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Tom Jones

Regia di Tony Richardson vedi scheda film

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La recensione su Tom Jones

di LorCio
10 stelle

«Puttaniere!». «Figlio di puttana!». «Pezzente!» «Schifoso!». Non è esattamente il turpiloquio a colpire in Tom Jones, ma l’idea, fortissima, che per raccontare un romanzo di formazione, fondato essenzialmente sul piacere del sesso e sulle ipocrisie dell’aristocrazia inglese, non si debba ricorrere alle perifrasi e alle moine tipiche del cinema in costume caro proprio agli inglesi. Il merito va spartito tra la scrittura armonica, spudorata e frammentaria di John Osborne e la regia scattante e spavalda, all’interno di una confezione impeccabile, di Tony Richardson, entrambi premiati con l’Oscar. Puro free cinema inglese, Tom Jones presenta personaggi che ammiccano al pubblico o ricapitolano per non far perdere il filo, situazioni che s’interrompono in beffardo nome del buon gusto che si conviene ad un film (tutte le scene di sesso si fermano ai baci tra il protagonista e la donna di turno oppure sfociano in immagini allusive come i fiori che sbocciano), scene e caratteri quasi da film comico (le cavalcate velocizzate, i servi che origliano, il finale “in extremis”; il mister Western di Hugh Griffith, sua sorella Edith Evans o il Lord Fellamar di David Tomlinson).

 

 

Tuttavia sotto l’apparenza di uno scanzonato romanzone brillante (tratto dall’opera di Henry Fielding), puntellato dalle musiche ironiche di John Addison, c’è il peregrinare sostanzialmente inquieto di un ragazzo che viene costantemente accreditato come il bastardo usurpatore di qualunque virtù, che non conoscendo le proprie radici è costretto a crearsene delle altre in figure carismatiche (il mister Allworthy di George Devine) e cerca perdutamente nell’amore l’ancora di salvezza (la Sophie di Susannah York) e nel sesso un imprevisto, dolce e dissoluto sollazzo o un modo per scampare alle difficoltà (tutte le donne del film ne decantano la straordinaria bellezza e l’indiscutibile fascino). Personaggio memorabile che rappresenta benissimo l’anima anarchica del free cinema, la disinvolta emancipazione della swinging London e un presupposto della contestazione di là a venire, Tom Jones è incarnato da un Albert Finney meraviglioso.

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