Espandi menu
cerca
Addio mia concubina

Regia di Chen Kaige vedi scheda film

Recensioni

L'autore

vicky13

vicky13

Iscritto dal 16 febbraio 2012 Vai al suo profilo
  • Seguaci 18
  • Post -
  • Recensioni 41
  • Playlist 4
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Addio mia concubina

di vicky13
8 stelle

La mia forza sradica montagne,
famoso è il mio coraggio
In tempi di sciagura ,
il mio destriero è con me
Se esso non fugge,
che posso io fare?
E la mia concubina
Che sarà di lei?
 
E’ il canto corale che risuona all’infinito ,
 fra i giovanissimi adepti del teatro dell’Opera di Pechino
e che accompagnerà per tutta la vita i due giovani attori,
i quali,  non si lasceranno mai fino alla fine ,
 perché come si dice nel film ,
“nessuno è arbitro del proprio destino”.
 
 Io che son fanciullo per voler della natura, donna non sono, né donna mai sarò.
 
I due giovani attori , formatesi e cresciuti nell’Opera di Pechino, affermatisi e divenuti popolarissimi attraverso la loro interpretazione nel ruolo del Re e della Concubina (dato che nella scena del teatro cinese allora le donne non erano ammesse) finiscono a tal punto per calarsi nelle diverse  identità  sessuali, da essere divisi, quando il “Re” prende per moglie una ragazza di vita , la più bella fra tutte nella “Casa Fiorita”, la prostituta Juxian, interpretata dalla bravissima Gong Li, attrice cinese molto famosa in Occidente (Sorgo Rosso,  Lanterne Rosse di Zhang Ymou ,  2046  di Wong Kar-wai ).
 Il film affascina e cattura per le folgoranti scenografie che ricordano da lontano, “L’ Ultimo Imperatore” e per la fotografia.
 Oltre ad essere,  una storia d’amore, il film è anche un pezzo di cultura cinese, in primis, l’Opera di Pechino con i suoi affascinanti rituali, con i suoi vocalizzi cantati, con le sue leggi crudeli , è inoltre una fetta di storia, dagli ultimi anni dell’ Impero alla fine della Rivoluzione Culturale, è denuncia contro l’orrore di un sistema che  spinge continuamente e metodicamente al tradimento, è denuncia contro  la violenza e l’arbitrarietà della Rivoluzione Culturale, è una complessa ed interessante analisi dei ruoli sessuali e delle condizioni che portano ad una identità sessuale piuttosto che ad una altra, dove, bravissimo è Leslie Cheung, nel ruolo lirico e patetico della concubina.
A parer mio, però, a prescindere da tutto questo, il film è soprattutto un film d’amore; amore fra Douzi (la fedele concubina, in arte  Yu Ji) e Shitou (l’Imperatore, in arte Xiao Yiu ), una grande storia d’amore, che non viene, nel film, mai narrata , un amore talmente forte che spinge al suicidio, perché negato, dove vita ed arte hanno coinciso a tal punto da annullarsi e confondersi l’una nell’altra. Le sofferenze, i tormenti psicologici di Douzi, La Concubina,  si perdono, e non vengono nemmeno descritti, individuo nel flusso della Storia dell’ Umanità, esplodono solo alla fine per un tormento tanto celato, lungo una vita intera che altro non può attendere, che nulla può tacere ancora e che tanto ha atteso se non quel momento, quel momento in cui realizzerà il suo sublime sogno, il suo più grande desiderio: morire come Yu Ji , sotto gli occhi del suo amato Signore.
Se la vita e la Storia li avevano  tanto divisi, l’arte, no, mai!
Ecco, l’unico modo di Douzi per ricongiungersi per sempre all’amato Shitou.
(il cui suicidio della recita, si concretizza con un suicidio reale - nel film.)
“Ho voluto sempre essere,  You Ji!”
Ecco la verità che Douzi aveva sempre celato dentro se stesso.
(il cui suicidio della recita,  si limita ad essere, nella realtà,  anch’esso soltanto una  finzione, ma finzione di un dramma reale, vissuto, sofferto.
E che  rimane, quindi , solo  una tragica verità rivelata : un amara, ironia, per un dolore che accompagnerà La Concubina tutta la vita. - Nel libro)
 
“Il film, non è trascrizione fedele, ma  è  comunque ispirato al libro scritto da Lilian Lee, edito nel 1985 dal titolo italiano,  Addio Mia Concubina, il quale a sua volta si ispira all’ opera drammaturgica classica cinese nel tasto di Mei Lanfang (1894-1961), il più noto interprete dei ruoli femminili nel teatro dell’ Opera di Pechino, il quale lo ha scritto, basandosi sul testo antico, oralmente tramandato e sulla sua lunga esperienza personale di attore, dove labile è la linea che separa teatro e vita, percorso umano ed artistico.”
 
Io che son fanciullo per voler della natura, donna non sono, né donna mai sarò.

CURIOSITA’ “Leslie Cheung si suicida il 1 di aprile dell'anno 2003 alle ore 18.41 locali, lanciandosi dal 24º piano del Mndarin Oriental Hotel situato nel quartiere centrale di Hong Kong Island. Ha lasciato un biglietto d'addio dicendo che soffriva di depressione. Aveva 46 anni. Di carattere schietto e senza compromessi, vivace e di sentimenti delicati e sinceri, riuscì ad attrarre a sè molte vere amicizie all'interno del mondo dello spettacolo ove si trovava a operar. Leslie era bisessuale ed una volta affermò in un'intervista nel 2001 ad una rivista importante: "È forse molto più opportuno dire che sono bisessuale, a vent'anni ho avuto anche delle fidanzate" Dai  i primi anni '90 è stato d'altronde uno dei pochissimi attori d'origine cinese che hanno avuto il coraggio d'interpretar personaggi apertamente omosessuali sul grande schermo, a partire dal pluripremiato Addio MiaConcubina del 1993, dove interpreta un cantante Dan (attore della tradizione teatrale maschio che interpreta ruoli femminili) che s'innamora del suo partner di lavoro.”
 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati