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Baby Driver - Il genio della fuga

Regia di Edgar Wright vedi scheda film

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La recensione su Baby Driver - Il genio della fuga

di ROTOTOM
7 stelle

Driver ai tempi dell'Ipod.

Driver ai tempi dell'Ipod.

B-a-b-y (Ansel Elgort), costretto costantemente allo spelling, è un giovanissimo asso del volante che è sfruttato come autista per rapine da un boss della malavita in virtù di un misterioso debito contratto dal ragazzo. Baby, traumatizzato da piccolo a causa di un incidente stradale, indossa sempre delle cuffiette collegate agli innumerevoli Ipod che colleziona, vivendo di fatto immerso in una perenne colonna sonora. Come in tutte le storie criminali, i malviventi Doc (Kevin Spacey), Bats (Jamie Foxx) e Buddy (Jon Hamm) entrano in contrasto tra loro e Baby cerca inutilmente di svincolarsi da quella vita e fuggire con Debora (Lily James), una ragazza dal sorriso pieno di denti, di cui si è innamorato.

Ansel Elgort, Jamie Foxx, Jon Hamm, Eiza González

Baby Driver - Il genio della fuga (2017): Ansel Elgort, Jamie Foxx, Jon Hamm, Eiza González

Baby Driver è stato salutato come una boccata d’aria fresca nel genere crime comedy. La commedia nera che oscilla tra lo scherzo cattivo e lo humor nero, con tanta azione, automobili luccicanti, cattivi che più cattivi non si può interpretati da star hollywoodiane molto attente a sporcarsi l’immagine, giusto un po’. Ma senza esagerare.
Lodi giustificate? Forse si, tutto sommato Baby Driver è un prodotto piacevole che fedele alla regola aurea del cinema per cui il genere si rinfresca ciclicamente al mutare della società, non fa altro che aggiornare Driver (1977) di Walter Hill ai tempi dell’Ipod, passando per Drive (2011) di Nicolas Winding Refn e con richiami al cult movie Vanishing Point (1971) di Richard Sarafian. Il sottogenere criminale dell’antieroe asso del volante per i traffici della malavita, tormentato e anonimo, dentro il sistema ma sempre con un piede fuori, è ampiamente sfruttato al cinema e non fa eccezione il film del talentuoso regista e sceneggiatore Edgar Wright, la cui cifra stilistica sospesa tra commedia e dramma è perfettamente calzante al soggetto di questo film adrenalinico e divertente.

Eiza González, Jon Hamm

Baby Driver - Il genio della fuga (2017): Eiza González, Jon Hamm


Shaun of The Dead (2004), noto in Italia come La notte dei morti dementi, era stato il viatico del regista britannico verso la notorietà planetaria rimasticando le istanze degli zombie movie in salsa british e mischiando l’exploitation horror ad un sano e irriverente humor nero. La contaminazione funziona anche in Baby Driver nel quale gli stilemi del genere – protagonista misterioso e senza nome, la ragazza ignara che si innamora, il passato criminale che non molla la presa – vengono attualizzati in una messa in scena adrenalinica, a ritmo di videoclip – il film è praticamente montato a tempo di musica – con una fotografia iperrealistica e scintillante. Baby Driver funziona, soprattutto nella prima parte nella quale i personaggi vengono caratterizzati, per poi adeguarsi a temi più convenzionali nella seconda parte, per portare a casa un finale degno del film. interessante il ribaltamento di prospettiva che sostituisce la star cattiva eliminata in modo creativo con quello che fino a tre quarti del films sembrava un comprimario che riassume in sè le derive dei cattivi dei film action: l'ossessione patologica per la vendetta, una metastatica propensione a espandersi sullo schermo non riuscendo mai a morire definitivamente, la  pervicace loquacità. 
Ma nonostante questo il ritmo è sostanzialmente elevato, la narrazione serrata e i dialoghi fulminanti, con una colonna sonora composta da oltre 30 di brani di classici del rock e del pop, improvvise accelerazioni violente, due volti notissimi al grande pubblico come Kevin Spacey e Jamie Foxx, al limite della macchietta nel mettere in scena personaggi che sembrano usciti da un fumetto.

Queste le caratteristiche peculiari di un film che fedele al postmodernismo cinematografico odierno, aggiorna le istanze del crime movie classico come fine e non come mezzo per narrare altro. Perfettamente a proprio agio nella doppiezza della vita che conduce, Baby è un prodotto della società contemporanea che eleva a valore la schizofrenia sociale multitasking, annegando i sensi di colpa nel romanticume vintage delle cassette e dei testi delle canzoni declamati come slogan da social. E’ moderno, Baby Driver, furbo, perfettamente utile a se stesso, e consapevole che gli antieroi con qualche macchia e senza paura non sono più personaggi credibili: la disperazione autodistruttiva di Kowalski, il tormentato e ribelle Autista, e il Ragazzo criminale silenzioso e violento dei classici nominati sopra, guardavano il sistema da fuori, sbocconcellandone un po’ per sopravvivere ma rimanere integri, qualsiasi cosa rappresentasse la loro integrità. Il B-a-b-y di Edgar Wright, no.

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