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Operation Chromite

Regia di John H. Lee vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Operation Chromite

di alan smithee
4 stelle

A seguito dell’invasione della Corea del Sud da parte di quella del Nord, nel 1950 gli Stati Uniti, su segnalazione dell’Onu ed in pieno clima da guerra fredda che si creava in quegli anni tra le potenze dell’Est e quelle dell’Ovest del nostro globo, decidono di intervenire, inviando in loco truppe e navi sotto il comando del valido, carismatico ed efficiente generale Douglas MacArthur.

Assieme ad otto coraggiosi membri dell’esercito coreano appena invaso, il gruppo si organizza per cacciare il nemico, dando vita e premesse a quella che passerà alla storia come la vittoriosa battaglia di Incheon, altrimenti conosciuta come “Operation Chromite”.

Produzione coreana di un certo livello e budget, diretta dall’esperto in film di guerra John H. Lee, il film non lesina immagini e ricostruzioni di un certo impegno scenografico e connota un certo dispendio di mezzi, e coinvolge - con la sua efficace fotografia pastosa a colori tenui, le sue ricostruzioni d'ambiente piuttosto minuziose - un variegato cast in molta parte composto da attori noti in Corea, e la star americana Liam Neeson, attore da anni molto prolifico, perfettamente a suo agio nel campo d’azione tattico-marziale, e credibile, almeno fisicamente, nei panni del celebre e scaltro generale Usa.

Poi la vicenda certo si perde, in più occasioni, in sbrodolamenti sentimentali e sotto-storie melodrammatiche che si alternano all’evoluzione delle premesse che porteranno al successo dell’intervento americano.

Tra le più emblematiche e significative in tal senso, citerei le scene che vedono la nostra indomita eroina femminile coreana sempre impegnata in urla strazianti che un po’ forse coinvolgono, inizialmente, ma presto si trasformano in un ripetitivo e fastidioso refrain, tendenziosamente diretto e strumentale a creare facile pathos foriero di facili consensi da parte di un pubblico più proteso a farsi prendere dalla vicenda umana che dal complesso contesto storico, indubbiamente interessante, non poi così noto al pubblico indistinto, relativo ad una guerra a noi molto distante, ma non per questo meno importante in termini di sacrifici e dispendio di vite umane..

E quanto al MacArthur, lo stesso Neeson è costretto, principalmente da ragioni strategicamente connesse allo sbroglio incauto della sceneggiatura, a perdersi in discorsi formali stracolmi di enfasi, se non retorica patriottistica di stucchevole effetto, soprattutto quando condita senza ritegno né mezze misure, da uno sfarzo di luoghi comuni che non aiutano certo a salvare questa in fondo lodevole – almeno nelle intenzioni - media produzione coreana più interessante sulla carta, che concretamente sullo schermo.

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