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Baby Driver - Il genio della fuga

Regia di Edgar Wright vedi scheda film

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La recensione su Baby Driver - Il genio della fuga

di YellowBastard
6 stelle

Fin dagli esordi Edgar Wright ha dimostrato di saper cavalcare le mode citazioniste e le derive postmoderne del cinema di genere raccontando storie che sono calibrate fusioni di generi diversi, ad alto tasso di divertimento e dall’immediato e facile consumo per il pubblico.

 

Baby Driver - Il genio della fuga - Wikipedia

 

Baby Driver non è da meno e, sullo sfondo di una musica ossessiva, si presenta come un action-movie travestito, nel caso, da crime-story e/o pulp-story e/o love story eccetera dichiarando apertamente il suo debito verso (troppe?) pellicole a partire, naturalmente, da Driver - L’imprendibile di Walter Hill per arrivare anche ad opere derivative di questa (come il Drive di Nicolas Winding Refn) passando anche per Punto Zero di Richard Sarafian e, sempre per derivazione, anche a Le iene (e altre opere) dell’onnipresente Quentin Tarantino per proseguire poi con il “maestroMichael Mann e il suo Heat e completare il tutto con il Point Break di Kathryn Bigeow.    

 

Da sempre parte di quei registi cinefili amante dei generi e delle contaminazioni più esplicite Weight ne mette quindi in bella mostra le fonti e le origini schiacciato com’é dal bisogno sincero dell’omaggio a tutti i costi e il suo meccanismo citazionista, oltre alla storia a alle immagini, questa volta raggiunge anche la sua parte musicale attraverso una colonna sonora spesso ossessiva e sovradimensionata.

 

Wright ci porta all’interno di un racconto di iniziazione e di fuga da un mondo (quello degli adulti) fatto di violenza e soprusi mescolando con brio e leggerezza diversi generi e seguendo un sentiero narrativo che fonde l’adrenalina di un film action e/o avventuroso con l’astrazione e la fantasia disincantata (e romantica) dei musical in un’insolita sua accezione realistica ma comunque attraversata da un’atmosfera disincantata e favolistica che però non gli appartiene davvero (un po' come fatto da Damien Chazelle in LaLaLand ma in una sua eccezione ancora più drammatica e avventurosa) trasformando di fatto il film in una favola dalla realtà enfatizzata e distorta.

 

Baby Driver - Una nuova featurette con scene inedite

 

In Baby Driver la musica rappresenta l’unica alternativa ad una realtà insostenibile, corrotta e amorale e Wright adatta l’intero film secondo questo punto di vista che non è il mondo reale ma quello di una realtà che viene trasfigurata dalla musica per cui le immagini e le coreografie sono al servizio delle canzoni che Baby ascolta nelle cuffie.

Sono infatti il montaggio e i missaggi ad essere i collanti del racconto e senza i quali non riuscirebbe ad avere la stessa efficacia.

Doverosa quindi una menzione speciale ai montatori Jonathan Amos & Paul Machliss, non a caso già collaboratore di Weight in Scott Pilgrim versus the World, oltre al coreografo Ryan Heffington per aver realizzato una pellicola che si adatta ai tempi della musica invece del contrario.

 

Ma se il film funziona però é anche grazie alla bravura dei suoi interpreti a partire dal convincente Ansel Elgort nel ruolo del protagonista Baby, il suo boss Doc interpretato da un imbolsito Kevin Spacey, il sospettoso “Pazzo” Jamie Foxx e ancora Lilly James, non a caso (forse) nei panni di moderna “Cenerentola” con tanto di (improbabile) “Principe Azzurro”, per continuare poi con la splendida Eiza Gonzales e il suo iconico “marito” Jon Hamm.

E parlando dell’importanza della musica nel film meritano un accenno anche i camei di Flea dei Red Hot Chili Peppers e del leggendario Paul Williams, conosciuto dai cinefili soprattutto per lo Swan de Il Fantasma del Palcoscenico di Brian De Palma

 

Baby Driver GIF - Baby Driver Singing - Discover & Share GIFs

 

Ma il film non è comunque esente da alcune pecche, a partire da una trama che non brilla certo per originalità e con una seconda parte in cui si assiste ad un’escalation interessante come premessa ma che funziona invero piuttosto male, tra eccessi e ripieghi troppo scontati, scivolando in una forma certamente accattivante ma in un contesto comunque leggero e piuttosto dimenticabile, e che trova il suo maggior plauso in un particolare surrealismo e in un irriverente nonsense che pur intrattenendo con efficacia si mostra spesso troppo autoreferenziale o addirittura di maniera per come gioca (anche troppo) con i suoi modelli di riferimento.

Gradevole ma, forse, troppo sopravvalutato.

 

VOTO: 6,5

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