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Le ali della libertà

Regia di Frank Darabont vedi scheda film

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La recensione su Le ali della libertà

di supadany
10 stelle

Uno dei film più amati dal pubblico negli ultimi vent’anni, tratto da un libro di Stephen King, ambientato tra le mura di un carcere, ma diverso dai film appartenenti a questo genere, soprattutto è in grado di stabilire un contatto particolare e profondo con il pubblico - almeno con me è stato così - immergendo lo spettatore all’interno della vicenda per le due ore abbondanti di durata.

Andy Dufrasne (Tim Robbins) arriva in prigione dopo essere stato condannato per il duplice omicidio della moglie e dell’amante di lei, pur professandosi innocente.

Qui conosce un uomo di colore (Morgan Freeman) con il quale instaura una felice amicizia, mentre gli anni passano, alcuni uomini vengono liberati (ma sarà vera gloria?), altri muoiono e il Direttore del penitenziaro entra in giochi sporchi aiutato proprio da Dufrasne che, da ex bancario, sa bene come muoversi in certi ambiti.

Intanto, dietro all’apparenza tranquilla, Andy sta escogitando un piano per far(si)e giustizia.

 

 

La storia è altamente stimolante ed epidermica, la voce fuori campo, utilizzata spesso e volentieri, funziona assai bene per impreziosire le sfumature della vicenda (direi che “ti culla”), mentre Frank Darabont riesce a essere estremamente scorrevole nella narrazione, non mancando comunque di evidenziare tanti passaggi che suggeriscono il sorriso, la soddisfazione, o il senso di profonda ingiustizia.

Ma soprattutto è un film vitale, confezionato con abilità e tocco professionale (Roger Deakins alla fotografia è un consolidato must), che riesce a toccare punte molto alte (il rewind sulla fuga, la dipartita di Brooks, ma ce ne sarebbero almeno un’altra mezza dozzina di evidenziare) parlando con l’anima (e al cuore dello spettatore), ottimamente rappresentata da due attori in stato di grazia e uniti da una complicità consolidata.

E anche il finale è quello che serve per rendere giustizia, in tutti i sensi, magari in altri ambiti sarebbe potuto sembrare solo banale, ma qui è esattamente ciò che serve.

Dunque, questo “The shawshank redemption” è un film insolito ed affascinante, in grado di fermare il tempo per oltre due ore, catturando lo spettatore in una ragnatela narrativa molto articolata e illustrata come raramente si vede fare oggi al cinema.

Non sarà un capolavoro in senso stretto, ma è indubbiamente un film ammaliante, di grandissima presa.

 

Frank Darabont

Notevolissimo nella gestione del racconto e dei tempi scenici.

Scorrevole, ma anche incisivo quando occorre (direi spesso).

Tim Robbins

Davvero notevole, qui nel suo periodo di maggior spessore (ricordo anche "Mister Hula Hoop" in quegli anni). Bravo a fornire le giuste sfumature al suo personaggio, espressione un pò titubante ed insicura, ma la realtà è un'altra.

Morgan Freeman

Pacato, mite, rassicurante, un bel ruolo e un'interpretazione brillante.

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