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La casa

Regia di Sam Raimi vedi scheda film

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La recensione su La casa

di Corinzio
9 stelle

1978. Il giovane regista in erba Sam Raimi dopo una serie di cortometraggi amatoriali che hanno avuto un buon riscontro economico decide di affrontare una prova più impegnativa ed insieme agli amici Bruce Campbell e Robert Tapert decidono di investire il ricavato in un altro cortometraggio di genere horror intitolato Within the woods. Il risultato ovviamente è molto amatoriale, tuttavia la pochezza evidente dei mezzi a disposizione non influenza la sostanziale riuscita del prodotto, caratterizzato dalla capacità tecnica inusuale del regista non ancora ventenne e dagli artigianali effetti speciali di Tom Sullivan, rozzi quanto si vuole ma straordinariamente efficaci.

In questo cortometraggio sono già contenute in embrione tutte le idee che varranno successivamente sviluppate nel lungometraggio che costituirà l'esordio vero e proprio di Sam Raimi ed i sodali Campbell (nel ruolo di attore protagonista) e Robert Tapert in veste di produttore esecutivo. I tre fonderanno la Reinessance Pictures Ltd. e sotto questa etichetta nata dall'entusiasmo e dall'orgoglio tipico degli indipendenti inizieranno la faticosissima strada per la realizzazione di Evil Dead.

Il budget raccimolato raggiunge intorno ai trecentocinquantamila dollari e la location principale della casa viene scelta poco oltre i confini con il Tennessee. La location in questione è alquanto disagiata per la troupe in quanto le riprese sono girate in inverno e nell'abitazione non è presente acqua corrente, tantomeno il riscaldamento, rendendo le riprese alquanto faticose. I tempi di realizzazione previsti in sei settimane sforano per arrivare a oltre tre mesi, esaurendo il budget a disposizione e costringendo lo stesso Campbell ad ipotecare una proprietà di famiglia per trovare il denaro necessario per la fine delle riprese. La fase di post-produzione durerà oltre un anno e mezzo per l'aggiunta degli effetti speciali fra cui l'uso della tecnica della stop motion per la decomposizione finale dei non morti e per girare anche le scene all'interno della cantina, dato che l'abitazione scelta da Raimi e Tapert per le riprese purtroppo non aveva una cantina a disposizione, costringendo il reparto tecnico della troupe a scavare una buca profonda due metri dove stazionava la Endelweiss. Inoltre curiosamente molte scene furono girate, come rivelò Tapert e come riportato anche nei titoli di coda, dai cosidetti “fake shemps” tra cuì lo stesso fratello di Raimi, Theodore. I fake shemps non erano che delle controfigure degli attori principali che giravano in assenza dei protagonisti alcune scene. La differenza non si nota granchè, perchè il trucco pesantissimo che dovevano indossare rendeva praticamente indistinguibili gli uni dagli altri.

Betsy Baker, Theresa Tilly, Richard DeManincor

La casa (1982): Betsy Baker, Theresa Tilly, Richard DeManincor

Come si vede piuttosto chiaramente la trama riprende uno dei tanti canovacci del cinema horror. Non brilla certamente per originalità, presentando situazioni e personaggi già proposti innumerevoli volte. Quindi, da questo punto di vista, Evil Dead non presenta particolari innovazioni al genere horror, ma tale genere, specie per giovani registi in erba come Raimi (e lo era vista la sua giovane età), è una palestra che permette di sperimentare in misura maggiore rispetto ad altri generi cinematografici. I codici dell'horror sono ben definiti e sta al regista e allo sceneggiatore adeguarsi a tali codici oppure rimodellarli, sovvertirli o rimiscelarli a suo piacimento. Inoltre, come insegna la lezione di Roger Corman e di tutta la sua factory, permette di ottenere dei risultati lusinghieri anche con budget ridotti all'osso, i quali supportati dalla creatività e dall'inventiva del giovane cineasta permette di raggiungere risultati più che lusinghieri e la possibilità nel medio termine di farsi un nome all'interno dell'industria cinematografica. Tanti grandi cineasti, da quelli di genere o a livello assoluto hanno iniziato in questo modo e la “palestra” dell'horror è stata sempre ricordata come un'ottima scuola di apprendimento.

