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Il raggio verde

Regia di Eric Rohmer vedi scheda film

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La recensione su Il raggio verde

di Peppe Comune
8 stelle

Delphine (Marie Rivière) è una ragazza sola e sensibile. Durante le ferie estive non sa decidersi dove e con chi andare in vancanza. Si sente inadeguata in ogni luogo si trovi e le persone che gli stanno vicino parlano lingue diverse dalle sue. Parte e ritorna a Parigi, riparte e poi subito ritorna di nuovo nella metropoli. In momenti e luoghi diversi, trova per caso due carte da gioco. Potranno significare qualcosa.

"Il raggio verde" (Leone d'oro a Venezia) di Eric Rohmer, il quinto della serie commedie e proverbi, è un film che aderisce profondamente alla quotidianità della vita, con un approccio che fa leva sulla spontanietà dei dialoghi a ruota libera e sulla semplice gestualità degli occhi e dello spirito di Delphine, uno dei personaggi femminili più belli e complessi dell'intera filmografia dell'autore francese. "Il raggio verde" è la storia di una ragazza che si mostra inadatta a convivere pacificamente lo spazio con altre persone e che ha scelto la solitudine come uno stile di vita, dandosi come regola quella di lasciarsi coinvolgere emotivamente solo quando scorgerà nell'altro una reale e profonda adesione sentimentale. Altrimenti, mai si gettarà in avventure "stagionali" e mai dedicherà più del tempo dovuto ad incontri occasionali, rischiando di accrescere così il senso della propria solitudine. Non che attui questa scelta consapevole senza patemi, con piena padronanza delle sue azioni, tutt'altro. Delphine è continuamente triste, agisce così perchè è istintivamente portata a ritenerla la cosa più giusta da fare, ma essa stessa è alla ricerca del senso vero della sua condizione esistenziale, di qualcosa che dia dei contorni precisi alla problematicità dei suoi sentimenti. Il suo girovagare continuo ci restituisce appieno il senso di questa sua ricerca interiore, dell'insopportabile incapacità di lasciarsi trasportare dal disinteressato flusso delle cose che accadono con inconsapevole casualità. Delphine osserva le persone che la circondano, ci parla continuamente e si carica addosso tutto il peso della loro superficialità, della leggerezza con cui affrontono le loro cose, che gli sembrano non portare da nessuna parte, durare il tempo di una giornata, essere tristemente improduttive perchè semplicemente frutto di un legame fino a se stesso. La sua profonda inadeguatezza nasce dal fatto di non saper essere così e, di fatto, il peso della sua solitudine accresce di grado ogniqualvolta tenta di corrispondere alla voglia degli altri di vederla lasciarsi andare senza soverchi problemi, quando abbandona il corpo in balia delle onde. Delphine non soffre affatto di solitudine che è una cosa "devastante, ma allo stesso tempo riesce a serbare in te stessa una certa purezza, perchè così non disperdi quel poco di energia che hai dentro. Continui a sognare e ad aspettare, ma è meglio vivere sognando un ideale che adattarsi ad una mediocre realtà e perdere ogni speranza". Così aspetta Delphine, finchè dei segni non giungono a disegnargli un ipotetico percorso da seguire, che la portono per caso ad ascoltare quanto dicono delle persone che, a proposito di un racconto di Jules Verne, stanno parlando dell'ultimo raggio del sole che tramonta, il raggio verde, e del fatto che chiunque lo vede può riuscire a leggere nei propri sentimenti e in quelli degli altri. E' proprio quello che ci vuole per Delphine, guardare lontano e immaginare di marcare definitivamente la linea di confine tra la maturità e la superficialità, la verità durevole di un sentimento sincero e la fallacità di un emozione occasionale. "Il raggio verde" è un grande film, uno dei più emblematici dell'intera poetica di Eric Rohmer il cui cinema ha impronta tipicamente letteraria, sorretto dalla parola, che scuote l'intelligenza e nutre le emozioni con la stessa banale istintività con cui si ricosce il sentimento dell'amore. Con la maestria dei grandi.

 

Marie Rivière

Il raggio verde (1985): Marie Rivière

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