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Caro diario

Regia di Nanni Moretti vedi scheda film

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La recensione su Caro diario

di Gangs 87
8 stelle

Nanni Moretti è uno di quei registi che, senza un motivo specifico, ho cercato sempre di evitare. Ma devo anche ammettere che sono rimasta poi sempre affascinata o in qualche modo colpita da ogni sua pellicola che ho visto. Sono state per me sempre motivo di riflessione, e questo mi piace.

 

Una sera, facendo zapping, incappo in quello che sembra essere considerato uno dei capolavori del regista, se non il “capolavoro assoluto”, allora mi fermo a guardarlo, credendo di finire annoiata da lì a poco e con l’indomabile istinto di cambiare canale e invece, anche stavolta, resto catturata.

 

Mi piace l’idea della messa in scena. Ho sempre apprezzato la suddivisione in diverse parti di una pellicola, il senso di compiuto che trasmettono le storie che nascono e finiscono nel periodo intermedio tra l’inizio e la fine di una pellicola, è impareggiabile.

 

Moretti, unico narratore, come quasi sempre nei suoi lavori, crea una sceneggiatura frammentaria ma concreta, laddove ogni frase, ogni gesto, seppur sconnesso dal contesto, finisce per avere un senso perché tutto è collocato in un amalgama di cose che non devono per forza essere unite da un filo logico; considerando poi che anche i titoli di suddivisione delle parti in cui Moretti decide di dividere la pellicola, sono così generici da lasciare aperti voli di fantasia; se riuscite poi a farvi trascinare dalla musica, allora il gioco è fatto.

 

In vespaMoretti sulla sua fedele e amatissima Vespa, ci porta in giro per Roma. Attraversa i quartieri semivuoti della capitale in estate, ci parla di cinema, dei film, ci lascia entrare con lui nelle sale vuote che proiettano film stranamente osannati dalla critica, laddove anch’essa (la critica) finisce nel mero giudizio del regista che ci regala inquadrature paesaggistiche avvalendosi di campi lunghi e suggestivi. L’ultima sequenza, ampia e lunghissima, sul lungomare di Ostia con l’ultima inquadratura sul monumento eretto in onore di Pasolini, laddove fu brutalmente assassinato,  è pura poesia.

 

Le isole – Alla ricerca della pace necessaria per concludere le idee sul suo prossimo film, il regista trentino, passa da un’isola all’altra delle Eolie. Ci piace il modo in cui racconta e ci mostra le differenze che le caratterizzano; non mancano anche qui ragionamenti e considerazioni sulla vita e sull’evoluzione dell’uomo in generale. Lo scenario comunque distrae non poco e spesso lo spettatore finisce per lasciarsi trasportare nelle paesaggistiche inquadrature, ammalianti.

 

Medici – Nell’ultimo capitolo che poi è sostanzialmente quello più intimo, capiamo due cose: 1) che Moretti ha messo in scena tutto quello di cui sopra per farci abituare alla sua figura, per farci in un certo qual modo affezionare a lui; 2) che ci tiene, il caro Nanni, a mostrarci la parte più umana di se stesso. Si denuda davanti a medici, ci filma la sua terapia, ci rende “parte del gioco” affinché nessuno sia più in grado di voltare lo sguardo. E posso dire che alla fine ci è riuscito, ora non vedo l’ora di recuperare altri suoi film perché quella strana e inspiegabile che provavo verso di lui si è trasformata in una sorta di ammirabile simpatia.

 

Nonostante i tre capitoli siano indipendenti l’uno dall’altro è ben chiaro che alla fine qualcosa che li tiene insieme ci sia. La passione per la settima arte che Moretti lascia trasudare in questo film. Ci trasmette l’amore che ha per il suo mestiere che svolge perché prima di ogni altra cosa, è un cinefilo appassionato.

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