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Io ballo da sola

Regia di Bernardo Bertolucci vedi scheda film

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La recensione su Io ballo da sola

di LorCio
6 stelle

Dopo Il conformista, a Bernardo Bertolucci si aprirono le porte del mercato estero: grazie ad Ultimo tango si è acquistato un posto nella leggenda e con L’ultimo imperatore è riuscito a trasformare in Oscar tutte le candidature ottenute. Ogni volta che torna in Italia si abbandona all’intimismo spettacolare, sin dai tempi della magniloquenza di Novecento e del melodrammissimo La luna. Io ballo da sola non fa eccezione, e questa idea risulta essere ancor più forte dal momento che Bertolucci non girava un film in Italia da più di quindici anni. All’epoca, il ritorno in Patria fu inteso come un processo di ricerca delle radici, e riscosse un grande successo. Oggi, a distanza di altri quindici anni abbondanti, il film si presta ad una lettura straniante. Se è vero che l’impianto tecnico è ineccepibile, con la sua ricchezza di contributi internazionali, suggellati da una fotografia sì oleografica ma splendida, è anche vero che sembra essere una storia scritta da un non-italiano. E qui viene alla luce il più grande problema del Bernardo-star: una esterofilia che in taluni casi diventa la presa di posizione più snob possibile.

 

Quando ci troviamo di fronte ad un film americano in cui una donna (spesso sulla quarantina) se ne va in Italia alla ricerca di se stessa, siamo sempre pronti a prendercela con la rappresentazione cartolinesca e la banalità dei luoghi comuni. E qua Bertolucci ci offrirebbe pane per i nostri denti. Però riesce nell’impresa di camminare sul filo del kitsch, facendo passare i luoghi comuni per luoghi dell’anima, le banalità per stilizzazioni, l’apologo ideologico per racconto di formazione. È sicuramente un’operazione di esimia scaltrezza con cui Bertolucci si concede un’evidente vacanza di gran lusso. Ovviamente, l’idea del volontario ed ombelicale ritiro della borghesia radical chic nel casolare toscano (che di lì a poco diventerà un topos imprescindibile del cinema italiano di sinistra) è a volte quasi irritante, e la metafora è fino ad un certo punto condivisibile: è il cazzeggio pseudo-intellettuale di persone fuori dal mondo che forse non è tanto un dramma aver perso di vista tra noi comuni mortali, compreso il voyeuristico scrittore in stato terminale Jeremy Irons ed escluso il residuo d’impulso umano di Sinéad Cusack. In fondo, Io ballo da sola è un film di cazzeggio in cui BB si diverte tra ossessioni d’antan (il sesso) e dolci convinzioni (la vita come arte e viceversa), con un tessuto sonoro fatto di canzoni che si ballano da sole.

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