La rivoluzione operata al genere horror da George A. Romero e proseguita da altri cineasti come Tobe Hooper e Wes Craven ha evidenziato innanzitutto l’eliminazione della componente gotica dell’horror per una dimensione, sia pur estrema, di un orrore che nasce dal quotidiano. Niente più mostri, creature mitiche, magia o fantasmi che dir si voglia. Raimi tuttavia riprende in una certa misura il gotico, con l’introduzione di elementi tipici del genere come la creatura invisibile che si aggira nel bosco, i corpi posseduti dagli spiriti e con riferimenti letterari piuttosto evidenti come il Libro dei Morti, trattato sull’evocazione degli spiriti di epoca imprecisata, di chiara matrice lovecraftiana.

Oltre al recupero del gotico, Raimi tiene ovviamente in considerazione dell’evoluzione del genere horror sopracitata anche se è piuttosto distante dallo stile romeriano. Infatti contrariamente a Romero i personaggi di Raimi sono poco definiti e tutto sommato rappresentano archetipi di altre pellicole già viste. A Romero interessano i rapporti di forza che si instaurano fra i personaggi all’interno della casa ed il loro evolversi. Sono i soggetti attivi del film, che influenzano tramite un semplice processo di azione e reazione il comportamento degli zombi assedianti che hanno una funzione quasi totalmente passiva. In poche parole ciò che succede dentro influenza l’agire di coloro che stanno fuori. Dentro e fuori sono nettamente distinti, cosa che invece non succede con Raimi, anzi pressoché il contrario dove è il “fuori” che determina il comportamento di coloro che sono “dentro”.

Rispetto alla Notte dei Morti viventi la prospettiva dei soggetti attivi e passivi è nella maggior parte dei casi ribaltata: le iniziative intraprese sono frutto di decisioni individuali destinate al fallimento e mai decise da più soggetti. Inoltre naturalmente è presente una maggiore permeabilità fra il “dentro” e il “fuori”. I soggetti sani devono nella circostanza convivere forzatamente con quelli posseduti nell’unico spazio delimitato della casa, dove fra l’altro il luogo più insicuro dell’abitazione è proprio la cantina che al contrario nel film di Romero si dimostrò quello più sicuro. Pur non essendo espresso in maniera chiara, probabilmente l’unico elemento che avvicina i due cineasti è il meccanismo di contagio che induce alla possessione, anche se non necessariamente implica come in Romero un contatto diretto fra i corpi (la ragazza di Ash, Linda, viene “contagiata” attraverso una ferita provocata da una semplice matita).

Ellen Sandweiss

La casa (1982): Ellen Sandweiss

Pochi i riferimenti a Craven, pur in presenza in cantina al momento del ritrovamento del registratore e del Libro dei Morti, di un manifesto strappato de Le colline hanno gli occhi (forse per indicare proprio la distanza da questo regista), mentre a livello scenografico l’ambiente malsano della casa può certamente ricordare le pellicole hooperiane.

C’è anche da rilevare che contrariamente a Evil Dead, nel cortometraggio Within the woods tutta la vicenda nasce dalla profanazione di una tomba come l’inizio di Non aprite quella porta, ma probabilmente è più una reminiscenza considerando il fatto che in Raimi è più forte la componente gotica rispetto ad Hooper. Vero è che la presenza della motosega in tale contesto non può non far venir in mente Leatherface, ma rimane un qualcosa di marginale che verrà riproposto con ben altri effetti in Evil Dead 2. Anche il piccolo cameo dello stesso Raimi con Tapert nella parte dei due autostoppisti redneck marca anche simbolicamente la distanza fra Raimi e i registi sopra citati, soprattutto Hooper. Essi non vengono caricati a bordo, ma lasciati sul ciglio della strada contrariamente ai protagonisti di Non aprite quella porta, dove lasciando salire l'autostoppista folle Nubbins Sawyer sanciva l'inizio delle loro disavventure. Inoltre i redneck erano i persecutori degli amici in vacanza di Deliverance: il pericolo quindi per i cinque ragazzi in gita non è di natura umana, solo falsi indizi che servono ad escludere e tendono a isolare i personaggi verso la vera minaccia che si troveranno a fronteggiare. Minaccia che non ha nulla di umano, nè prodotto dell'attività umana. E' ignota, è sovrannaturale, è malefica.

