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Akira

Regia di Katsuhiro Ôtomo vedi scheda film

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La recensione su Akira

di alan smithee
6 stelle

Locandina

Akira (1988): Locandina

Akira compie venticinque anni ed in occasione del suo compleanno torna nelle sale un giorno (a 10 euro, caspita! ma forse in Italia nelle sale non c'era nemmeno mai arrivato...), per farsi rivedere dagli ex ragazzi che lo amarono alla follia sul finire degli anni '80 (oggi molto spesso valorosi, resistenti, un po' disillusi ultra-quarantenni) e per mostrarsi eventualmente (e con un certo coraggioso sprezzo del pericolo) alle nuove generazioni, piuttosto smaliziate e a mio giudizio poco avvezze a calarsi nell'epoca in cui fu concepito. Akira infatti li dimostra tutti i suoi venticinque anni, già dall'inizio, quando il giovane che si avvicina per la prima volta all'anime giapponese non potrà non constatare una certa rozzezza del disegno e meccanicità del movimento dei personaggi, che molto si scontra con la sconcertante naturalezza dell'animazione odierna, magari in 3D e dalla cura quasi maniacale per il particolare. L'animazione di chi è cresciuto ad Atlas Ufo Robot e ne sente ancora a tratti la mancanza, la nostalgia quasi struggente, memoria indelebile di un passato non lontanissimo ma decisamente decorso, volato via, nel bene e nel male.

Tuttavia Akira, pur lungo e talvolta prolisso e poco chiaro, soprattutto nella seconda parte dove deve fare i conti con tutta una sotto-trama di complotti governativi e militari anche intriganti, ma un po' troppo celati e difficilmente comprensibili appieno, è indubbiamente un prodotto adulto e maturo che ci catapulta in una Tokyo post-apocalittica di un futuro che è ormai alle porte (e non era molto distante neppure a fine anni '80); un contesto post-apocalittico dove l'umanità sopravvive tra blocchi sovrapposti di cemento che mai come in questo caso possono apparire come una giungla metropolitana.

scena

Akira (1988): scena

Un territorio minato da attacchi di teppisti motociclisti, da ribelli rivoltosi contrari ad un regime di polizia che reprime ogni libertà e umana aspirazione tendendo a pretendere uniformità di comportamenti e modi di pensare. Un futuro condizionato dallo scoppio di una terza guerra mondiale che ha modificato modi di vivere e compromesso libertà personali fino a pochi decenni prima date per scontate. Intanto, tra uno scoppio ed un altro, tra un attentato e un atto vandalico, santoni e spettri di uomini dagli occhi sbarrati predicano la venuta di Akira, presenza messianica dall'aspetto indifeso e contrastante, dimensioni da bambino su tratti da anziano. Un individuo apparentemente indifeso, ma in realtà dotato di immensi ed incontrollati poteri, frutto di chissà quali esperiment segreti, che racchiude in sé l'energia di tutto il tempo che è passato, fatta di scoperte, emozioni, sensazioni e progresso, ma anche cattiverie e orrori del corso dell'esperienza umana sulla Terra: tutto ciò concentrato presso un unico piccolo essere vivente, pronto ad esplodere in tutta la sua energia micidiale ed incontrollata. Caso vuole che una maldestra compagnia di ragazzi motociclisti si imbatta su questo esserino in fuga, braccato dalla polizia e che il membro più giovane della band, Tetsuo, spesso ignorato o sfottuto dal branco, venga contaminato da questa forza misteriosa divenendo una minaccia incontrollata.

scena

Akira (1988): scena

Sarà compito di Kaneda, saggio seppur giovane capo banda, cercare di contrastare la malvagità che si è impossessata del suo amico e nello stesso tempo salvaguardarlo dalle misure marziali e repressive adottate dal governo e dai suoi aguzzini senza sentimento. Rocambolesco, concitato e confusionario, erede di una cultura cyberpunk qui solo accennata ma presente a tutti gli effetti, Akira affascina ancora, seppur a sprazzi. E' uno di quei casi in cui un remake tardivo, con le tecniche sofisticate odierne, potrebbe in effetti ridare smalto ad una trama complessa, ad una sceneggiatura che merita di essere abbinata al progresso che ora ci contraddistingue, in modo da essere servita da effetti e grafiche sofisticate che più si addicono a rendere credibile il sofisticato palcoscenico previsto dalla storia.

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