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Satantango

Regia di Béla Tarr vedi scheda film

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La recensione su Satantango

di Stanley42
10 stelle

"Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo". Da questa riflessione prende avvio il capolavoro di Bela Tarr, opera cardine del cinema contemporaneo e tour de force senza eguali.

scena

Satantango (1994): scena

 

"Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo [...] Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l'una all'altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose a venire? Dunque anche se stesso?"

Cosi parlò Zarathustra

 

Satantango è la somma espressione derivata dall'unione di due concezioni del mondo speculari: il romanzo di László Krasznahorkai e l’adattamento di Béla Tarr partono e ritornano necessariamente al pensiero del filosofo che nel Novecento ha scolpito l'epitaffio sulla pietra tombale dell’umanità.

E’ nel solco dell'eterno ritorno esposto da Nietzsche che si pone l'opera che segnerà il punto di arrivo di un’intera carriera artistica. Un film-universo che è già in sé una maratona, una pellicola titanica che diventa parte dello spettatore, prendendo il sopravvento sulla vita reale come solo i film di Béla Tarr, riescono a fare. Una sfida su tutti i fronti all'impero dei prodotti hollywoodiani e in generale a tutte le forme della narrazione cinematografica: rapida, superficiale e di facile consumo.

 

Con le sette ore e mezza di Satantango Tarr si decide ad imboccare la strada dell'outsider. Si potrebbe definire come il racconto di un falso profeta deciso a privare l'umanità del poco che le è rimasto, offrendo al suo posto distruzione e miseria. La pellicola ricalca la struttura circolare e la suddivisione in capitoli del libro, i quali corrispondono a lunghe sequenze dal punto di vista dei diversi gruppi di personaggi; perciò, nonostante l'unità di fondo dell'opera, gli episodi mantengono una certa autonomia, come racconti paralleli che si intrecciano nello stesso sciagurato destino. I personaggi di Krasznahorkai rappresentano le varie categorie umane e sociali, a formare una comunità che rispecchia il mondo reale. Tarr porta sullo schermo i loro gesti e le loro parole in modo piuttosto pedissequo, ma lo fa dilatandone i margini temporali, lasciando che ogni azione si evolva in modo naturale, mantenendo spesso uno sguardo statico su una realtà che cambia quasi impercettibilmente.

 

Il tempo in Satantango è il tempo della morte e della catastrofe: come in un mondo che ha sempre vissuto al rallentatore, limitandosi a osservare la vita che passa, l'inesorabile dissoluzione morale ci scorre davanti nella sua gravosa lentezza, attraverso i volti inerti degli attori - quasi tutti non professionisti - e le ambientazioni sempre più desolate, ormai del tutto distaccate da ogni concretezza storica e geografica.

La tela del ragno è la metafora che fa da contrappunto alle trame intessute dagli antieroi di questa miseranda epopea che, nel suo essere fisicamente provante, ha ottenuto con merito lo status di esperienza visiva fuori da ogni canone.

 

Sotto un cielo plumbeo, l'abbandono della fattoria da parte del suo ultimo bene materiale - una mandria di vacche - è l'evento che scatena le vicende di una comunità ai confini del mondo. Le prime luci dell'alba e un suono distante di campane svegliano Futaki come un oscuro presagio: la notizia dell'imminente ritorno di Irimiás e Petrina, creduti morti da tempo, manda all'aria il suo piano di fuga assieme a Schmidt e agli ultimi risparmi collettivi; viene così spezzata anche la monotona assenza di direzione nelle vite di questo villaggio, fatte di sguardi indiscreti dietro le tende e di meschini sotterfugi destinati al fallimento.

