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Rosemary's Baby

Regia di Roman Polanski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Rosemary's Baby

di luisasalvi
5 stelle

Rosemary's Baby racconta la nascita del "figlio di Satana" destinato a rinnovare il mondo in voluta analogia con il "figlio di Dio"; ma lo fa per denunciare le ipocrisie del mondo cattolico, quasi sataniche... Da notare la madre che non sa nulla, come nel vangelo secondo Matteo.

(trascrivo ora, dopo quasi mezzo secolo, una recensione che avevo scritto e non pubblicato all'uscita del film, e che ancora condivido, ricordando bene il film,  studiato con attenzione alla sua uscita. Il fatto che lo ricordi abbastanza bene conferma che è "efficace"; ma anche un calcio traumatico è efficace e ben ricordato dopo mezzo secolo, senza per questo essere un'opera d'arte...) 

Una giovane coppia viene a vivere in un lugubre condominio in cui si dice che siano avvenuti molti delitti in riti satanici. Il marito, un mediocre attore ridotto a lavorare per scenette pubblicitarie, ottiene rapidamente il successo grazie all'aiuto diabolico dei vicini, che si presentano come tipici servizievoli e invadenti americani piccolo-borghesi, ma che in realtà sono a capo di una setta satanica. Il marito di Rosemary, per ottenere il successo, collabora a delitti e consente che l'ignara moglie venga drogata per concepire con Satana un figlio che lei crederà del marito. Poco per volta Rosemary aumenta e chiarisce i suoi sospetti sui vicini, poi sul marito e sul ginecologo, ma è convinta che vogliano rubarle il bambino nascituro per sacrificarlo a Satana; solo alla fine vedendo il piccolo mostro comprende di averlo concepito con Satana, ma l'istinto materno prevale e gli farà da madre.

Cito il commento di PD'A in Di Giammatteo perché riassume errori comuni: "P. sembra ammiccare a un'ipotetica rivoluzione satanica come fenomeno liberatorio e giusta punizione per l'angusta mentalità piccolo-borghese incarnata dalla protagonista". In realtà le evidenti analogie con la nascita di Gesù non intendono esaltare la progettata "rivoluzione satanica", bensì criticare fortemente la mentalità cattolica. Sono infatti i "satanici" (compreso il marito) che rappresentano la mentalità piccolo-borghese: l'ambizione di un successo comunque ottenuto, l'invadenza curiosa e amorevole delle vicine, l'uomo colto, che viaggia e conosce il mondo e coloro che contano, il dottore illustre che parla per televisione e quello minore che, anche se bravo, è pronto a tradire l'etica professionale per fare un favore al collega illustre. Sono tutti benpensanti simili a quelli cattolici, cui vengono fatte allusioni esplicite (per la visita del papa, visto durante l'incubo) e implicite, ma più irriverenti, nelle parole di benvenuto al "figlio di Satana" destinato a redimere il mondo e nelle parole di accoglienza alla madre, degna del loro rispetto anche se ostile a loro, in quanto madre del loro salvatore: i riferimenti sono evidenti e molteplici, come l'accusa ai cattolici di essere di fatto piccoli-borghesi adoratori di Satana mascherati sotto ipocriti messaggi di rinnovamento.

 

Il paradosso, il fantastico, il grottesco, tolgono peso polemico alla descrizione delle ipocrisie e consistenza alle angosce della protagonista ingannata da tutti; lo spettatore deve intuire prima per essere coinvolto, ma così si irrita per le ingenuità della donna che si fida di tutti; come pamphlet dissacrante anticattolico può sorprendere che salvi proprio solo la "madre"... ma il rifiuto dei parenti da parte di Gesù narrato nei vangeli viene spesso spiegato con la pretesa da parte di questi di portarsi a casa Gesù, rifiutandone il messaggio: una madre umana che rifiuta il ruolo del figlio anche se visceralmente lo ama e che lo vorrebbe diverso da quello che è, ma che a sua volta viene accolta e esaltata dai seguaci in quanto "madre" del loro redentore.

Il richiamo a Hitchcock mi sembra superficiale: tematicamente manca qui l'ambigua commistione di bene e male (anche se c'è chi l'ha interpretato in modo opposto al mio); anche il rapporto con il mistero è opposto: Hitchcock suggerisce realtà sovrannaturali supposte dai suoi personaggi e che coinvolgono lo spettatore, ma in realtà tutto risulta poi molto reale e quotidiano, mentre qui la tensione è ottenuta facendo credere allo spettatore una realtà misteriosa di cui il personaggio non è ancora consapevole, che anzi si rifiuta di accettare, ma che risulta vera.

E' un gioco intellettualmente e cinematograficamente facile, superficiale, anche se condotto con la consueta abilità, come quello di altri film di Polanski; la maggiore presa sul pubblico (e sulla critica) nasce dalle facili ma velate allusioni che lo spettatore intuisce senza chiarire e, se non esamina più attentamente, confonde con una profondità di pensiero e di critica che in realtà non esiste. Mi pare equivalente ad altri film di Polanski meno fortunati, forse anche al criticato Pirati, che ha almeno il vantaggio di non fingere ciò che non è e che non può dare...

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