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Solo - A Star Wars Story

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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La recensione su Solo - A Star Wars Story

di alan smithee
4 stelle

71 CANNES FESTIVAL 2018 - FUORI CONCORSO 

Trovare una coerente, ideale "faccia da schiaffi" piacente e sorniona che potesse risultare all'altezza di quella del futuro quarantenne (e poi settantenne) Han Solo original by Harrison Ford della prima trilogia, e del primo episodio della terza ancora in atto, non era lavoro così scontato. Ma aver accentrato la propria scelta sull'eterno divo in ascesa Alden Ehreinreich (un volto alla Di Caprio degli esordi, quando pure lui capitò nel mondo del cinema circa dieci anni fa con lo splendido Tetro), uno che cinematograficamente ha goduto del doppio battezzo di "Coppola senior", ovvero the original, ha poi proceduto con una carriera per nulla frenetica, ma tutta costellata di nomi piuttosto altisonanti (Lagravanese, passando per Park Chan Wok, arrivando a Woody Allen per proseguire con Warren Beatty, ma che, fino ad oggi, non è ancora riuscito ad esplodere planetariamente), e godere altresì dell'apporto, in sede di scrittura, del grande Lawrence Kasdan e del figlio Jon, pareva far presagire ad una impresa titanica magari pari a tante altre, ma indirizzata verso acque tranquille: tutt'altro in realtà, tra cause legali, ritardi e sostituzioni, perché le gravi divergenze artistiche sorte tra questi ultimi due sceneggiatori e la coppia di registi chiamati dalla produzione, quelli di Piovono polpette, 21 Jump Street e The Lego movie, ovvero Phil Lord e Christopher Miller, accende una miccia che fa esplodere un conflitto insanabile, che procrastina e ritarda l'ultimazione del blockbuster di oltre un anno.

E comunque, a dirla tutta e per non accanirsi solo nei confronti dei due registi licenziati, è pur vero che, visto il film, da un autore come Kasdan (basta ripercorrere la sua carriera anni '80 - da regista come da sceneggiatore - per rimanere estasiati dalla portata di un autore invero da anni inevitabilmente infiacchito e convertito alla causa commerciale), era lecito aspettarsi ben altri livelli di scrittura; se non altro per giustificare almeno la tenacia con cui lo stesso sceneggiatore-autore ed il figlio si sono impuntati fino a scalzare la prima coppia di registi, intenzionati a trasformare lo script in qualcosa di più brillante e leggero, se non umoristico.

A Ron Howard, solido regista forte di un Oscar non proprio inevitabile, e da anni purtroppo per lui piuttosto convertito alla causa di un abile mercenario, più che a quella di un autore che si rispetti (semmai lo sia mai stato, pur restandoci simpatico sin dai tempi del glorioso Happy Days), è finito l'onere (sacrosanto) di salvare "baracca e burattini", e tutti i milioni di euro che hanno coinvolto questo secondo spin-off che è anche un prequel della saga originaria di Star Wars.

locandina

Solo - A Star Wars Story (2018): locandina

Un compito a cui il prode e sin coraggioso Howard mette mano con la consueta diligenza, evitando catastrofi totali: il film ha dalla sua alcune cose o momenti spettacolari di un certo rilievo: prima tra tutte l'inseguimento del treno "blindato" che si arrampica avveniristicamente sulle "3 cime di Lavaredo" (per davvero!!), con una caccia al bottino se non entusiasmante, almeno piuttosto concitata e divertente; altre scenografie imponenti che riguardano gli sfondi urbani, interessanti anche oggi che siamo abituati a tutto e smaliziati oltre ogni limite, e qualche valida ambientazione "canaria" (precisamente nella sabbiosa affascinante isola di Fuerteventura), che riproduce deserti e desolazioni inevitabili e necessarie come per gli altri episodi della saga originale.

Il resto, tuttavia non funziona troppo, a partire dai personaggi che fanno da contorno al nostro eroe impridente e un pò impunito. E se da un lato ci piace seguire la nascita di una meravigliosa amicizia tra Solo e il lamentoso stangone peloso di Chewbecca, dall'altro ci devastano personaggi insulsi come la smorfiosa Qi'ra di Emilia Clarke (davvero pessima, solo in grado di fare faccine di circostanza oltremodo ridicole: se recita così pedestremente pure nella saga de Il trono di Spade - che comunque probabilmente mai vedrò per diverse motivazioni- stiamo davvero a posto!!!!) e del fiacco ribaldo Lando Calrissian, reso dalla star multisfaccettata e divisa tra piccolo e grande schermo, Donald Glover.

Mentre per interpretare il criminale da manuale Tobias Beckett, il grande Woody Harrelson non deve far altro che limitarsi ad imitare e fondere assieme gli ultimi 4/5 ruoli da gaglioffo simpatico e infingardo che ha reso (altrove rispetto a qui sempre con risultati migliori), nelle immediate precedenze di carriera.

locandina

Solo - A Star Wars Story (2018): locandina

Sfocati e inerti, due attori altrove spesso di classe ed affascinanti come Paul Bettany e Thandie Newton, scialbi ma mon per rispettive responsabilità.

E la storia un pò carnevalesca ma non troppo, e troppo poco convinta - pur non pretendessimo in effetti veramente nulla di serio, forse solo un po' più all'altezza del petsonaggio - a proposito dei primi passi della carriera da pilota in pò ladro, un pò approfittatore, ma in fondo gran buon uomo, di Han Solo, non riesce a rendere giustizia ad un personaggio divenuto indiscutibilmente di culto, soprattutto grazie alla prima, unica, inossidabile trilogia di Lucas.

locandina

Solo - A Star Wars Story (2018): locandina

In fondo quello di Solo è, tra i personaggi della saga miliardaria, quello più libero dagli schemi, dal senso del dovere imposto da qualsivoglia etichetta di casato o principato d'appartenenza, dalla moralità che non ha mai appreso come imposizione di casta o ceto sociale, essendo egli uomo di volgo, reietto senza natali di alcuna specie, orfano cresciuto sulla strada, integrato tra una mistura di razze e una leggr della sopravvivenza che lo ha plasmato eroe con la faccia da schiaffi e una prestanza irresistibile.

È in definitiva, Han Solo, o rappresenta, l'uomo del popolo che si trova al posto giusto nel momento giusto per diventare l'eroe che mai avrebbe pensato di poter essere. Pertanto un po' di spirito di novità forse non avrebbe nuociuto all'economia della pellicola.

Chissà mai infatti cosa sarebbe accaduto al progetto, se fosse restato in mano ai due ragazzacci irriverenti dei Lego e delle polpette. Non lo sapremo mai, ma ci piace, a questo punto, con questo modesto risultato, provare a ripensarci.

 

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