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Il gusto del saké

Regia di Yasujiro Ozu vedi scheda film

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La recensione su Il gusto del saké

di alan smithee
8 stelle

locandina

Il gusto del saké (1962): locandina

LE STAGIONI DI YASUJIRO

Sposarsi e lasciare la casa paterna con genitore anziano e vedovo, o restare single per garantire un quieto e regolare vivere a ciò che resta della famiglia dopo la morte della moglie e madre?

L'anziano Hirayama non vuole che la figlia si sacrifichi a favore della sua famiglia d'origine, senza costruirsene una propria, ma costei, l'ostinata Michiko, è troppo orgogliosa e responsabile per abbandonare un padre sensibile e disorganizzato, ed un fratello poco responsabile e molesto che non sa badare alle faccende di casa.

Alla fine Michiko finirà per cedere alla tentazione del matrimonio, e suo padre, pur in compagnia dei suoi arzilli e spiritosi amici coetanei, si predisporrà con deliberata rassegnazione ad un futuro di solitudine che contraddistinguera' la sua stagione terminale.

locandina

Il gusto del saké (1962): locandina

 

Le stagioni sono sempre al centro della narrazione di Yasujiro Ozu, intese sempre come qualcosa di definitivo e non ciclico come quelle metereologiche in cui viene suddiviso l'anno solare.

Ozu rielabora la sua storia, che è pur sempre la stessa, ma sviluppata ogni volta su sentieri e risvolti collaterali che alimentano nuove sfaccettature, specifiche sfumature di sentimenti e sensazioni che aiutano a rielaborare i concetti sotto aspetti più maturi e già ampiamente collaudati.

Shima Iwashita

Il gusto del saké (1962): Shima Iwashita

scena

Il gusto del saké (1962): scena

 

Il gran regista amplia quindi la sua visuale su tematiche già trattate, ma in perenne evoluzione, adeguandosi al tempo che passa, al progresso che avanza, introducendo o ampliando nuove argomentazioni come la sempre più irrefrenabile tentazione consumistica, ormai appannaggio di ogni classe sociale, avvinte tutte dalle chimere di stampo occidentale verso cui Ozu ha sempre guardato con la curiosità di un bambino goloso e completamente rapito che non riesce a dire di no.

Gli attori cari a Ozu ritornano pressoché tutti e puntuali, e la magia unica di questi set ovattati nei colori patello e saturi di sentimento genuino e schietto, si ripete per la 54° ed ultima volta, dato che il regista troverà purtroppo la prematura morte pochi mesi dopo, nel 1963, a seguito di un tumore alla gola.

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