vita di Ledger, il tutto accompagnato da foto e video inediti realizzati dallo stesso attore, perché qui non ci sono solo testimonianze di terzi, ma anche un notevole numero di quelle realizzate dallo stesso Heath. che amava tanto fotografarsi e fotograre le persone e gli ambienti che lo circondavano Durante la visione si scopre ben presto che accostare l’iconica figura del mito a Ledger stona e si mostra invece l’immagine di un uomo carismatico, semplice, generoso, pieno d’idee, curioso e profondamente innamorato dell’arte in ogni sua forma,  specie per la fotografia, la regia e la musica.

 

 

 Si delinea meglio la figura di un uomo che era sempre in cerca di superare i propri limiti professionali e di sperimentare tanto da cominciare a dirigere video musicali per i suoi amici, tappa che gli sarebbe servita come esperienza per il film che avrebbe dovuto girare dopo aver concluso le riprese di Parnassus. Un film di uno studioso attento al background e alla caratterizzazione dei personaggi che interpretava, e di una persona che non aveva paura dello spietato mondo di Hollywood, cercando il più possibile di non farsi manovrare  ma di scegliere, secondo la sua crescita personale, che cosa fare e come farlo.
 
 

Non c’è spazio per i drammi in questo documentario, poiché la fosca nebbia misteriosa che aleggia sulla figura di Ledger viene spazzata via da raggi solari nei racconti delle persone a lui care e nelle riprese video realizzate dallo stesso attore. Un racconto che in parte sembra costruito dallo stesso Heath grazie alla sua maniacale voglia di riprendere e fotografare ogni istante della sua vita, come a immortalare per sempre quell’attimo d’incertezza o felicità che aveva fuori o dentro.

 

 

Allo spettatore  che ha appena visto questo documentario resta che Ledger non perdeva tempo, sfruttava ogni istante della sua vita a fare qualcosa di costruttivo lasciandoci in ricordo ben diciannove interpretazioni sul grande schermo, partecipazioni in quattro serie per la televisione, cinque video musicali realizzati in veste di regista e tanto altro ancora.

 

 

I Am Heath Ledger non è stato realizzato per farci piangere, ma non possiamo rimanere insensibili davanti a un Ledger che si autoriprende mentre gira su se stesso con le braccia spalancate al mondo e alla vita, il tutto accompagnato dal brano dei Bon Iver, Perth, dedicato proprio a quest’uomo pervaso da un grande senso di umanità e gentilezza. Ci si commuove perché qui si va oltre l’iconica interpretazione del Joker, qui si rimpiange un artista che ci avrebbe potuto regalare ancora tante emozioni sia come attore, sia come regista. Per non parlare del privato dalla storia  d'amore con Michele Williams e la nascita della loro bambina, Matilda,quando lo si vede con la bimba in braccio, intenzionato a fare il buon padre, quale è stato finchè è stato in vita, alla sua imbattibilità nel gioco degli scacchi, fin da bambino. E'stato detto che in 28 anni ha aveva  acquisito la maturità e l'esperienza di almeno uno di 50, per la fretta, quasi l' urgenza con cui aveva vissuto, con pochissimo sonno, tanto da chiamare a qualsiai ora uno dei suoi numerosi amici per comunicargli una nuova idea che gi era venuta in mente e realizzarla  al più presto, E aveva sempre ragione......

 

Heath Ledger

Io sono Heath Ledger (2017): Heath Ledger

Heath Ledger

Io sono Heath Ledger (2017): Heath Ledger

Heath Ledger

Io sono Heath Ledger (2017): Heath Ledger

 

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