Espandi menu
cerca
La mia vita con John F. Donovan

Regia di Xavier Dolan vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Malpaso

Malpaso

Iscritto dal 15 giugno 2014 Vai al suo profilo
  • Seguaci 3
  • Post 1
  • Recensioni 246
  • Playlist 5
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su La mia vita con John F. Donovan

di Malpaso
6 stelle

Un pastiche melodrammatico incompiuto, ma apprezzabile.

La recensione che segue la trovate anche sul mio blog.

 

La differenza tra l’essere reali e l’essere finti, tra il vivere e il nascondersi per la paura di farlo. Nelle intenzioni, questo è il tema attorno al quale ragiona La mia vita con John F. Donovan, settimo film dell’enfant prodige Xavier Dolan, regista canadese di appena trent’anni.

 

Nelle intenzioni, appunto. Perché l’autore osa tantissimo, riempie il suo lavoro di spunti che, per la maggior parte, rimangono abbozzati e, soprattutto, sviluppa male il filo centrale del racconto: il rapporto tra il fan bambino e la star hollywoodiana in ascesa. La mia vita con John F. Donovan racconta infatti l’infanzia difficile di un aspirante attore, il quale trova la forza di andare avanti unicamente nella corrispondenza epistolare che pare intrattenere con il suo idolo, Donovan. Quindi la narrazione si sviluppa su due piani paralleli, ovvero le vite di queste due persone; peccato che la loro relazione sia totalmente impalpabile, se non per il fatto che il bambino la rivendichi più volte lungo lo svolgimento della trama.

 

Ovviamente l’opera ha i suoi pregi se dissezioniamo le due parti che la compongono. Per esempio, ben ritratta è la solitudine dell’uomo all’interno dello star system, nonostante si tratti di un tema che odora di già visto. Purtroppo però, quasi tutto appare approcciato in maniera superficiale: dalla banalità di una storia che avanza a colpi di cliché e battute pronte ad essere ritagliate come massime filosofiche alla costruzione dei personaggi, di cui si salva solo il Donovan interpretato da un Kit Harington dallo sguardo spento, adatto per il ruolo. Infatti, quando si ha un cast che vanta nomi quali Natalie Portman, Susan Sarandon, Kathy Bates e Michael Gambon, è triste vedere delle interpretazioni a malapena discrete, figlie di una gestione degli attori caotica, di scene corali mal orchestrate e, soprattutto, di una sceneggiatura debole: molti personaggi hanno trasformazioni affrettate o totalmente inverosimili, mentre lo stesso protagonista non viene sviluppato e sviscerato con la profondità che sarebbe servita.

 

Se a tutto ciò si aggiunge lo stile di Dolan, che di certo non ha paura di essere audace, il pastiche melodrammatico è servito: il regista gioca molto sui primi piani legati ad uno script a tratti melenso, mentre fa ampio uso di musica pop ed altri stilemi kitsch che in alcune occasioni, purtroppo, fanno scivolare La mia vita con John F. Donovan ai limiti del ridicolo. L’autore di Montréal farcisce la pellicola dei suoi tipici temi, dall’omosessualità al rapporto complicato con la madre, ma in particolare ad interessargli è mostrare la differenza sostanziale tra il bambino ed il suo idolo: la possibilità di essere veri. Donovan non riesce ad esserlo, non si accetta per quello che è. Così, da un punto di vista cinematografico, assume senso la scelta di rendere quasi inesistente il rapporto della star con il bambino, attestato solo da delle lettere (delle quali Dolan non tiene neanche tanto a confermarne la veridicità); quindi l’esistenza stessa di Donovan, dal punto di vista dello spettatore, viene messa in dubbio.

 

La mia vita con John F. Donovan ha comunque la forza di una marcata impronta registica che, anche quando sbaglia la mira e realizza un’opera con degli evidenti difetti, offre un’interessante riflessione sull’essere umano dietro la maschera, della necessità di conoscere se stessi e di accettarsi. Dolan, attraverso la sempre facile metafora del mondo dello spettacolo, ha messo in scena il dissolversi di un uomo che è stato tante versioni diverse di sé, l’amante, il figlio, la celebrità, e che ha finito per perdere di vista se stesso. Poco importa che questo risultato sia frutto di un processo creativo inconsapevole.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati