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Diego Maradona

Regia di Asif Kapadia vedi scheda film

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La recensione su Diego Maradona

di mm40
5 stelle

Documentario su Diego Maradona che utilizza soltanto materiale girato durante la sua parte di carriera napoletana, vale a dire fra la metà degli anni Ottanta e i primi Novanta; immagini ufficiali, amatoriali, pubbliche e private.

Maradona che in un’intervista televisiva chiede ai napoletani di tifare contro l’Italia nella semifinale dei Mondiali del 1990 (lo faranno, ma lui urlerà comunque in mondovisione “Figli di puttana” agli italiani durante l’esecuzione degli inni a inizio partita) è una di quelle immagini che difficilmente si possono dimenticare; questo documentario riesce a ripescare, con l’aiuto dell’archivio di famiglia del calciatore argentino, un’incredibile quantità di materiale altrettanto curioso e interessante sul cosiddetto Pibe de oro, tratta da filmati di repertorio, diciamo ufficiali, e altri di proprietà della famiglia Maradona, sostanzialmente ufficiosi o addirittura amatoriali. Il periodo di tempo affrontato dal regista britannico Asif Kapadia in questo lavoro è quello della permanenza del giocatore nel Belpaese, ovverosia fra la metà degli Ottanta e i primi Novanta. C’è quindi il gol di mano, palese eppure non fischiato, con cui mandò l’Argentina a vincere il Mondiale del 1986, c’è l’euforia dei primi tempi a Napoli, c’è il discusso rapporto con la droga e pure quello con la camorra, nonché quello con le prostitute; ci sono gli avversari trattati come nemici e le donne come oggetti; ma naturalmente c’è anche il campo, con vasti spezzoni di partite a testimoniare che Maradona è stato anche un calciatore. Una popstar del pallone, un eccesso vivente, un pessimo esempio da seguire solamente per fare l’esatto contrario, un padre snaturato, un provocatore nato (e un maxievasore fiscale, cosa che si scoprirà in seguito e che il lavoro di Kapadia inopinatamente dimentica): tutto ciò che Diego Maradona è stato, c’è in questo documentario, luci – col pallone al piede – e ombre – in ogni altro contesto, ma spesso anche col pallone al piede. Perché la famiglia del calciatore abbia permesso la diffusione di un’opera così vera, così crudele nei confronti di Maradona non è chiaro, ma va apprezzata senz’altro la fattura totalmente veristica che prescinde per una volta dalla voce off e lascia che siano i fatti a parlare da soli, in questo caso impietosamente. Centoquaranta minuti di durata sono effettivamente troppi e indubbiamente il lavoro poteva essere asciugato un bel po’; anche l’esubero patetico del finale andrebbe ampiamente limato. 5/10.

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