Ellen Sandweiss

La casa (1982): Ellen Sandweiss

Questa presenza che rimarrà invisibile allo spettatore fino alla fine senza mai manifestarsi fisicamente è il prodotto di una trovata stravagante, quanto geniale del regista americano. Non avendo fondi per avere una steady cam e considerando che l'uso di questa telecamera era ancora agli inizi, Raimi opta per un tipo di ripresa inusuale utilizzando la cinepresa da 16 mm montata su una tavola di legno con un obiettivo da 8 mm e legata a Raimi e l'operatore che correvano come indemoniati nel bosco. L'effetto ovviamente non ha la fluidità e la stabilità della steady, da qui il termine shakey cam (camera tremolante), ma tale espediente ottiene un effetto soggettiva straordinario e originale. Questo tipo di ripresa non fa che aumentare sensibilmente il senso di minaccia e paura che aleggia sui protagonisti. Riprese di estremo dinamismo che inseguono e spiano dai boschi fino all'interno della casa, dando la netta impressione di pericolo imminente e la conferma del grande talento visivo e dell'inventiva di Raimi che, non dimentichiamoci, all'epoca del film ha poco più di vent'anni.

Altro espediente progettato da Raimi e il suo operatore Tim Philo fu la Vasil-cam (camera alla vasellina), utilizzato in una ripresa molto lenta sul volto di Ash/Bruce Campbell. Per la ripresa, fu montata sul pavimento una tavola di legno sulla quale era attaccato un nastro scorrevole con una rotaia ricoperta di vaselina, su cui la macchina la macchina da presa scivolava dolcemente, ottenendo l'effetto desiderato. Certamente mancavano di soldi, ma la creatività non faceva sicuramente difetto.

Evil Dead è un film che punta molto e soprattutto sulla qualità visiva del prodotto e ci riesce in pieno. Qui non c'è molto da discutere sulla qualità della storia o dell'originalità della trama perchè come già detto ripropone un canovaccio visto e rivisto, ma è il “come” viene rappresentato a fare la differenza. La qualità della regia di Raimi si manifesta fin da questo esordio in tutto il suo talento. La “soggettiva” della creatura dei boschi, le inquadrature inusuali e bizzarre, così come la commistione fra la suspence pura della prima parte del film e l'effetto splatter della parte conclusiva. Un mix vincente che rende questa pellicola, almeno all'epoca, quasi unica all'interno di questo genere. Infatti nella prima parte Raimi la dedica completamente alla costruzione della suspence, dove oltre alla regia, la componente importante è il sonoro, una qualità forse messa troppo in secondo ordine a scapito delle indubbie qualità visive.

Porte che cigolano, che sbattono, gocce d'acqua, armamentario tipico di ogni pellicola horror che si rispetti e tutti effetti che il sonoro amplifica quasi a dismisura per dare un'atmosfera ancor più straniante e malata ad Evil Dead. La prima parte di Evil Dead quindi è più carica di suggestioni, per oltre mezz'ora non si vede quasi nessuna goccia di sangue. Tutto Evil Dead è all'insegna dell'eccesso, del volutamente eccessivo e vedremo poi il perché.

Il punto di svolta del film è chiaramente il momento in cui Cheryl viene assalita dagli alberi. Se prima c'era un forte senso di minaccia che aleggiava sui protagonisti, ora questa minaccia si manifesta apertamente aggredendo la ragazza e stuprandola. Una sequenza indubbiamente forte per l’epoca tanto da essere oggetto di forti polemiche sia in Inghilterra, dove Evil Dead fu messo sotto processo e specialmente in Germania dove il film fu addirittura bandito totalmente per oltre dieci anni, diventando suo malgrado un oggetto di culto per il mercato nero e prima di essere edito in versione censurata nel 1992. Solo nel 2001 la versione originale e uncut di Evil Dead poté vedere la luce nel paese tedesco.

