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Happy End

Regia di Michael Haneke vedi scheda film

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La recensione su Happy End

di mm40
7 stelle

Una donna è in ospedale in fin di vita, investita da un'auto pirata. La figlia 13enne Eve va a vivere dal padre, ex marito della donna, che sta in un'immensa e lussuosa villa a Calais insieme al padre Georges, fresco vedovo aspirante suicida, alla sorella Anne, che ha preso le redini della ditta di costruzioni di famiglia, e al figlio di quest'ultima Pierre, ribelle e nevrotico.

 

L'affresco di Happy end mira a distruggere - ridicolizzandola - l'idea di famiglia o ciò che ne rimane nel ventunesimo secolo. Il patriarcato è finito, la donna manager-padrona-dittatrice è il presente, ma il futuro bussa alle porte ed è incerto, rumoroso e, oltre ogni dubbio, nero di colore. Un'altra opera magistrale per Michael Haneke, regista che ha fatto della sobrietà e del minimalismo la sua cifra stilistica, sceneggiatore apparentemente distratto, in realtà di una precisione e pulizia maniacale: la sua costruzione narrativa è carente di snodi focali, si dipana schivando con attenzione le scene madri (da antologia il mancato finale, o meglio: il finale che punta il dito verso la luna - la tragedia di un anziano depresso e solo - smarcandosi dal dito della gioventù digitale, troppo impegnato a invischiarsi nella realtà virtuale per accorgersi di quanto sia vera, urgente quella concreta) e sembra scarseggiare di elementi basilari; eppure piano piano la trama si ricostruisce sotto gli occhi dello spettatore, incollando i frammenti della storia sulla scena ai non detti e ai sottintesi che ne stanno al di fuori. La principale nota di merito di questo film sta nell'aver richiamato l'impeccabile Jean-Louis Trintignant sul set, che l'87enne attore francese aveva abbandonato ormai da oltre un decennio, eccezion fatta per un titolo solo: Amour (2012), cioè il precedente lavoro di Haneke. Un sodalizio non scontato, ma assolutamente funzionale: tant'è vero che in una scena sorge perfino il sospetto che questa pellicola rappresenti il sequel di quella prima. Ma tutto il cinema di Haneke è consequenziale sul piano logico, a partire dai nomi dei suoi personaggi: per l'ennesima volta ritornano qui infatti Anne e Georges; come in Amour e altrove (La pianista, Il tempo dei lupi) ritroviamo Isabelle Huppert; come di consueto il commento musicale viene azzerato e la titolazione ridotta all'essenziale. Fra gli altri interpreti, tutti azzeccati: Mathieu Kassovitz, Fantine Harduin, Franz Rogowski e Laura Verlinden. 7,5/10.

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