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Il cardinale

Regia di Otto Preminger vedi scheda film

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La recensione su Il cardinale

di Baliverna
8 stelle

Mi aspettavo un polpettone hollywoodiano su argomenti religiosi, nonostante il nome di Preminger. Invece ho dovuto constatare che, proprio grazie al suddetto nome, che compare nei titoli di diversi splendiddi noir, il film non è affatto una minestra allungata o una vicenda vuota e spettacolarizzata.
Certo, è un film ambizioso, ma le ambizioni sono sostenute sia dalle capacità del regista che dello sceneggiatore. L'obiettivo è una riflessione sulla Chiesa Cattolica nel ventesimo secolo, ma anche in generale come autorità morale a confronto e scontro con il mondo. Per questo la carne al fuoco e molta, e certi temi sono trattati un po' sbrigativamente, ma non per questo in modo superficiale o banale. Una parte delle questioni generali trattate sono queste: la vocazione religiosa e le tentazioni contrarie, il matrimonio e la fede, la questione dell'aborto e della vita umana, il potere della confessione, l'orgoglio e il pentimento, l'umiltà che deve avere il sacerdote. Quanto al discorso della Chiesa nella storia si può ravvisare: il duro confronto col nazismo e l'infedeltà di certi ecclesiastici (come il vescovo di Vienna) e di una parte dei laici, la presenza di porporati con atteggiamenti non cristiani ad esempio nei confronti del razzismo americano, la pavidità di certi preti e il coraggio di testimonianza di altri. In questo complesso ritratto di luci ed ombre, di fedeli e di traditori (come accadde già tra i primi dodici), traspare chiara, tuttavia, la fiducia dei creatori del film nella guida suprema della Chiesa. Infatti il protagonista, nonostante venga osteggiato da taluni prelati proprio per la sua fedeltà a certi principi cristiani, viene apprezzato dal Papa, che via via lo promuove fino al conferimento della porpora.
Da credente, questo film mi è sembrato un'onesta analisi della Chiesa Cattolica, della quale nasconde i lati meno onorevoli, ma neppure quelli che lo sono. E' un'opera tanto più interessante perché Preminger era ebreo, e ciò gli guadagna ulteriori meriti. Da esterno riuscì ad avere uno sguardo lucido e insieme rispettoso, che misteriosamente comunica una fede non superficiale nella Chiesa come istituzione, oltre che un sincero interesse nel cristianesimo. Infatti, la pellicola non è mai critica verso la Chiesa in generale, o in quanto tale, o verso la guida del Papa. Per di più, certe scelte sofferte e controcorrente del protagonista non sono mai mostrate in luce negativa, ma anzi guardate con rispetto.
Quanto al resto, il film si vede volentieri in tutta la sua lunga durata; l'unico momento di stanca è l'episodio del teatro, del quale non capisco neanche la ragione. Stranamente, il personaggio più scavato finisce per essere l'austriaca innamorata del sacerdote interpretata da una bellissima Romy Schneider. Le sue scelte combattute e i suoi sentimenti contrastanti ne fanno un'interessante spaccato di donna.
Qualche volta mi chiedo perché i film migliori sulla fede e sulla Chiesa siano stati spesso girati da non credenti. Lo consiglio ai cattolici.

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