Locandina

La casa (1982): Locandina

Dopo l’aggressione a Cheryl ogni via di fuga conosciuta viene tagliata. Il ponte già molto traballante all’andata ha subito il crollo definitivo, sancendo il completo isolamento dei ragazzi nella casa. Da questo momento in poi Evil Dead subisce un’ulteriore accelerazione verso il gore più estremo. La suspence, l’aspetto caratterizzante della prima parte del film, diventa secondario a favore dello splatter e dello spavento puro, il classico salto dalla sedia. Uno alla volta i ragazzi, a cominciare da Cheryl, vengono posseduti dagli spiriti demoniaci, aumentando il dinamismo dell’azione con un montaggio che diventa sempre più frenetico ed evidenziando il vero marchio di fabbrica del cinema di Raimi, cioè quando l’eccesso portato a livelli altissimi, sortisce un effetto molto più vicino alla comicità che alla paura.

I ragazzi non sono altro che corpi a cui Raimi riserva un trattamento simile, per non dire identico, ai protagonisti dei cartoni animati. Corpi che vengono colpiti, smembrati e che si rianimano all’improvviso. Questo vale per i “posseduti” ma anche per Ash (anzi Ashley in questo primo capitolo della trilogia), unico scampato alla possessione che si rende protagonista di spettacolari voli da un angolo all’altro della stanza, fracassando mobili e senza alcuna conseguenza fisica apparente. Indistruttibile come i cartoni animati. Non siamo ancora ai livelli della parodia come in Evil Dead 2, ma la linea è già ben tracciata, fin da Within the woods, e la conferma arriva da una sequenza molto significativa di come tutta questa operazione sia voluta e non incidentale.

La prima e più importante avviene quando Ash torna in cantina e tutto intorno a lui si anima con pareti, solai e tubature che grondano sangue, un cineproiettore che si accende e un grammofono che si aziona facendo girare un disco su cui è inciso un motivetto di charleston, certamente una musica più adatta ad una comica slapstick che ad un film horror. L’effetto di questa sequenza è straniante e rappresenta in pieno lo spirito che caratterizza questa pellicola: un Ash spaventato davanti al proiettore la cui lente è bagnata dalle gocce di sangue che si riflettono sul volto di Campbell e il telo che diventano rossi, con il charleston d’accompagnamento. Una sequenza da applausi sinceri. Altro piccolo momento, ad ulteriore conferma, quando nell’orgia completa di sangue e viscere del finale con la rapida decomposizione degli indemoniati utilizzando la tecnica della stop motion, nel momento in cui cade uno di essi sfracellandosi, parte degli schizzi e della materia organica finiscono in pieno volto di Ash come una torta in faccia delle vecchie comiche del muto.

Bruce Campbell

La casa (1982): Bruce Campbell

Bruce Campbell non è ancora l’Ash dei capitoli successivi. In questo contesto e con coprotagonisti accanto, il suo personaggio mostra una certa timidezza e impaccio che verranno meno solo nell’ultima parte di Evil Dead. Già dal capitolo successivo diventa protagonista assoluto, diventando un’icona assoluta nel terzo capitolo dell’Armata delle tenebre compiendo una decisa evoluzione: da timido ed un po’impacciato al presuntuoso, sbruffone ed idiota che tutti adorano nonostante tutto.

Sam Raimi, Bruce Campbell e Robert Tapert sono tuttora, malgrado le strade diverse intraprese, un sodalizio molto solido che nasce da una profonda amicizia e che ha ideato, prodotto e realizzato con un budget limitato uno dei film horror più originali di quel periodo. Tutti e tre avevano poco più di vent’anni e forse l’entusiasmo unito al coraggio e all’incoscienza tipica degli esordienti e con uno spiccato spirito indipendente hanno confezionato un film che è una perfetta sintesi delle origine gotiche del genere con l'evoluzione che questo genere ha subito dopo La notte dei morti viventi di Romero. Un percorso a cui non mancano affinità ad un lavoro pressochè parallelo operato da John Landis con Un lupo mannaro americano a Londra.

Bruce Campbell

La casa (1982): Bruce Campbell

 

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