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La casa di Jack

Regia di Lars von Trier vedi scheda film

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La recensione su La casa di Jack

di Mulligan71
7 stelle

L'Inferno, con la i maiuscola, di Lars Von Trier, è bello che servito, qui, in centocinquanta minuti al solito eccessivi, necessari, disturbanti, adorabili. Von Trier non sta bene, diciamolo subito, è un uomo che, con gli anni, ha dovuto superare dipendenze e crolli nervosi, e non è detto che ne sia uscito, e, di riflesso, ogni suo nuovo lavoro esprime tutto il turbinare della sua mente. Qui lo fa attraverso la figura di Jack, un serial killer che è pure ossessivo-compulsivo, che negli Stati Uniti anni settanta si "diverte" a fare dell'omicidio un'arte. Classicamente diviso in cinque "incidenti", che sono i racconti di altrettanti assassinii, sempre più feroci e cattivi, il film si avvale di uno splendido Matt Dillon, in un ruolo sicuramente non facile, e da una serie di attori che durano poco, come Uma Thurman nell'episodio che dà il via alla lenta discesa di Jack verso l'Inferno. Girato molto bene, con il regista danese a pedinare lo sciroccatissimo Dillon, è un accumularsi di situazioni forti e paradossali, che Von Trier si diverte a intersecare con visioni personali, frammenti di suoi vecchi film, quadri, riferimenti religiosi e filosofici, tanto per buttare carne sul fuoco, che con lui non sai mai se è fatto tanto per fare, per disturbare, per confondere o se sono funzionali alla pellicola. Tutto l'insieme, come in un Faust danese, puzza di zolfo e di sangue, e i soliti eccessi del regista non ci vengono risparmiati neanche qui. Non manca il Virgilio della situazione, (Bruno Ganz), che chiuderà questo ballo macabro e folle, in maniera ovviamente dantesca. Che dire, è un film che attira e respinge, che accumula e incuriosisce, che non ci restituisce certo il miglior Von Trier, che non c'è più da un pezzo, che può aprire dibattiti infiniti. La cosa più bella, però, è che il suo Cinema disturba, non lascia indifferenti mai, e in un mondo sempre più omologato, incapace di creare arte, è un Cinema che io reputo necessario, nel bene e nel male, come diceva già nel suo folle, adorato, "The Kingdom". Promosso, ma non per tutti.

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