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Solo - A Star Wars Story

Regia di Ron Howard vedi scheda film

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La recensione su Solo - A Star Wars Story

di supadany
5 stelle

Le vicissitudini produttive lasciavano presagire il peggio, ma Ron Howard ha salvato la baracca in corner.Il progetto era debole alla radice, il carisma di Harrison Ford non si trova al mercato, ma la rimasticazione in corso d’opera è evidente. Rimangono due macro sequenze da blockbuster di prima fascia,un nuovo droide in stile #metoo e poco altro.

Tra le tante abitudini insite nella società attuale, la curiosità cronica di ficcanasare nel passato di personaggi iconici ha assunto un ruolo di primo piano e un qualunque media non può trascurare quest’aspetto. Da un lato, il pubblico tradisce raramente e la fama acclarata offre ampie garanzie di ritorno, dall’altro, uscendo da canali universalmente riconosciuti, non è scontato riuscire ad accalappiare l’attenzione, anche quando il materiale a disposizione è di buona caratura.

Regole che in casa Disney conoscono a menadito: pescare nella memoria collettiva è un’operazione più agevole – spesso anche maggiormente remunerativa – di andare a scovare galline dalle uova d’oro di nuova costituzione.

Nonostante qualsiasi precauzione, non tutte le ciambelle escono con il buco, soprattutto se il processo ha dei problemi alla radice e – per giunta – deve fronteggiare dei contrattempi, subendo dei correttivi in corsa.

Costretto a ripartire da zero dopo essersi trovato per la prima volta a un passo dalla libertà, il giovane Han Solo (Alden Ehrenreich) ha l’occasione per rifarsi partecipando a un assalto con una banda di ladri capitanata da Tobias Beckett (Woody Harrelson).

L’azione non va a buon fine, ma gli consente di rivedere l’amata Qi’ra (Emilia Clarke), assistente del maligno Dryden Vos (Paul Bettany). Per salvarsi la pelle, Han, Tobias e Chewbecca devono organizzare un nuovo colpo, sulla carta quasi impossibile da portare a termine con successo.

 

Alden Ehrenreich, Joonas Suotamo

Solo - A Star Wars Story (2018): Alden Ehrenreich, Joonas Suotamo

 

Non sono passati nemmeno sei mesi da Star wars: Gli ultimi Jedi e la galassia lontana lontana torna a invadere le sale con il secondo spin-off/prequel che, al contrario del precedente Rogue one: a Star wars story, ha meno appigli con la saga principale: narrativi (lo splendido finale di Rogue one) ma anche puramente identificativi, dato che riesumare il carisma di Harrison Ford nel ruolo di Han Solo era un’impresa improba.

Tuttavia, ad Alden Ehrenreich - meraviglioso in Tetro e poi persosi per strada - si fa presto il callo e i problemi principali alloggiano altrove, facilmente riconducibili al cambio di regia, avvenuto quando la produzione era già a buon punto, tanto più che passare dalla carica eversiva di Chris Miller e Phil Lord (Piovono polpette, The lego movie) al soldatino di ferro Ron Howard, il passo è lungo.

Impossibile mettere in dubbio la professionalità di quest’ultimo, ancora a suo agio quando coltiva progetti in proprio (Rush, Heart of the sea), meno nel momento in cui presta servizio su commissione (Angeli e demoni e Inferno gridano vendetta), ma la sensazione di una rimasticazione è la preponderante.

Infatti, se la fotografia affidata al talentuoso Bradford Young (1981: Indagine a New York, Arrival) è uniforme, al punto però da non avere alcun cromatismo in grado di colpire l’occhio, come fossimo al cospetto di uno sci-fi à la Blade runner (senza la corposità del caso), lo svolgimento è frammentato, disperatamente appeso a un paio di macro sequenze d’azione.

In tal senso, la rimodulazione su un convoglio futuristico del classico assalto alla diligenza è articolata e di ottima fattura, mentre nella seconda parte vi è un ulteriore piano che racchiude una battaglia sul campo e un viaggio nello spazio, un segmento meno preciso ma comunque tambureggiante.

Detto ciò, urge constatare come sul resto rimangano più dubbi che certezze: alcuni raccordi sono spregiudicati per non dire evanescenti, la struttura è a corto raggio, mentre il sense of humour è stentato.

Quest’ultimo aspetto è stridente, soprattutto se si esamina la composizione del cast, sulla carta nelle corde dei registi ingaggiati in prima battuta. Alden Ehrenreich cerca di essere spavaldo più di quanto madre natura lo abbia dotato, Woody Harrelson appare costantemente frenato, l'Emilia Clarke de Il trono di spade è poco più di una figurina (e la love story è un debito non pagato), mentre l’immenso Donald Glover di Atlanta non può andare oltre a sorrisi di circostanza e il villain interpretato da Paul Bettany è quasi sempre fuori campo.

Un materiale umano poco valorizzato, sostituito dall’unica presenza realmente starwarsiana di Chewbecca (anche qui però non si va oltre un siparietto realmente riuscito) e soprattutto dal nuovo droide L3-37 (la voce di Phoebe Waller-Bridge (Fleabag) rimane a uso e consumo della versione originale), innovativo, arguto e al passo con i tempi, un’anima romantica, una rivoluzionaria nata, decisamente #metoo, ma senza tediare.

 

scena

Solo - A Star Wars Story (2018): scena

 

Una scheggia impossibilitata a fare la differenza, così come gli altri punti di forza, che costituiscono una linea difensiva ma non un attacco di sfondamento, per un film che non fermenta, ancorato su singole qualità senza fare quadrato, incapace di valorizzare le origini di un personaggio arcinoto, le sue amicizie e i suoi incontri, troppo piatto e destinato a scaricarsi ogni qualvolta venga a mancare il sostentamento della confezione tecnica.

Un intrattenimento d’ordinanza, abbastanza per essere un semplice blockbuster, discutibile per rientrare a pieno rango nell’universo cinematografico più popolare di sempre.

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