Ed è qui che il diavolo si paleserà in due diverse forme, prima delle quali l'alcool, l'oblio etilico che porterà al sacrificio della piccola Estike. È proprio lei la vittima del primo inganno, parallelo a quello che subirà la comunità intera per mano di Irimiás: come il gatto e la volpe di collodiana memoria, il fratello maggiore la convince a sotterrare i suoi risparmi affinché cresca un albero di monete. Per imitazione dei continui soprusi da parte degli adulti, Estike esercita un'inconsapevole vendetta sul suo gatto, l'unico sul quale può avere la meglio. In una delle sequenze più strazianti della storia del cinema, dopo averlo intrappolato in una rete lo costringerà a bere da una ciotola di latte avvelenato, assistendo - e lo spettatore con lei- alla sua lenta agonia. Svelato l'inganno del fratello, Estike si aggira sperduta nei sentieri che la porteranno alla finestra del pub, dove gli adulti danzano in un'orgia di ubriachezza.

 

Nel mentre, è una donna che ancora una volta invita alla redenzione prima dell'Apocalisse: nel libro la signora Kráner, durante il tango peccaminoso, "si chiedeva soltanto perché il giudizio era così lento a venire: dov'era il fuoco infernale che li avrebbe sicuramente distrutti tutti? 'Cosa stanno aspettando lassù? Come possono guardare giù, a questo covo ribollente di malvagità uscito fuori da Sodoma e Gomorra eppure non fare nulla?' Poiché era così sicura che il giudizio era imminente, attese con ancor più impazienza per il suo momento di giudizio e assoluzione". Solo Estike nella sua innocenza vede e comprende, e si dirige verso la propria fine, un viaggio estremo che la porta lontano da tutto e tutti, nella speranza di una redenzione finale. Con la carcassa del gatto sottobraccio ingerisce una manciata di veleno, si sdraia a terra, si sistema i capelli e distende il vestito. Il narratore a questo punto entra per noi nei pensieri di Estike, che prima di spirare capisce che tali avvenimenti non sono casuali, "ma c'era un indicibile e magnifico significato che li legava". Ancora una volta, il silenzio che accompagna la dipartita è quello di un vuoto cosmico, una voragine ancora invisibile ai responsabili.

 

Sarà Irimiás, il diavolo nella veste di predicatore, a stabilire un contatto diretto con le loro coscienze, incoraggiandoli a ripartire da un evento così atroce e imperdonabile verso una prospettiva di vita tutta nuova. Al vecchio podere di Almás, con l'intero capitale della comunità si può costruire un futuro dove tutti avranno un posto: un'illusione che nel mondo reale ci ricorda la promessa mancata del comunismo, verso cui lo stesso Tarr è sempre stato tremendamente critico. Con la seduzione della parola egli prosciugherà le ultime risorse e speranze della comunità, rimandando la loro rinascita ad un domani che non giungerà mai. Così anche il risuonare di campane non apparirà più come un incoraggiamento, ma per quello che è realmente: il delirio di un pazzo o di un impostore, facendoci comprendere che qualunque segno avrebbe comunque condotto all’inesorabile catastrofe.

 

"Il cerchio si chiude", recita il titolo dell'ultimo capitolo del romanzo. Béla Tarr va oltre, sbarrandolo prepotentemente in un'immagine che rimanda direttamente alla scena iniziale del film: a colpi di martello e chiodi, il dottore si estrania dal mondo esterno, la luce della finestra scompare trave dopo trave; solo ora egli può assumere il ruolo di narratore, ricominciando dalle stesse parole del principio e aprendo un nuovo ciclo nel solco dell'eterno ritorno.

 

Con tre anni di lavorazione e non pochi ostacoli relativi alla sua distribuzione, Béla Tarr e i collaboratori di sempre danno vita a un capolavoro in grado di cambiare la percezione del tempo e della sua relazione con la materia filmica. E’ naturale dunque che nel corso degli anni Satantango sia divenuto un cult per le comunità cinefile di tutto il mondo.

Ciò è dovuto al sovvertimento di ogni standard, all'aver portato alle estreme conseguenze l'utilizzo del tempo come elemento narrativo a se stante, senza che ci sia per forza un qualche sviluppo di trama. Un'opera definitiva, oltre la quale sarà impossibile spingersi per tutto il cinema successivo.

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