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Assassinio sull'Orient Express

Regia di Kenneth Branagh vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Assassinio sull'Orient Express

di DoppiaEffe
6 stelle

Branagh ri-racconta in modo più cupo uno dei gialli più famosi di tutta la letteratura: il film del 1974 rimane un capolavoro, questo cerca una propria strada, che trova solo in parte, lasciando l'amaro in bocca. Il potenziale però c'era e alcune idee potevano essere interessanti...

Confrontarsi con Agatha Christie è sempre difficile, e fare un remake di un'opera che è già un capolavoro (sto parlando del film omonimo del 1974, diretto da Sidney Lumet) lo è ancor di più. Kenneth Branagh prova allora ad attualizzare l'opera, non senza conseguenze... 

Un confronto con il 1974

Già l'inizio del film è diverso, e con un dialogo in realtà un po' forzato Poirot esprime che nel mondo c'è solo "giusto" e "sbagliato", una visione dualistica che non lascia spazio all'incertezza. Alcuni personaggi sono stati inoltre modificati rispetto al film del 1974:

- Bouc, da essere un rispettabile signore, diventa un giovane scapestrato che passa il suo tempo libero con le prostitute...

- I conti Andrenyi, che prima erano specchio d'estrema raffinatezza, sono completamente snaturati: lui diventa estremamente irascibile (da internare, si direbbe), lei la più grande drogata di Barbital di tutta l'Ungheria.

- MacQueen non è più un giovane timido e introverso, bensì una persona abbastanza loquace che era persino giunta a derubare Ratchett.

- La figura del medico diventa quella di un sospettato. Il medico è peraltro di colore, perciò alcuni passeggeri formulano pregiudizi su di lui e... benvenuti nel Club della prevedibilità. Attualizzare un'opera è lodevole, tuttavia in questo caso sono dati solo semplici accenni - irrilevanti ai fini della trama, troppo brevi per poter instaurare una riflessione - che semplicemente distolgono dall'atmosfera del film.

Ecco, è proprio l'atmosfera del film a cambiare radicalmente: se nel film del 1974 c'era un clima in fin dei conti allegro, con un Poirot sicuro di sé che dava peraltro spazio a godibilissimi siparietti comici (con una guardia sul traghetto per Istanbul, o con la signora Hubbard...) troviamo in questa pellicola un Poirot triste e tormentato, quasi "dannato" per questa sua caratteristica di vedere il mondo diviso in due. L'atmosfera è quindi cupa e pesante, tanto che non ci sarà neppure il famoso brindisi. 

Come ho appena detto, Poirot è profondamente diverso e non lavora solo con le sue cellule grigie, bensì anche "fisicamente": sale in cima al treno bloccato su un viadotto, insegue criminali e via dicendo. Anche i baffi sono diversi da come potremmo pensare: ad essi facciamo rapidamente l'abitudine, tuttavia...

Cast & altro

Il cast del film è composto da numerose star, tuttavia solo poche lasciano il segno (Michelle Pfeiffer e Daisy Ridley). Penelope Cruz è una presenza che non lascia traccia, come anche la bravissima Judi Dench, che però non rimane affatto impressa. E - come ho già detto - se probabilmente la Pfeiffer è la migliore nel gruppo dei sospettati, la sua performance diventa pressoché nulla se paragonata a Lauren Bacall. Ugualmente anche Johnny Depp è meno convincente del Cassetti "originale".

La fotografia è molto buona e i colori vividi, la colonna sonora è invece curata, ma "anonima": è molto facile ricordarsi il motivetto del film del 1974, quello del 2017 è invece uno come tanti altri. 

Considerazioni finali

In realtà questo film sarebbe potuto essere assai peggiore. Si nota l'estrema cura e la ricercatezza di Branagh nel ri-raccontare questa famosissima storia, tuttavia alcuni dettagli alla fine non convincono. Forse ciò che salta più all'occhio è, come ho già detto, l'atmosfera cupa che pervade ogni singola scena. "Non ci sono né vinti, né vincitori" potremmo dire; ecco, uscendo dalla sala mi è rimasto un po' l'amaro in bocca per un finale "triste" (nella pellicola del 1974 al contrario c'era un allegro messaggio di speranza). Branagh ha mirato in alto, ma ha in parte fallito l'obiettivo.

In questa recensione ho privilegiato il confronto con la pellicola del 1974, che a mio parere era doveroso: proprio tale adattamento (capolavoro) è per me il migliore per conoscere Agatha Christie, tuttavia questo rifacimento risulta interessante e ne consiglio comunque la visione. Sarà un'esperienza diversa, in fin dei conti comunque piacevole...

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