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A Hidden Life

Regia di Terrence Malick vedi scheda film

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La recensione su A Hidden Life

di EightAndHalf
7 stelle

Un nuovo trionfo per Terrence Malick. Costituendo forse un’opera minore nell’ambito dell’ultima sottovalutatissima produzione del regista americano, A Hidden Life contiene nuovi ingredienti che aggiungono alla ricetta malickiana qualche spiraglio di luce in più per un’ulteriore evoluzione del suo Cinema. Rinunciando alla consueta coralità e concentrandosi sui due protagonisti (il disertore Franz che è contro l’omicidio e quindi non vuole andare in guerra, e sua moglie, entrambi austriaci durante la seconda guerra mondiale nel 1943), Malick si dimostra a suo agio anche con un soggetto decisamente più lineare rispetto a Knight of Cups o Song to Song: la narrazione non modifica in effetti di una virgola le intenzioni del suo cinema più estremo, fatto della costante sensazione di percepire cose e situazioni come se fossero argomento di una preghiera sussurrata. Le voci fuoricampo, coerenti con la piega più narrativa del film, si fanno in qualche modo “diegetiche”: dopo un incipit astratto in cui sentiamo i due protagonisti sussurrare pensieri sull’amore e sull’equilibrio delle cose nella piccola Radegund immersa in una radura verde e spettacolare, le voice over diventano quasi esclusivamente le lettere che l’uno manda all’altra e viceversa, poiché per il suo credo Franz viene costretto ad allontanarsi dalla moglie. Come sempre in Malick, jump cut e steady cam grandangolare regnano sovrani, a privare la camera da presa della sua connaturata pesantezza; come sempre in Malick, in A Hidden Life siamo in grado di svolazzare fra gli sguardi, i gesti e i paesaggi, in costante stato di estasi. Gli accadimenti sono selezionati e cesellati dal montaggio secondo un ordine emotivo ancor prima che narrativo, poiché orientati a consegnare allo spettatore il cuore pulsante della vicenda, e il modo in cui è vissuta dai suoi personaggi. In questo caso specifico è la Storia ad assumere per la prima volta dopo tanto tempo (The Thin Red Line) un ruolo centrale nel film: le ragioni della patria si scontrano con le ragioni interiori, della fede, e il film diventa un film di guerra (interiore!) concentrato sullo scontro di queste due agguerrite fazioni. La coerenza storica non è mai abbandonata, neanche quando il film si fa estremamente ondivago e onirico, e salta da lui a lei nella speranza di proporre a livello emotivo lo scambio di lettere dei due sposi innamorati. La presenza di alcune riprese di repertorio completa infine il quadro di questo Malick “atipico” che è forse un po’ più digeribile per i detrattori di To The Wonder ma che è ancora orgogliosamente portavoce di un cinema estremo che amplifica lo spirito piuttosto che la ragione, il sentimento piuttosto che il meccanismo narrativo, fino a risultare totalizzante e completamente annichilente, nonché commovente come pochi altri Autori oggi. Un film minore di Malick è comunque un film sopra la media per la produzione cinematografica contemporanea: dunque, senza troppi problemi, possiamo dire che A Hidden Life è un film grandioso.

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